Piazza Affari, 1 titolo da comprare e 1 da vendere a novembre

Claudia Cervi

12 Novembre 2025 - 07:52

Ftse Mib sui massimi dal 2007, ma non tutti i titoli corrono allo stesso ritmo. Ecco un titolo da comprare e uno da vendere, secondo gli analisti.

Piazza Affari, 1 titolo da comprare e 1 da vendere a novembre

A Piazza Affari il rally continua senza esitazioni. Il Ftse Mib vola ai massimi dal 2007, sostenuto dall’ottimismo dei mercati globali dopo la fine dello shutdown del governo americano e da un clima monetario più disteso. La fiducia è tornata e si vede: gli acquisti non si fermano, i volumi restano sostenuti e Milano consolida un 2025 da record.

Con un guadagno di circa +29% da inizio anno, il listino milanese si conferma tra i più brillanti d’Europa, trainato dalle blue chip industriali e da una ritrovata vivacità del comparto tecnologico. Il quadro tecnico resta orientato al rialzo, con l’indice che ha superato con decisione la resistenza dei 43.500 punti, un livello che da mesi rappresentava una barriera psicologica per gli investitori.

Ma dietro la corsa dei numeri si nasconde un mercato a due velocità. Ci sono titoli che cavalcano la trasformazione digitale e l’onda dell’intelligenza artificiale, e altri che invece rallentano, costretti a rivedere strategie e priorità.
In questo novembre carico di segnali contrastanti, due storie diventano simboliche: una racconta la fiducia nell’innovazione e merita di essere comprata, l’altra invita alla prudenza e, per molti analisti, è il momento di vendere.

1 titolo da comprare: Technoprobe

La storia di Technoprobe è quella di una piccola eccellenza italiana che compete con le big tech globali. Nelle ultime settimane ha toccato il nuovo massimo storico a 10,33 euro, spinto da un flusso di notizie positive e da una conference call che ha riacceso l’entusiasmo degli analisti.
L’azienda, leader nelle probe card per semiconduttori, ha chiuso il terzo trimestre con ricavi a 141 milioni e un margine Ebitda del 28,2%. Dati in linea con le attese ma con una guidance per il quarto trimestre superiore alle previsioni. È qui che il mercato ha accelerato al rialzo: la società ha annunciato che raddoppierà la capacità produttiva nei prossimi due anni, segnale forte in un contesto dominato dalla domanda di chip per l’intelligenza artificiale e dalla ripresa del segmento consumer.

Gli analisti di Deutsche Bank, Equita, Mediobanca e Banca Akros hanno reagito con una raffica di upgrade, alzando i target price fino a 11 euro per azione. Technoprobe, spiegano, sta anticipando i piani industriali di un anno e viaggia con una redditività in crescita, spinta da una leva operativa sempre più efficiente.

Per chi investe, Technoprobe è un titolo volatile ma con una traiettoria orientata verso l’alto.

1 titolo da vendere: Campari

All’estremo opposto c’è Campari, simbolo di italianità e successo globale, che oggi si trova davanti a un bivio.
L’arrivo del nuovo CEO, Simon Hunt, ha portato a un cambio di strategia nel gruppo, con meno acquisizioni e più concentrazione sui marchi chiave. Per ridurre il debito e semplificare la struttura è previsto un piano di cessione del 9% del portafoglio.

Il problema è che la Borsa guarda avanti e oggi il mercato degli spirits non brilla come un tempo: i consumi post-inflazione restano fragili e l’inchiesta fiscale che coinvolge la holding Lagfin, con il sequestro di 1,3 miliardi di euro in azioni, mina la fiducia degli investitori.

Dai massimi del 2023, il titolo ha perso quasi metà del suo valore, e sebbene la nuova rotta punti a ricostruire valore nel medio termine, nel breve prevale la cautela. Hunt ha parlato di “disciplina”, di focus sui cinque marchi globali e di crescita organica nei mercati sviluppati, ma ha anche congelato le acquisizioni e ridotto la leva espansiva che per anni aveva alimentato il fascino di Campari sul mercato.

Per gli investitori, Campari non è un titolo da abbandonare per sempre. È un titolo da mettere in stand-by, in attesa che il mercato degli spirits ritrovi slancio e che la vicenda giudiziaria venga archiviata. Ma oggi, in un contesto di tassi in calo e rotazione settoriale verso tech e industriali, è più un titolo da vendere che da accumulare.

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