Previsione degli americani, il 10 aprile sarà una data fatidica per l’Europa.

Ilena D’Errico

5 Aprile 2026 - 23:38

Secondo la recente previsione degli americani, il 10 aprile sarà una data fatidica per l’Europa.

Previsione degli americani, il 10 aprile sarà una data fatidica per l’Europa.

Secondo gli americani il 10 aprile sarà una data fatidica per l’Europa e non certo in senso positivo. La previsione degli analisti vede l’Europa cominciare tra poco una fase di declino dal punto di vista energetico, con il progressivo rallentamento delle importazioni di petrolio. Con la riduzione e l’interruzione delle forniture comincerà una nuova crisi dei carburanti se non verranno trovate per tempo delle soluzioni politiche credibili e consistenti. A dirlo non è solo qualche esperto preoccupato, ma l’ultimo rapporto della banca statunitense J&P Morgan, che non prevede nulla di buono per il futuro mondiale con la guerra in Iran e soprattutto con la chiusura dello stretto di Hormuz.

Quasi tutti i Paesi globali sono colpiti dalla crisi energetica attuale, ma è proprio l’Europa, nell’opinione della banca, ad avere il rischio maggiore e più urgente. Anche il New York Times ha recentemente pubblicato un’analisi approfondita sulla situazione europea, subito dopo l’incontro internazionale per la riapertura dello stretto, non prospettando un quadro roseo per gli Stati membri. Frammentati e fragili sotto le pressioni statunitensi, secondo il quotidiano americano, hanno ben poche opzioni a disposizione per sopravvivere alla crisi energetica, potendo contare sulle proprie forze soltanto in misura estremamente limitata.

Il 10 aprile una data fatidica per l’Europa secondo gli americani

J&P Morgan non ha individuato la data del 10 aprile con calcoli complessi o chissà quale analisi, ma ha comunque trovato con estrema chiarezza il momento spartiacque tra le attuali difficoltà e l’autentico declino. Secondo le previsioni della grande banca americana, le ultime spedizioni di petrolio spedite prima dello scoppio della guerra in Iran dovrebbero arrivare proprio entro il 10 aprile. Da quel momento in poi mancheranno tutte le certezze, con lo stop delle importazioni e il taglio delle forniture che colpirà in grossa misura l’autonomia energetica di molti, a partire dall’Europa. In buona parte delle regioni di Asia e Africa le importazioni si sono fermate già all’inizio del mese, poi tocca a noi e verso il 15 aprile anche al Nord America e agli Stati Uniti stessi.

Chi prima, chi dopo, nessuno uscirà indenne dalla diminuzione delle forniture di petrolio legate alla guerra in Medio Oriente, con immediati problemi di costi e di trasporto. Potrebbero quindi scattare delle misure emergenziali, come il razionamento dei combustibili. Non potrebbe essere diversamente, visto che proprio dallo stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio mondiale, oltre a una grossa fetta di prodotti petroliferi raffinati come il gasolio e tanti altri prodotti essenziali per l’economia globale, come gas, urea, fertilizzanti e alluminio.

Il problema della dipendenza

Guardando alla situazione italiana nello specifico, vediamo che soltanto un impianto di fornitura è fuori dal Golfo, pertanto le importazioni sono quasi interamente condizionate dalla chiusura dello stretto di Hormuz o comunque dalle difficoltà di transito dovute al conflitto. Di fatto, molti pagano il prezzo della stretta dipendenza che si è instaurata rispetto alle forniture estere, pesante pure per quanto riguarda le procedure di raffinazione e produzione. Secondo il NY Times, restano all’Europa queste quattro opzioni per uscire dalla crisi energetica in tempo:

  • sfruttare le scorte navali militari per il transito delle navi mercantili, con un costo elevatissimo e un sistema di difesa aerea comunque carente;
  • bonificare le mine, per quanto non ci siano evidenze che lo stretto sia stato minato, tanto che alcune navi iraniane vi transitano senza problemi;
  • scortare le navi mercantili con droni e jet da combattimento, un’opzione altrettanto costosa e non sufficientemente sicura;
  • usare tutte le opzioni di tutela precedentemente citate oltre al dialogo diplomatico per disincentivare l’Iran da eventuali attacchi.

Di fatto, si tratta delle proposte avanzate dai leader europei durante il confronto sull’apertura dello stretto di Hormuz, che al momento non hanno ancora visto un consenso davvero convinto e omogeneo.

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