Polymarket sarà la prossima big tech? Come investire prima dell’IPO

Redazione Money Premium

6 Febbraio 2026 - 07:53

Polymarket esplode: +55x di volumi e l’ingresso di Wall Street. Conviene entrarci?

Polymarket sarà la prossima big tech? Come investire prima dell’IPO

Polymarket è diventata in pochi anni uno dei fenomeni più discussi all’incrocio tra finanza, tecnologia e informazione.

Nata come piattaforma di prediction market basata su criptovalute, consente agli utenti di scommettere sull’esito di eventi reali — dalle elezioni politiche ai dati macroeconomici, fino allo sport — trasformando le aspettative collettive in prezzi di mercato. Dietro questa idea, che affonda le radici nelle teorie economiche sull’“intelligenza collettiva”, si sta però costruendo anche una società che attrae capitali miliardari, attenzione regolatoria e speculazioni su una futura quotazione in Borsa.

Il principio di funzionamento è semplice ma potente. Su Polymarket ogni evento viene strutturato come un mercato binario in cui esistono quote “Yes” e “No”. Ogni quota vale fino a 1 dollaro se la previsione si rivela corretta e 0 se risulta sbagliata. Il prezzo di scambio, che può essere per esempio 0,63 o 0,27 dollari, riflette la probabilità implicita che il mercato assegna all’evento. Se una quota “Yes” su un candidato politico scambia a 0,63, il mercato sta dicendo che vede circa un 63% di probabilità che quell’evento si realizzi. In questo modo le opinioni diventano prezzi e i prezzi diventano segnali informativi in tempo reale.

La crescita della piattaforma è stata inizialmente trainata dalla comunità crypto, attratta dalla possibilità di operare in modo decentralizzato e con liquidità globale. Ma il vero salto di notorietà è arrivato con le elezioni presidenziali statunitensi del 2024, quando sulla sfida tra Donald Trump e Kamala Harris sono stati scommessi oltre 3,3 miliardi di dollari. Un singolo evento politico ha quindi generato volumi paragonabili a quelli di mercati finanziari di nicchia, dimostrando quanto interesse ci fosse per strumenti capaci di “prezzare” la probabilità degli eventi politici.

Da allora l’attività non si è raffreddata. Nell’ottobre 2025 sulla piattaforma sono stati scambiati più di 3 miliardi di dollari di volume mensile, un valore circa 55 volte superiore rispetto a gennaio 2024. Una traiettoria di crescita di questo tipo è rara anche nel mondo delle startup tecnologiche ad alta espansione e ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei grandi investitori istituzionali.

Il segnale più forte è arrivato quando Intercontinental Exchange, il gruppo che possiede il New York Stock Exchange, ha investito 2 miliardi di dollari in Polymarket a una valutazione pre-money di 8 miliardi nell’ottobre 2025. Poche settimane dopo sono emerse indiscrezioni su nuovi round in discussione a valutazioni comprese tra 12 e 15 miliardi di dollari. In un arco di tempo molto breve la società è quindi passata da una valutazione di circa 1,2 miliardi a picchi fino a 15 miliardi, moltiplicando il proprio valore di oltre 12 volte.

Nonostante queste cifre, Polymarket resta una società privata. Non esiste un ticker azionario e non è possibile acquistarne le azioni tramite un normale conto titoli. L’accesso diretto è riservato agli investitori accreditati, categoria che negli Stati Uniti include chi ha un reddito annuo di almeno 200.000 dollari individuali o 300.000 congiunti, oppure un patrimonio netto superiore a 1 milione di dollari esclusa la prima casa, o ancora determinate licenze finanziarie professionali. Attraverso piattaforme di mercato secondario per quote pre-IPO, questi investitori possono scambiare partecipazioni di società non quotate, incluse quelle di Polymarket.

Per gli investitori retail l’esposizione è solo indiretta. Intercontinental Exchange, che ha investito i 2 miliardi, ha una capitalizzazione di circa 85 miliardi di dollari; ciò significa che la partecipazione in Polymarket pesa intorno al 2,4% del suo valore complessivo, una quota troppo piccola perché l’andamento di Polymarket da solo possa muovere significativamente il titolo ICE. Un’altra via indiretta passa da società attive nei mercati di previsione o nei contratti su eventi. Robinhood, per esempio, ha lanciato contratti su eventi in partnership con Kalshi a fine 2024 e nel terzo trimestre 2025 ha registrato oltre 2,3 miliardi di contratti su eventi scambiati, con un business di prediction market che ha superato i 100 milioni di dollari di ricavi annualizzati. Nel solo ottobre 2025 i volumi sono saliti a circa 2,5 miliardi di contratti.

Il settore sta diventando competitivo anche rispetto alle grandi piattaforme di scommesse sportive. Operator come DraftKings e FanDuel osservano con attenzione questa convergenza tra finanza e betting. Nell’agosto recente FanDuel ha stretto una partnership con CME Group per sviluppare un exchange regolamentato di prediction market, segnale che il confine tra derivati finanziari e scommesse è sempre più sottile.

Ed è proprio il nodo regolatorio a rappresentare il principale fattore di incertezza per il futuro di Polymarket. Nel 2022 la società ha pagato una sanzione di 1,4 milioni di dollari alla Commodity Futures Trading Commission per aver gestito una piattaforma di trading non registrata e ha accettato di bloccare gli utenti statunitensi. Nel 2024 l’FBI ha persino perquisito l’appartamento del fondatore tra sospetti di accesso residuale dal territorio USA. Tuttavia la situazione è evoluta: nel luglio 2025 le indagini di CFTC e Dipartimento di Giustizia sono state archiviate e poco dopo Polymarket ha acquisito QCEX, un exchange e clearinghouse con licenza. Nel settembre 2025 è arrivata l’approvazione della CFTC per operare legalmente negli Stati Uniti, passaggio che ha rafforzato la fiducia degli investitori e contribuito al balzo di valutazione.

Resta comunque un’area grigia giuridica. Per la CFTC i contratti su eventi sono derivati finanziari, mentre per molti critici somigliano a scommesse mascherate. La differenza è soprattutto regolatoria: supervisione federale finanziaria da un lato, normative sul gioco d’azzardo a livello statale dall’altro. Finché questo dibattito non sarà pienamente risolto, una IPO nel giro di 1–2 anni appare poco probabile.

La storia del fondatore contribuisce al fascino della società. Shayne Coplan ha creato Polymarket nel giugno 2020 nel suo appartamento di New York, dopo aver lasciato la NYU. Ispirato dai lavori dell’economista Robin Hanson sui prediction market come strumenti per aggregare informazione dispersa, durante il lockdown Covid trasformò il bagno di casa in ufficio improvvisato e iniziò a programmare la piattaforma. Cinque anni dopo, a soli 27 anni, è diventato uno dei più giovani miliardari self-made grazie al deal con ICE.

Il modello di business è atipico. A differenza di molti concorrenti, Polymarket non applica commissioni di trading, scelta che favorisce liquidità e crescita degli utenti. La monetizzazione avviene soprattutto tramite la vendita di dati aggregati e anonimizzati su previsioni e flussi di scambio a istituzioni finanziarie e media, interessati a misurare il sentiment pubblico e le probabilità implicite degli eventi.

In prospettiva, Polymarket rappresenta qualcosa di più di una semplice piattaforma di scommesse: è un tentativo di trasformare le aspettative collettive in uno strumento informativo e, allo stesso tempo, in un business scalabile. Con volumi mensili nell’ordine dei miliardi e valutazioni che hanno toccato 15 miliardi di dollari, la società è ormai un attore rilevante nel panorama fintech globale. Ma il suo destino dipenderà dalla capacità di navigare tra regolazione, concorrenza e sostenibilità del modello. Solo allora si capirà se i prediction market diventeranno una nuova infrastruttura dell’informazione economica o resteranno una nicchia ad alto contenuto speculativo.