PNRR, che fare? Oggi è una carta da tenere coperta

Guido Salerno Aletta

08/06/2025

Bruxelles si scopre fuori tempo: il Next Generation-EU arranca, l’Italia resta sospesa col PNRR e l’Europa cambia rotta puntando su difesa, energia e diplomazia commerciale.

PNRR, che fare? Oggi è una carta da tenere coperta

A Bruxelles hanno preso una cantonata, e lo sanno: ci sono nuove priorità assolute, e non vedono l’ora di chiudere le pendenze del Next Generation-EU, un programma che doveva essere avveniristico e che ora sembra appartenere al passato: dalla guerra in Ucraina con la Russia a quella dei dazi con gli Usa, c’è un nuovo futuro da costruire, e prima ancora da immaginare.

L’Italia è rimasta sostanzialmente appesa al passato, col PNRR ancora da completare, con una nuova riprogrammazione degli obiettivi, per aggiornarli al nuovo contesto: la soluzione più saggia è quella di traccheggiare fino a dopo l’estate, per vedere come vanno a finire le trattative commerciali con gli Usa che si dovrebbero concludere entro il mese di giugno.

Bisogna giocare a bocce ferme.
Tutto era partito come uno strumento volto ad agevolare la transizione sistemica in tutta l’Unione europea verso una nuova Rivoluzione industriale, i cui due pilastri fondamentali erano rappresentati dalla transizione energetica dalle energie fossili a quelle rinnovabili e dalla nuova fase di Office Automation guidata dai sistemi di Intelligenza Artificiale: da una parte dovevano scomparire le vetture a benzina ed a gasolio, e dall’altro le mansioni impiegatizie di medio livello così come era accaduto con le dattilografe, i centralinisti e gli archivisti.
La strategia europea, definita insieme agli Usa dell’Amministrazione Biden, era quella del Build Back Better: per uscire dal ciclo della moltiplicazione dei consumi, insostenibile dal punto di vista delle risorse ambientali, si era deciso di rifare tutto daccapo.

In campo edilizio, ad esempio, visto che la popolazione europea è stabile dal punto di vista demografico e quindi non si costruiscono più nuove case, è stato deciso di obbligare i proprietari a mettere a norma gli edifici esistenti sotto il profilo della efficienza energetica: anno dopo anno, gli immobili che non sono in regola non possono essere dati in locazione oppure venduti, e le banche non potranno erogare mutui per acquistarli.
Questa è la garrota che è stata messa in piedi, che riguarda un po’ tutto, dalle auto agli immobili, per obbligare i cittadini a spendere per riavere quello che hanno già, ma che non può più essere utilizzato, neppure le caldaie a gas per il riscaldamento, figurarsi i camini che vanno a legna o a pellet!

Mentre negli Usa di Biden veniva varato l’Inflation Reduction Act, in Europa si varava il Next Generation-EU che ha destinato all’Italia davvero tanti soldi, da spendere in fretta per raggiungere i citati obiettivi sistemici, naturalmente condizionati alla approvazione di una serie di riforme strutturali: carota e bastone, come è abitudine di Bruxelles.

C’erano davvero grandi attese per i progetti industriali di grande portata nel settore della Green Economy e soprattutto nel campo della elettrificazione dei mezzi di trasporto delle persone: si trattava di colossali investimenti per realizzare le fabbriche di batterie elettriche, strumentali rispetto alla trasformazione dell’industria automobilistica tradizionale fondata sui motori a combustione interna o la costruzione di autobus elettrici. Nel settore siderurgico, si dovevano abbandonare gli altoforni che lavorano a carbone partendo dai minerali di ferro ed emettono quantità enormi di CO₂ nell’atmosfera, per passare ai forni che riciclano rottami: un azzardo sotto ogni punto di vista, come si sta vedendo a Taranto.
C’è stata una fase in cui i Paesi europei facevano a gara per contendersi la localizzazione dei nuovi grandi impianti industriali, le fabbriche di batterie per le automobili elettriche e le server farm in cui vengono messi insieme le decine di migliaia di microchip che servono per le architetture di Intelligenza Artificiale, e che a loro volta consumano enormi quantità di energia elettrica.

Naturalmente, si cercava anche di mettere in piedi in Europa nuove fabbriche di chip per sottrarsi come stanno facendo gli Usa al monopolio di Taiwan ed alla sfida della Cina.
Un po’ alla volta, gli obiettivi più ambiziosi in campo ambientale si sono andati sbriciolando in iniziative serventi a livello locale, come le zone a basse emissioni e le piste ciclabili: il passaggio all’auto elettrica sembra fallito un po’ dappertutto non solo per via dei costi e della concorrenza cinese, ma anche perché il contesto geopolitico e geoeconomico è drasticamente cambiato.

Insomma, il riarmo è diventata la nuova priorità europea, col 2% del PIL da destinare alle spese per la difesa che è diventato non un obiettivo da raggiungere ma la base di partenza per ulteriori incrementi. Anche in questo caso, si parla di consentire flessibilità di bilancio ai governi sforando il tetto del 3% per il deficit e di varare nuove emissioni di debito europeo: al MES fremono da tempo per trovarsi un futuro, e questa potrebbe essere la volta buona dopo aver fallito sia come istituzione Salva-Banche, divenendo prestatori di ultima istanza, che come potenziali finanziatori degli investimenti pubblici in campo sanitario ai tempi del Covid.

C’è innanzitutto da presidiare la partita dell’auto elettrica, col modello dell’alimentazione ibrida che sta prendendo il sopravvento. Per noi, sarebbe una buona soluzione, soprattutto se si rimettesse in pista l’alimentazione a gas metano.
C’è la questione delle classi energetiche in campo edilizio: per le famiglie italiane sarebbe un salasso enorme, che va evitato ad ogni costo.
C’è l’onere del caro-energia, che sta penalizzando in maniera eccezionale le imprese italiane a differenza di quelle di altri Paesi.
C’è la trattativa sui dazi con gli Usa, che potrebbe avere conseguenze assai diverse per i diversi Paesi europei, penalizzandone fortemente alcuni e risparmiando gli altri considerati più “vicini”: magari aumentano sullo Champagne e risparmiano il Parmigiano, perché la trattativa da parte americana è altamente politica.

Oggi, con tutte queste incertezze, il PNRR è dunque una carta da tenere coperta, da giocare solo all’ultimo per utilizzarne le risorse residue nel nuovo contesto.
Intanto, facciamo melina.