Petrolio, l’India e la Russia litigano sull’uso dello yuan

Redazione Money Premium

25 Ottobre 2023 - 06:55

L’India è diventata il principale importatore di petrolio russo trasportato via mare, sfruttando le opportunità create dalle sanzioni europee e statunitensi.

Petrolio, l’India e la Russia litigano sull’uso dello yuan

Il mondo dell’energia sta assistendo a una controversia inaspettata tra due importanti nazioni: l’India e la Russia. Il motivo? Il pagamento del petrolio russo in yuan cinesi, una situazione che sta creando frizioni politiche ed economiche tra i due alleati tradizionali. Almeno sette spedizioni di petrolio russo sono state ritardate a causa della riluttanza del governo indiano a consentire alle raffinerie statali di effettuare pagamenti in yuan.

L’India è diventata il principale importatore di petrolio russo trasportato via mare, sfruttando le opportunità create dalle sanzioni europee e statunitensi in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Questo ha permesso alle raffinerie indiane di acquistare petrolio russo a prezzi scontati. Tuttavia, ci sono state sfide nel regolare il commercio petrolifero con la Russia, specialmente dopo che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno imposto un limite massimo di 60 dollari al barile per il petrolio russo. Questo ha costretto gli acquirenti indiani a cercare alternative, come l’utilizzo di dirham degli Emirati per i carichi che superavano questo limite.

Per risolvere questo problema, alcune raffinerie indiane hanno iniziato ad utilizzare lo yuan cinese per pagare parte del petrolio russo. Tuttavia, il governo indiano sembra esitare nell’usare questa valuta per i pagamenti, e almeno sette pagamenti sono ancora in sospeso, con alcuni relativi a carichi consegnati a raffinerie statali.
Nonostante non sia chiaro se il governo abbia effettivamente ordinato alle raffinerie statali di smettere di pagare in yuan, la disapprovazione di Nuova Delhi è chiara. Questa situazione ha messo in evidenza le tensioni esistenti tra l’India e la Cina, soprattutto in relazione ai confini himalayani.

Le raffinerie indiane acquistano la maggior parte del petrolio russo dai trader, ma effettuano anche alcuni acquisti diretti da entità russe. L’uso del dirham degli Emirati Arabi Uniti, a differenza dello yuan, è preferito soprattutto a causa dei costi. Mentre i commercianti sono disposti a concludere accordi in dirham emiratini, i venditori russi preferiscono essere pagati in yuan.
La Indian Oil Corp, la principale raffineria del paese, ha iniziato ad utilizzare lo yuan e altre valute per pagare il petrolio russo. Le altre raffinerie statali, Bharat Petroleum Corp (Bpcl) e Hindustan Petroleum (Hpcl), sono state invitate dai fornitori russi a fare lo stesso.

Tuttavia, il pagamento in yuan comporta costi aggiuntivi per le società di raffinazione, poiché richiede la conversione delle rupie in dollari di Hong Kong e successivamente in yuan. Questo processo aggiunge un extra del 2-3% ai costi di regolamento rispetto all’uso del dirham.
Mentre le raffinerie statali indiane preferirebbero utilizzare le rupie per pagare il petrolio russo, la Russia è riluttante a ricevere questa valuta, poiché la bilancia commerciale tra i due paesi è in favore di Mosca. Questa situazione ha creato una sfida economica significativa per le raffinerie indiane.

Tuttavia, l’uso dello yuan ha anche implicazioni geopolitiche importanti. Alcuni in India vedono questa mossa come un vantaggio strategico per la Cina, soprattutto alla luce degli scontri al confine himalayano. La questione va oltre l’ambito puramente economico, poiché coinvolge relazioni politiche e geopolitiche complesse tra l’India, la Russia e la Cina.