Brutte sorprese per le imprese che hanno stipulato una polizza catastrofale: i danni del ciclone Harry molto probabilmente non sono coperti. Doppia beffa per chi ha pagato.
Dopo gli eventi, ciclone Harry, che hanno travolto la Sicilia, la Sardegna e la Calabria, montano le polemiche sulle polizze catastrofali obbligatorie, che non coprono i danni del ciclone mettendo così in ginocchio le imprese del territorio. Ma da cosa nasce questo paradosso evidente?
Le stime dei danni contano circa due miliardi di per la sola Sicilia, il Governo ha, invece, stanziato, sembra, 100 milioni di euro per i danni complessivi del ciclone Harry. Molte imprese speravano di fare affidamento sui risarcimenti delle polizze catastrofali, ormai obbligatorie per loro, però ci sono brutte notizie, i danni non sono coperti, e, quindi, si sta già ripensando alla riscrittura delle norme sulle polizze catastrofali, ma ecco cosa succede e perché si verifica l’evidente paradosso che lascerà senza risarcimenti le imprese.
Perché il ciclone Harry non è coperto dalle polizze catastrofali obbligatorie
Come abbiamo visto nell’approfondimento Polizze catastrofali imprese. Chi deve assicurarsi, chi è esente e chi ha diritto alle agevolazioni. (Guida 2026) è previsto un elenco dettagliato degli eventi che possono essere coperti dalla polizza catastrofale obbligatoria e un elenco reso noto dall’ANIA di eventi che, invece, non sono coperti dalla polizza.
Gli eventi coperti sono:
- alluvione, inondazione ed esondazione;
- sisma;
- frana.
Gli eventi non coperti sono:
- mareggiata;
- marea;
- maremoto;
- penetrazione di acqua marina;
- variazione della falda freatica;
- umidità;
- stillicidio;
- trasudamento;
- infiltrazione e l’allagamento dovuto dall’impossibilità del suolo di drenare e/o assorbire l’acqua e conseguente accumulo causato da piogge brevi ma di elevatissima intensità (cosiddette “bombe d’acqua”).
In base a questa lista, i danni provocati dal ciclone Harry non sono coperti. C’è anche da dire che potrebbe esservi un’altra falla nel sistema, infatti, le polizze coprono gli eventi intervenuti entro 72 ore dal fatto e, quindi, potrebbero non coprire le frane che stanno avvenendo a Niscemi nelle ultime ore. Molto dipende dalla posizione che assumeranno le compagnie di assicurazione, ci troviamo di fatto di fronte alla prima applicazione concreta delle polizze catastrofali ed è un po’ come se tutto fosse da scrivere.
Assoutenti e Confersercenti: il paradosso delle polizze catastrofali obbligatorie
Naturalmente le imprese che hanno assolto all’obbligo sono deluse da tale fatto.
A denunciare il paradosso è Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti che ha sottolineato «Da un lato si impone un obbligo alle imprese, dall’altro si escludono dalla copertura proprio quegli eventi che oggi producono i danni più rilevanti, realizzando una contraddizione evidente». Ricordiamo che sostenere il costo di una polizza catastrofale non comporta una spesa irrisoria.
Le polemiche sono diventate ancora più feroci perché il ministro Nello Musumeci, proprio in riferimento alle polizze catastrofali, ha sottolineato che ora è necessario verificare quali imprese le hanno stipulate e sono, quindi, meritevoli di tutela. Le parole del Ministro sono probabilmente poco ponderate, perché in realtà seguendo il dettato della normativa, le stesse neanche coprono tali danni e proprio per questo non possono essere richiamate al fine di alleggerire lo Stato dall’onere di far fronte alla ricostruzione.
Sulla stessa linea di Assotutenti è anche Confesercenti che sottolinea “Chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno.”
Cosa succede alle imprese che non hanno obbligo di polizza catastrofale?
Ulteriore confusione nasce dal fatto che con il decreto Milleproroghe si è provveduto a posticipare l’entrata in vigore dell’obbligo per le piccole imprese del settore ristorazione e pesca al 31 marzo 2026 e quindi tali imprese resterebbero scoperte senza neanche aver avuto l’obbligo di stipulare la polizza che, invece, è obbligatoria per la generalità di grandi, medie e piccole-micro imprese.
Ricordiamo che per le famiglie che hanno dovuto lasciare casa a causa delle frane (Niscemi) c’è la possibilità di accedere al Fondo CAS dello Stato, che prevede la corresponsione di 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno.
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