Poca frutta e verdura causa coronavirus: un’occasione per tornare alla terra

Il coronavirus sta colpendo l’agricoltura. Frutta e verdura fresche, infatti, scarseggiano a causa delle restrittive misure sugli spostamenti. Il problema, però, potrebbe tradursi in un’occasione per tornare alla terra.

Poca frutta e verdura causa coronavirus: un'occasione per tornare alla terra

Se è vero che il coronavirus sta tristemente cambiando le nostre abitudini, l’epidemia potrebbe spingerci verso soluzioni alternative per avere il cibo fresco.

Tra le conseguenze delle misure restrittive sugli spostamenti, infatti, spicca l’allarme per il reperimento di frutta e verdura. Questi generi alimentari di prima necessità stanno scarseggiando in tutta Europa.

La necessità di contenere il più possibile la diffusione della pandemia ha costretto gli Stati a chiudere le frontiere e a bloccare il movimento delle persone. Anche le merci e i lavoratori stagionali, quindi, sono fermi, mettendo a rischio il normale rifornimento di prodotti freschi, come frutta e verdura.

Tutto il settore agricolo è in allarme, anche in Italia. La scarsità di questi prodotti freschi nella grande distribuzione, però, potrebbe tradursi in un’interessante opportunità: ritornare alla terra e valorizzare i prodotti del territorio.

Perché mancano frutta e verdura a causa del coronavirus

Frontiere tra Stati chiuse, trasporti limitati, spostamenti di persone sotto controllo e vietati: tutte le misure rigorose attivate dai principali Paesi nel mondo per il coronavirus stanno avendo diverse conseguenze.

Per questo, non è così assurdo che Freshfel Europe, associazione europea di produttori e distributori di prodotti agricoli freschi, abbia lanciato un vero allarme all’UE. L’appello è ai ministri dell’Agricoltura dei Paesi membri, affinché agiscano in fretta per consentire la circolazione di queste merci tra gli Stati e rifornire i supermercati.

La mancanza di frutta e verdura, infatti, sta diventando un problema importante. Innanzitutto, scarseggiano i lavoratori stagionali impiegati normalmente nell’agricoltura. Per raccogliere fragole, frutti di bosco, asparagi, agrumi e preparare i campi per le piantagioni estive e autunnali gli Stati fanno affidamento a forza lavoro proveniente dall’estero.

In Spagna, per esempio, sono molti i marocchini che si trasferiscono per la raccolta stagionale. In Italia e in altri Paesi europei il flusso di manodopera straniera riguarda africani, europei dell’Est, indiani. Tutti lavorano nei campi per raccogliere frutta e verdura da destinare al mercato.

Le misure di restrizione alla circolazione, però, hanno bloccato nelle proprie nazioni la maggior parte di questi lavoratori. Alcuni raccolti sono già stati abbandonati, con evidente perdita di guadagno e spreco di cibo.

Diverse aziende, inoltre, si sono fermate perché non riescono a garantire le misure di sicurezza imposte dalla crisi del coronavirus. Come il trasporto dei lavoratori nei campi, che di solito avviene in pulmini carichi e che sarebbe difficile sostenere con il distanziamento sociale. Non ci sono, poi, abbastanza dispositivi di protezione come mascherine.

In più, i trasportatori di frutta e verdura sono molto limitati negli spostamenti e i controlli alle frontiere spesso causano code anche di molte ore. Una situazione insostenibile per i camionisti con carichi di cibo fresco.

Per questo, la pressione sull’UE è massima. Si chiede una corsia verde per il passaggio entro i confini comunitari di queste merci in modo veloce e preferenziale.

Tornare alla terra: un’opportunità ai tempi del coronavirus

Il problema della scarsità di frutta e verdura nella grande distribuzione potrebbe tradursi in una positiva opportunità per noi italiani: riscoprire il valore della terra.

In un momento così difficile di piena emergenza, trovare soluzioni alternative alla normalità è più che mai necessario. Perché, quindi, non sfruttare l’attuale difficoltà per valorizzare il proprio territorio?

Sono anni ormai che la filosofia dei prodotti genuini e a chilometro zero si sta affermando. Quale occasione migliore se non questa della crisi da epidemia per stimolare la produzione locale dell’agricoltura?

Acquistare articoli freschi direttamente dai produttori del territorio, che ancora resistono specialmente nei piccoli centri della campagna italiana, potrebbe sopperire alla scarsità di prodotti nel supermercato.

Inoltre, le persone potrebbero trovare nuovi stimoli per avviare orti domestici e iniziare a lavorare anche piccoli appezzamenti di terra per la propria sussistenza.

Una filosofia, questa, che potrebbe trasformarsi in una buona pratica per avere sempre frutta e verdura fresca e di stagione anche dopo il coronavirus, se supportata a livello statale con incentivi e iniziative adeguate.

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