Il Giappone è uno dei Paesi più popolati del mondo, ma ormai non può continuare a funzionare senza contare sugli immigrati.
Il Giappone sta affrontando una vera e propria emergenza demografica. L’invecchiamento della popolazione e il calo della natalità hanno portato il saldo naturale in negativo. In particolare, tra il 2020 e il 2025 c’è stata una diminuzione del 2,5%, la terza nell’ultima decina di anni e soprattutto la più grave dal primo censimento del 1920. L’età mediana è arrivata a 50,2 anni nel 2026 confermando il declino del Paese, che ha poche speranze di risollevarsi con un tasso di fecondità totale di appena 1,2, contro il tasso di sostituzione auspicabile di 2,1.
Ciò evidenzia inoltre che indipendentemente da tutte le possibili contromisure applicabili il problema si prolungherà nei prossimi anni. In questo contesto, il Giappone sta affrontando grandi sfide sociali ed economiche, con un mercato del lavoro sottoposto a pressioni estreme. Anche se il governo giapponese vorrebbe adottare una linea più rigida rispetto all’immigrazione, il Paese ha bisogno di immigrati per continuare a funzionare, tant’è che le prefetture hanno già avviato un piano d’emergenza.
Il Giappone ha bisogno di immigrati per continuare a funzionare
Gli esperti di demografia, tra cui quelli del Japan Research Institute, sono sempre più convinti dell’insostituibilità della manodopera straniera. La riduzione del numero di abitanti è un problema diffuso in tutto il Paese, soltanto Tokyo e l’isola di Okinawa mantengono un tasso di crescita seppur marginale (rispettivamente dell’1,4% e dello 0,1%), ma si fa sentire in maniera particolarmente grave nelle zone rurali. Le aree più isolate del Giappone, dove la base di partenza è già poco favorevole, stanno patendo prima di tutte le conseguenze dell’invecchiamento demografico e senza gli immigrati finirebbero presto per crollare definitivamente. Basti pensare che un sondaggio comunicato dall’emittente pubblica giapponese NHK nell’anno fiscale 2025 ben 441 aziende hanno chiuso perché non sono riuscite a trovare abbastanza lavoratori. I settori più in crisi sono:
- edilizia civile;
- agricoltura;
- industria;
- turismo;
- logistica;
- assistenza agli anziani.
Di fatto, soltanto l’immigrazione sta contribuendo alla crescita della popolazione del Giappone, con una componente straniera arrivata a un tasso record per il Paese di 3,21 milioni di residenti. Il continuo aumento degli ingressi, tuttavia, è un tasto dolente per l’esecutivo di Takaichi, che invece intende porre sotto un controllo più rigido i flussi migratori. Una linea che mal si concilia con le necessità del Paese, anche perché tutte le iniziative tentate per la ripresa della natalità si sono rivelate fallimentari. Tra le più note, le app di incontri, i sussidi all’infanzia e i congedi parentali agevolati, che evidentemente non rispondono alle esigenze dei giapponesi.
Il piano d’emergenza del Giappone
Il governo vuole ridurre l’immigrazione, ma le prefetture giapponesi non intendono affatto perdere quella che ad oggi sembra l’unica via di salvezza per il mercato del lavoro. Certo, favorire la manodopera straniera non risolve il problema all’origine, necessita comunque di soluzioni complementari, ma permette di far fronte all’emorragia demografica con immediatezza e interrompere il declino. Per questo i governi locali intendono investire almeno 5,5 miliardi di yen, circa 30 milioni di euro, per un piano d’emergenza volto ad attirare e integrare i lavoratori stranieri. Nel progetto sono inclusi:
- corsi di lingua giapponese;
- programmi di integrazione culturale;
- aiuti economici per gli studenti internazionali;
- contributi per i bisogni primari, compreso l’acquisto di elettrodomestici e altri articoli di base;
- organizzazione di fiere ed eventi per favorire l’incontro tra potenziali lavoratori e aziende;
- seminari sul diritto dell’immigrazione e rilascio dei visti.
Parimenti, le amministrazioni locali stanno lavorando anche per i bisogni sociali. Negli ultimi tempi sono state avviate diverse iniziative per favorire la socialità degli anziani e il supporto tra vicini, insieme all’integrazione di strumenti tecnologici ad hoc per contribuire alle esigenze quotidiane. Non mancano inoltre le aziende che valorizzano le competenze dei pensionati, come formatori e mentori, anche se oggi c’è poco personale a beneficiarne. Nella nuova società giapponese gli anziani sono sempre più soli ed è essenziale garantire loro i mezzi per una qualità della vita soddisfacente. Di pari passo, per impedire la rovina economica è fondamentale reperire manodopera, mentre l’aumento del tasso di natalità dovrebbe rimanere come obiettivo a lungo termine.