Svanito l’effetto Opec Plus, le quotazioni del greggio sono tornate ai livelli pre-vertice. Tra gli analisti, BofA è ottimista sulle prospettive 2019 mentre Citi ritiene che il taglio dell’offerta sia controproducente.
È durato poco l’effetto rialzista innescato dalla decisione dell’Opec Plus di ridurre l’output globale di 1,2 milioni di barili (Petrolio decolla: c’è l’accordo OPEC). Il benchmark globale, il Brent, che venerdì mattina, prima dell’annuncio dell’accordo sul taglio produttivo, aveva aperto le contrattazioni a 60,25 dollari, al momento passa di mano a 60,76$/barile.
Andamento simile per il riferimento statunitense che, in attesa dell’aggiornamento di domani sugli stock della prima economia, nell’ultima seduta della scorsa settimana apriva a 51,76 dollari e ora per comprare un barile con consegna gennaio servono poco più di 52 dollari (52,09$).
Tra gli operatori è radicata la convinzione che l’Arabia Saudita sia riuscita nel difficile compito di non contrariare troppo l’alleato statunitense, Trump ha più volte rimarcato di preferire un barile a sconto, riuscendo allo stesso tempo a tenere unito il cartello.
BofA è bullish, per Citi le misure dell’Opec sono controproducenti
Nonostante tra gli analisti prevalga il convincimento che la mossa dei produttori non riuscirà a risollevare le quotazioni dell’oro nero, gli analisti di Bank of America Merrill Lynch ritengono che i prezzi nel 2019 torneranno in quota 70 dollari.
“Nel breve termine, ci attendiamo un’elevata dose di volatilità. Ma con il passare dei mesi siamo più ottimisti”, ha detto l’analista Hootan Yazhari. Nel corso di un’intervista alla CNBC, l’analista di Bank of America Merrill Lynch ha detto di attendersi un ritorno dei prezzi in quota 70 dollari nel 2019, anche più in alto per un breve periodo di tempo nel secondo trimestre”.
“Riteniamo che i tagli dell’Opec siano sufficienti”, ha detto Yazhari, secondo cui l’anno prossimo il mercato registrerà “un sostanziale bilanciamento e un livello di scorte stabile”.
Di diverso avviso gli esperti di Citi, secondo cui un barile di petrolio anche l’anno prossimo costerà 60 dollari.
Anche perché, rileva un team guidato dal n.1 per le commodity, Ed Morse, la minore produzione Opec potrebbe avere un effetto controproducente e incoraggiare i produttori statunitensi ad intensificare le estrazioni. “Più l’Opec Plus cerca di sostenere i prezzi, più permette alle compagnie statunitensi di evitare di contenere la crescita dell’offerta”.