Poste, verso l’azionariato popolare?

Guido Salerno Aletta

30 Gennaio 2024 - 07:27

Le quote del Tesoro non saranno cedute in blocco ad uno o più Fondi di investimento, ma in piccole quote ai piccoli risparmiatori. L’analisi.

Poste, verso l’azionariato popolare?

L’annunciata cessione da parte del Governo di ulteriori quote azionarie di Poste Italiane, probabilmente l’intera quota in mano al Tesoro che ammonta al 29,26% mentre la CdP continuerebbe a detenere il 35%, si colloca in una strategia volta a limare, per quanto possibile, l’impatto sul deficit dei bonus concessi negli anni scorsi per diverse finalità, principalmente per le ristrutturazioni in campo edilizio.

Venti miliardi di euro di privatizzazioni in tre anni, tanti ne sono previsti, sono una goccia nel mare del debito pubblico ma una somma molto consistente se si tratta di vendere le quote rimaste ancora in mano pubblica di imprese strategiche come le Poste, oppure l’Eni.

Non si tratta infatti di imprese che fabbricano panettoni, oppure gelati, prodotti che si trovano facilmente sul mercato, beni fungibili e sostituibili, ma di veri e propri strumenti di politica economica e sociale.
Dell’Eni è ben chiara questa funzione strategica: la sua azione è essenziale per il rifornimento di risorse energetiche dall’estero.

Per le Poste, vanno messe a fuoco due funzioni di interesse pubblico: la raccolta del risparmio attraverso i Buoni fruttiferi, e la presenza diffusa di sportelli sul territorio e soprattutto nei piccoli comuni da cui le banche si ritirano per ridurre i costi. Un dato è essenziale per chiarire la importanza del “risparmio postale”, che rappresenta un unicum: il fatto che le Poste si impegnano a rimborsare anche prima della scadenza l’importo versato dal risparmiatore, a sua richiesta, senza decurtazioni di sorta. In pratica, mentre esiste un mercato secondario dei titoli obbligazionari, che ne fissa il prezzo giornaliero in funzione del rapporto tra i tassi di emissione ed i tassi correnti, comportando perdite e guadagni consistenti a seconda delle variazioni verificatesi, con il “risparmio postale” questa alea viene azzerata: chi ha bisogno di smobilitare anzitempo il suo investimento, può farlo senza timore di andare incontro a perdite.

C’è un secondo aspetto: la presenza delle Poste anche nei piccoli comuni “non bancarizzati”. Nonostante la progressiva digitalizzazione dei pagamenti, questa presenza sul territorio marginale dal punto di vista economico e sociale rappresenta spessa l’unico presidio in termini di relazioni finanziarie: le Poste offrono l’unico sportello automatico da cui ritirare i pochi contanti che servono per fare la spesa al mercato, ma soprattutto l’unica presenza di operatori umani in grado di rispondere alle richieste dei cittadini nelle materie più disparate. Sono i Comuni dove non ci sono più né la Guardia Medica, né la Stazione dei Carabinieri: il Comune e le Poste rappresentano l’unico presidio delle relazioni personali dirette.

Il Consiglio dei ministri ha esaminato in via preliminare il provvedimento volto a disciplinare le condizioni a cui sarà sottoposta la cessione delle quote azionarie pubbliche, al fine di garantirne la proprietà ad un azionariato diffuso e la stabilità dell’investimento.

Questo significa sollecitare l’azionariato popolare: un risparmio che si indirizza ad impieghi non speculativi, fortemente motivato da un’etica pubblica. In pratica, le quote del Tesoro non saranno cedute in blocco ad uno o più Fondi di investimento, ma in piccole quote ai piccoli risparmiatori che avranno un vantaggio nel restare azionisti di Poste Italiane nel tempo.

Se così fosse, e se i piccoli risparmiatori detentori di queste azioni vendute dal Tesoro formassero un proprio sindacato di voto per eleggere propri rappresentanti nel Consiglio di amministrazione, si realizzerebbe una forma di partecipazione popolare al capitale delle imprese di interesse pubblico.
Non si tratta di tornare alle utopie politiche degli anni Cinquanta, ma di indirizzare il risparmio privato ad impieghi sociali.

Oltre lo Stato, oltre il Mercato.

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