L’introduzione di nuove sanzioni contro la flotta ombra russa sta rapidamente trasformando il mercato del petrolio, con impatti significativi a livello globale. Mentre alcuni attori ne traggono vantaggio, altri devono affrontare nuove sfide economiche e logistiche.
Tra i principali beneficiari di questa situazione ci sono gli esportatori di greggio del Medio Oriente, che vedono crescere la domanda dei loro prodotti da parte delle raffinerie indiane e cinesi. Anche gli armatori di petroliere non colpiti dalle sanzioni registrano un aumento dei guadagni grazie all’impennata dei noli marittimi.
Dall’altro lato, i raffinatori indiani e cinesi subiscono le conseguenze negative: la necessità di sostituire il greggio russo con alternative più costose sta facendo lievitare i loro costi operativi.
Un segnale evidente di questa trasformazione si osserva nel prezzo del greggio di riferimento del Medio Oriente, il Dubai crude, che ha chiuso a 81,25 dollari al barile, con un premio di 3,63 dollari rispetto ai futures Brent. Normalmente scambiato con uno sconto rispetto al Brent, il Dubai crude ha mantenuto un premio di oltre 3 dollari da quando gli Stati Uniti hanno introdotto le nuove sanzioni contro la Russia.
Secondo i dati di LSEG Oil Research, l’India è il maggiore acquirente di greggio russo con 1,71 milioni di barili al giorno (bpd) nel 2024, pari a quasi il 40% delle sue importazioni totali. La Cina segue con 1,09 milioni di bpd di petrolio russo via mare, più circa 1 milione di bpd importati tramite oleodotti.
L’India si trova ad affrontare ostacoli maggiori rispetto alla Cina. Le petroliere che caricano greggio dai porti russi europei devono attraversare aree controllate da paesi che applicano le sanzioni, rendendo più difficile l’approvvigionamento. La Cina, invece, può contare su rotte marittime più brevi dalla Russia orientale per continuare a importare il greggio ESPO.
L’effetto immediato delle sanzioni è quindi chiaro: un aumento dei prezzi del greggio mediorientale e una compressione dei margini di raffinazione a causa dell’incremento dei costi di trasporto e dell’accesso limitato a petroliere disponibili.
Nel lungo periodo, è probabile che la Russia trovi nuovi metodi per aggirare le restrizioni, riducendo i prezzi per mantenere il flusso di esportazioni. Tuttavia, la vera incognita riguarda il comportamento di Cina e India nei prossimi mesi.
La Cina, il principale importatore mondiale di petrolio, ha una strategia consolidata di riduzione degli acquisti quando i prezzi salgono troppo rapidamente. Grazie alle ampie scorte e alla domanda interna debole, potrebbe rallentare le importazioni se i costi rimanessero elevati. Anche le raffinerie indipendenti cinesi potrebbero ridurre la produzione, soprattutto se il greggio russo scontato diventasse meno accessibile.
Per l’India, la situazione è più complessa: avendo scorte limitate, le sue raffinerie potrebbero essere costrette a ridurre i volumi lavorati se non riuscissero a ottenere greggio a prezzi competitivi. Inoltre, i margini di raffinazione sono sotto pressione: il margine di lavorazione di un barile di Dubai crude in una raffineria di Singapore era di 1,53 dollari martedì, ancora ben al di sotto della media annuale di 4,46 dollari.