Perché il prezzo dell’argento è in calo di oltre il 40% dai massimi di gennaio?

Ufficio Studi Money.it

16 Settembre 2026 - 15:19

Dopo il record storico di fine gennaio e il crollo che lo ha seguito, l’argento continua a perdere terreno, appesantito dalle attese di un rialzo dei tassi Fed mercoledì. Sullo sfondo, un braccio di ferro tra chi vede ancora un mercato in deficit strutturale e chi, come J.P. Morgan, prevede un progressivo riequilibrio.

Perché il prezzo dell’argento è in calo di oltre il 40% dai massimi di gennaio?

L’argento spot prosegue la fase di debolezza delle ultime sedute, muovendosi in un intervallo tra i 62,8 e i 65 dollari l’oncia. Il rapporto oro/argento si attesta a 67,86, secondo FXStreet. Il fattore scatenante è lo stesso da giorni, ovvero la probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve oggi, secondo il CME FedWatch Tool, che è salita al 92,5%, dall’86,5% del giorno precedente, per effetto anche del petrolio più caro e dei dati sull’inflazione USA più solidi delle attese.

Dal record di gennaio a un ritracciamento di oltre il 40%

L’argento aveva toccato un massimo storico intraday attorno ai 121,6 dollari l’oncia il 29 gennaio 2026, al culmine di un rally alimentato da un deficit di offerta pluriennale, dalla domanda dei settori solare e dei semiconduttori e dalla scarsità di scorte fisiche a Londra. Il 30 gennaio, però, il mercato ha subito uno dei crolli più violenti della sua storia, con il prezzo che è passato da oltre 121 a meno di 70 dollari in una sola seduta, un calo del 31%, salvo poi chiudere comunque il mese con un guadagno mensile del 19%. Ai livelli attuali, attorno ai 65 dollari, l’argento tratta quindi circa il 47% sotto quel massimo di gennaio. Un ritracciamento profondo, anche se il metallo resta su livelli storicamente elevati rispetto a un paio di anni fa.

Deficit strutturale o normalizzazione?

Sul fronte dei fondamentali, le view restano divise. Il Silver Institute, in un comunicato del 10 febbraio 2026 basato sull’analisi di Metals Focus, prevedeva per il 2026 un sesto anno consecutivo di deficit di mercato, quantificato in circa 67 milioni di once, sostenuto da una domanda industriale (fotovoltaico, veicoli elettrici, elettronica) descritta come largamente anelastica rispetto al prezzo.

Di segno diverso è la lettura più recente di Gregory Shearer, Head of Base and Precious Metals Strategy di J.P. Morgan (nota del 13 agosto 2026): «Nel complesso, vediamo il potenziale per un calo della domanda solare di argento di circa il 30% quest’anno, una riduzione di circa 60 milioni di once su base annua», ha scritto Shearer, citando il destocking cinese dopo l’eliminazione degli sgravi IVA sul fotovoltaico ad aprile e nuovi dazi e restrizioni all’importazione in India.

J.P. Morgan vede una progressiva normalizzazione della scarsità fisica e stima una media di 70,6 dollari l’oncia per il 2026 nel suo complesso, ma un quarto trimestre a 63 dollari e una media di 63,9 dollari per il 2027, con il rapporto oro/argento destinato a tornare verso quota 70-75 (oggi è già a 67,86).