Poste sfida Amazon e Microsoft. Cosa cambia per il titolo con l’OPA da 13,5 miliardi su TIM

Claudia Cervi

10 Luglio 2026 - 12:25

OPA Poste-TIM da 13,5 miliardi: il piano per sfidare Amazon e Microsoft nei data center. Impatto sul titolo Poste, target price e rischi.

Poste sfida Amazon e Microsoft. Cosa cambia per il titolo con l’OPA da 13,5 miliardi su TIM

Sono 12.600 gli uffici postali in Italia, con 46 milioni di clienti e 29 milioni di identità digitali attive. Poste Italiane mette sul tavolo tutto questo per un’offerta da 13,5 miliardi di euro (15,4 miliardi di dollari) su TIM, secondo quanto ricostruito da Reuters.

Le azioni Poste Italiane volano di quasi il 50% dall’annuncio dell’OPA su TIM. Le sinergie promesse superano i 700 milioni di euro l’anno. Ma parlare di semplice fusione tra un’ex utility statale e un operatore telefonico indebitato è limitante. È un vero e proprio progetto industriale che prevede di convertire gli ex centri di smistamento postale in hub locali di edge computing.

Il mercato, evidentemente, ha già visto il potenziale. Ma quanto potrebbe valere Poste tra uno o due anni?

Poste può competere con Amazon e Microsoft?

TIM porta in dote 125 megawatt di capacità installata nei data center, terzo operatore nazionale per dimensione. Contro i giganti americani è un peso piuma.

Il cloud centralizzato resta terreno di Amazon, Google e Microsoft. Il vantaggio di Poste-TIM è altrove, sull’edge computing, ossia i nodi di calcolo piccoli e diffusi che servono fabbriche, ospedali, sistemi di videosorveglianza, dove il fattore decisivo è la distanza in chilometri dal dato. Su questo terreno gli immobili di Poste cambiano lo scenario: quegli stessi uffici, capillari in ogni comune, formano una rete che nessun hyperscaler ha già pronta.

Antonio Capone, preside della Facoltà di Ingegneria Industriale e Informatica del Politecnico di Milano, ha osservato che il settore si sta orientando verso reti di data center più piccoli e vicini agli utenti, e che gli operatori telecom sono ben posizionati per questa transizione grazie alle risorse già distribuite sul territorio.

In Europa, anche Deutsche Telekom sta trasformando le proprie centrali in nodi cloud, ma non possiede 12.600 sportelli in ogni comune italiano. Nessun altro operatore europeo somma rete telecom, immobili pubblici capillari, identità digitale e rapporto diretto con la Pubblica Amministrazione nello stesso gruppo.

29 milioni di italiani usano SPID, il 75% del totale nazionale. Chi controlla questi numeri controlla l’accesso allo Stato digitale: pensioni, bonus, pratiche pubbliche passano da lì.

Claudio Baretti, partner di AlixPartners, ha spiegato a Reuters che l’operazione ha una logica commerciale precisa: un pacchetto di servizi più ampio su una base clienti più vasta alza i costi di passaggio a un altro fornitore. TIM arriva a questo appuntamento con un debito dimezzato dopo la cessione della rete fissa a KKR nel 2024, ma da sola avrebbe faticato a finanziare il salto tecnologico richiesto dal 5G avanzato.

Quanto potrebbe valere Poste tra uno o due anni

Poste Italiane ha varato un aumento di capitale da 371,99 milioni di euro per finanziare lo scambio azionario, approvato dal cda l’8 luglio. Più azioni in circolazione diluiscono il valore, prima ancora che arrivino le sinergie.

Le sinergie, oltre 700 milioni l’anno a regime, sono la scommessa di medio periodo. Il cfo di Poste, Camillo Greco, ha indicato agli analisti un utile per azione positivo dal 2027, in crescita a doppia cifra dal 2028. Barclays, il 24 giugno, ha alzato il target price da 21,6 a 35,2 euro, promuovendo Poste a “Overweight”: la banca stima che l’operazione TIM possa spingere l’EPS tra il 10% e il 20%.

Kepler Cheuvreux la vede diversamente e considera il rialzo potenziale legato all’operazione già in gran parte scontato dal mercato. Il broker francese alza il target price da 24 a 29,5 euro, sinergie TIM già incluse: un valore leggermente superiore al prezzo di Borsa. Anche Intermonte resta neutrale e indica un target a 24,2 euro, sotto le quotazioni attuali.

Sul secondo trimestre, che verrà reso noto il 24 luglio insieme al piano standalone, Kepler prevede un rallentamento fisiologico dopo un primo trimestre gonfiato da plusvalenze: ricavi a 3,30 miliardi (+1,3%), ebit rettificato a 823 milioni (-4,8%). I numeri sono comunque coerenti con la guidance 2026 sull’ebit, alzata di recente a 3,4 miliardi.

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