Il piano B del Governo contro il Covid: 100 giorni di zona rossa

Laura Pellegrini

11/01/2021

05/07/2021 - 16:35

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Oltre alle misure già in atto e in arrivo con il prossimo Dpcm valido dal 16 gennaio, il Governo Conte starebbe lavorando anche ad un piano B per combattere il Covid.

Il Governo ha chiari i prossimi passi per combattere la pandemia di coronavirus: dopo l’avvio della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 e l’archiviazione delle feste natalizie, infatti, è in arrivo una nuova stretta dal 15 gennaio. Potrebbero essere inseriti criteri di classificazione (più rigidi) delle Regioni in fasce di colore, oltre ad essere introdotte anche norme più restrittive per le zone gialle. Tutto questo nell’ottica di tornare al più presto alla normalità.

Dietro la possibile proroga dello stato di emergenza fino al 30 aprile 2020 e di fronte all’auspicio di raggiungere i 8 milioni di vaccinati entro Pasqua, il Governo punta a tornare alla normalità prima dell’arrivo dell’estate. Ma secondo gli esperti questo è un piano fin troppo ambizioso.

Cosa si nasconde dietro alla teoria dei cento giorni prevista dal Governo? Che cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

Le vulnerabilità della strategia anti-Covid del Governo oggi

Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha già annunciato a Che Tempo che fa l’inasprimento delle attuali normative contro la diffusione del Covid-19 con il nuovo DPCM del 15 gennaio 2021. Infatti, le feste di Natale hanno segnato un allentamento delle restrizioni e un innalzamento dell’indice Rt in tutte le Regioni italiane: abbassare la guardia ora significherebbe vanificare tutti gli sforzi fatti sino a questo momento.

In attesa dell’incontro con le Regioni, previsto per lunedì, e dell’intervento in Parlamento del Ministro Speranza, previsto per mercoledì, il Governo prepara il suo piano di cento giorni in zona rossa. Questo periodo, infatti, sarebbe necessario ed essenziale per prevedere un graduale ritorno alla normalità a partire dalla fine del mese di aprile. A descrivere l’idea dell’Esecutivo è stato Giuliano Foschini con un articolo pubblicato su Repubblica.

In attesa dell’entrata in vigore del nuovo decreto e dell’inserimento di nuove restrizioni anche per le zone gialle, il Governo ha bisogno di altre due condizioni affinché il piano dei cento giorni possa funzionare:

  • la prima - introdotta con il Dl del 5 gennaio scorso - riguarda i nuovi criteri di classificazione delle Regioni sulla base degli indici Rt (sopra a 1 scatta la zona arancione, mentre sopra 1,25 scatta la zona rossa),
  • la seconda - non ancora approvata - prevedrebbe l’introduzione del lockdown non appena in una Regione si registrano più di 250 contagi ogni 100 mila abitanti. Il rischio di quest’ultima condizione, però, è che le Regioni rallentino il numero di tamponi effettuati giornalmente per evitare si superare la soglia critica.

Ma per arginare il problema esiste anche un piano B.

Il piano B: 100 giorni di zona rossa e arancione in tutta Italia

Per evitare l’esplosione di una terza ondata pandemica, già prevista dagli esperti nelle prossime settimane, il Governo starebbe pensando a un piano B da adottare qualora non sia sufficiente la nuova classificazione delle Regioni in fasce di colore.

Questo nuovo piano, in particolare, prevedrebbe l’introduzione della zona arancione e rossa in tutta Italia fino al mese di aprile. Nel contempo, inoltre, proseguirebbero le vaccinazioni contro il Covid-19. “In questi cento giorni – hanno spiegato in Consiglio dei Ministri – c’è il nostro futuro: se riusciamo a vaccinare tutti gli operatori sanitari, gli 80enne e parte dei 70enni, tra cento giorni, a fine aprile, avremo una pressione sulla rete ospedaliera assolutamente gestibile. Il Covid sarà un ricordo”.

Cosa dicono gli esperti?

Molti scienziati sono scettici di fronte al piano dei 100 giorni del Governo e in merito alle previsioni, fin troppo ambiziose, sulle vaccinazioni.

Per esempio, lo scienziato e farmacologo Silvio Garattini ritiene che sia “difficile conseguire questa immunità entro l’estate per il semplice fatto che anche la disponibilità di vaccini è limitata, complicata dalla somministrazione in doppia dose e dalla complessa catena del freddo da rispettare”.

Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ha invece annunciato l’arrivo - nelle prossime settimane - della terza ondata pandemica come risultato degli allentamenti introdotti per le festività natalizie. “Pur rendendoci conto che ovviamente la soluzione migliore sarebbe quella che abbiamo preso a marzo-aprile, ovvero il lockdown totale e nazionale, non possiamo più farlo”, in quanto l’economia non lo reggerebbe.

Non ci resta che attendere le decisioni del Governo per capire quali saranno gli sviluppi dei prossimi mesi.

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