Non c’è che dire, nelle ultime die settimane abbiamo assistito ad una discesa del prezzo del petrolio che potrebbero sancire l’inizio di un trend ribassista.
Dall’inizio del 2022, l’OPEC+ ha svolto un lavoro eccezionale attuando i tagli alla produzione di 3,6 milioni di barili al giorno in un momento in cui il conflitto nella regione del Mar Nero e nel Medio Oriente ha deviato le rotte per il commercio mondiale di petrolio. Il traffico marittimo attraverso il Canale di Suez è diminuito di oltre l’80% rispetto ai livelli pre-ottobre 2023, secondo i dati del CME (Chicago Mercantile Exchange) a causa degli attacchi dei ribelli Houthi alle navi cargo.
Il petrolio russo, che un tempo veniva trasportato o spedito in Europa, ora compie un lungo viaggio attraverso l’Africa fino all’India e alla Cina.
Eppure, nonostante questi fattori, i prezzi del petrolio sono oggi più bassi rispetto a due anni fa.
Cosa pesa veramente sull’andamento dei prezzi del greggio?
PREZZO DEL PETROLIO WTI CON MEDIE MOBILI A 50, 100 E 200GG E SUPPORTI STATICI. PERIODO: 01.01.2020-31.05.2024
Fonte: Bloomberg
Parte della risposta si trova, geograficamente parlando, negli Stati Uniti, dove la produzione di petrolio greggio è salita a oltre 13 milioni di barili al giorno. L’aumento della produzione statunitense ha sostituito circa un terzo dei tagli alla produzione da parte dell’OPEC+ e ha mantenuto le scorte di greggio e di prodotti a livelli vicini alla media degli ultimi 5 anni, secondo uno studio del CME, di cui offriamo una tabella qui sotto:
Produzione giornaliera USA di petrolio 1983- 2024
Fonte: CME
Un’altra parte della risposta risiede nella Cina, il più grande importatore mondiale di petrolio greggio.
Negli ultimi tre decenni, la Cina è passata dall’essere un esportatore netto di petrolio all’essere importatore netto di oro nero di circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno.
Tuttavia, nel 2022, l’anno più recente per il quale l’Energy Information Administration dispone di dati completi, il consumo cinese di petrolio greggio è diminuito, il primo calo su base annua in un quarto di secolo. La EIA è la United States Energy Information Administration degli Stati Uniti, l’agenzia statistica e analitica del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America. E, data la fiacca crescita cinese del biennio 2022-2023, ritengo plausibile che anche oggi i consumi non si discostano da quelli dell’anno 2022 per la Cina.
Se facciamo un’analisi ventennale, dal 2005, cioè quando la domanda cinese è aumentata, i prezzi del petrolio greggio sono spesso cambiati in correlazione con il ritmo della crescita cinese, con un ritardo temporale di circa un anno. Ad esempio, il ritmo della crescita cinese ha raggiunto il suo apice nel 2007, 2010, 2017 e 2021. I prezzi del WTI hanno raggiunto picchi nel 2008, 2011, 2018 e 2022.
Allo stesso modo, quando la crescita cinese si è indebolita, i prezzi del petrolio sono spesso diminuiti in tandem, a volte con ritardi più brevi dei 12 mesi.
Quando la Cina ha revocato le restrizioni anti-COVID alla fine del 2022, si prevedeva una forte ripresa della crescita. Questa ripresa, tuttavia, non si è ancora concretizzata.
La crescita è rimasta lenta nel 2023 e, secondo il FMI, potrebbe tornare al 5% solo nel 2024, se si risolveranno definitivamente i problemi del settore immobiliare (ne dubito).
Sebbene il ritmo complessivo della crescita in Cina possa pesare sui prezzi del petrolio, non è l’unico fattore decisivo per la discesa dei prezzi.
Perché il trend ribassista del petrolio è qui per restare
Nel 2023, il 35%-40% di tutti i veicoli venduti in Cina erano elettrici. La quota crescente di veicoli elettrici tra le vendite di auto in Cina e anche altrove nel mondo pesa oggi e peserà in futuro anche sulla domanda di petrolio greggio.
L’avvento sempre più massiccio delle auto elettriche e delle auto ibride a ridotto consumo di benzina sta introducendo un nuovo modo di risparmiare sui consumi di petrolio a livello globale, un cambiamento che definire epocale è poca cosa.
L’avvento dei veicoli elettrici accentua la tendenza verso una maggiore efficienza dei consumi di benzina, che sottolinea i progressi tecnologici dell’ultimo mezzo secolo.
Dagli shock dell’offerta petrolifera del 1973 e del 1979, che portarono il petrolio da 3 dollari al barile fino a 40 dollari, ci sono state due rivoluzioni nel settore automobilistico. La prima rivoluzione in termini di efficienza si è verificata tra il 1975 e il 1985, comportando la riduzione del peso e della potenza del motore delle automobili e quindi il miglioramento del consumo di carburante.
La seconda rivoluzione è arrivata dopo un diverso tipo di shock petrolifero, non derivante dalla offerta: l’impennata della domanda in Cina e in altri mercati emergenti che ha portato i prezzi del petrolio da 12 dollari al barile nel 1998 a 140 dollari nell’estate del 2008.
Dai rialzi di prezzo oltre i 100 dollari barile del 2008 nacque una nuova esigenza industriale: quella di costruire motori meno assetati di carburante.
E in quegli anni inizia infatti una rivoluzione nella tecnologia dei motori.
Nascono motori con minor impatto sui consumi, grazie anche all’introduzione e la divulgazione degli autoveicoli ibridi e all’avvento dei veicoli 100% elettrici per un pubblico più ampio a partire, se non ricordo male, dagli anni 2010 -2011. Secondo uno studio pubblicato dal CME, facendo un confronto tra il 1975 e il 2022, l’auto media nel 2022 pesa circa il 7% in più rispetto a un veicolo prodotto nel 1975, ma ha quasi il doppio dei cavalli e consuma solo la metà del carburante a parità di cilindrata.
Questo trend di efficientamento dei veicoli a combustione interna è inarrestabile. E così come la diffusione dei veicoli 100% elettrici, che in futuro avranno batterie ad autonomia in Km sempre più grande e saranno vendute a prezzi più bassi.
Oltre al progresso tecnologico dei motori delle macchine, il consumo di petrolio greggio soffrirà di un ulteriore, e non meno importante, freno nel lungo periodo: avremo meno consumi di petrolio per il semplice fatto che le persone non guideranno più tanto come in passato.
Il lavoro da casa e lo shopping online eviterà sempre più all’“automobilista lavoratore” e all’“automobilista consumatore” gli spostamenti in auto casa-lavoro, o quelli casa-negozio Inoltre, l’avvento dell’intelligenza artificiale ridurrà anche il numero delle giornate lavorative a settimana, perché l’aumento di produttività dettato dall’utilizzo di IA nei processi industriali è un fatto inarrestabile.
Tutto ciò ridurrà la domanda di carburante a livello globale nei prossimi anni, soprattutto nei paesi industrializzati.
Pertanto, il mercato petrolifero oggi sembra essere per il momento in equilibrio tra le tensioni geopolitiche che potrebbero mantenere i prezzi più alti di quanto non sarebbero altrimenti, e le attività industriali di produzione e raffinazione. Ma nel lungo periodo le cose cambieranno drasticamente, per le motivazioni di cui sopra e il prezzo del petrolio sarà inevitabilmente destinato ad abbassarsi.
Quale futuro per il prezzo del petrolio?
Come potete vedere graficamente dalla tabella Bloomberg ad inizio articolo, ora il WTI viaggia attorno a 78 dollari barile, che è proprio la MM a 200gg in linea gialla, che è il trend di lungo periodo. Se dovessero arrivare dati sul PIL USA e sulla inflazione in USA più freddi delle aspettative nelle prossime settimane, la MM200gg potrebbe essere bucata al ribasso e indirizzarsi verso il minimo di breve periodo di 70 dollari barile.
Se non regge quel supporto è evidente la discesa verso i 65 dollari barile, che è il quadruplo minimo dispiegatosi nella prima metà del 2023 (linea rossa orizzontale nel grafico).
A quel punto, i 65 dollari barile dovrebbero essere un buon “tappeto” resistente ad ulteriori ribassi.
Più giù si aprirebbero spazi verso i 40 dollari, ma se si arrivasse a 40 dollari barile nel breve periodo ciò significherebbe assistere ad una contrazione così violenta della domanda che sarebbe il segnale evidente di una recessione globale. Molto difficile che ciò accada, per il momento.
Come investire sulla debolezza del petrolio
Come giocarsi la debolezza del petrolio, allora?
Esistono degli ETF che scommettono sul ribasso del petrolio. Si apprezzano quando il petrolio scende (e viceversa) grazie all’utilizzo di strumenti derivati sul petrolio.
Li emettono Wisdom Tree e Societe Generale.
Per pura comodità ho preso in esame il Wisdom Tree a leva 1, cioè il WisdomTree WTI Crude Oil 1x Daily Short (ISIN JE00B24DK975).
Grazie all’ausilio della piattaforma Bloomberg ho messo in relazione l’ETF short di cui sopra (linea gialla) e una posizione lunga sul petrolio wti, data dal future wti consegna giugno (linea bianca).
L’andamento esattamente inverso tra le due variabili (con correlazione inversa al livello del 75%) testimonia la bontà della copertura attuata con il Wisdom Tree SOIL IM, visto che la non perfetta correlazione negativa (non si arriva al 100%) è dovuta ai differenziali di prezzo dei contratti, nelle fasi di roll-over dei derivati tra una scadenza trimestrale e la scadenza trimestrale successiva.
Anche qui, come sempre, è importante investire solo una piccola parte del vostro patrimonio e sempre coerentemente con la vostra propensione al rischio, ma l’utilizzo di ETF short sul petrolio è utile non solo per sfruttare un trend abbastanza evidente di discesa del prezzo del petrolio, ma anche come contro-bilanciamento di eventuali posizioni lunghe su titoli petroliferi presenti già nel vostro portafoglio.
ANDAMENTO CORRELATO TRA ETF SHORT SU PETROLIO LEVA 1X WISDOM TREE (LINEA GIALLA) E FUTURE SU WEST TEXAS INTERMEDIATE (WTI-LINEA BIANCA).NELLA SECONDA TABELLA IN EVIDENZA ANCHE IL COEFFICIENTE DI CORRELAZIIONE TRA LE DUE VARIABILI, CHE OGGI SI ATTESTA A CIRCA IL 75%. PERIODO: 1.6.2023-31.5.2023
Fonte: Bloomberg
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |