Petrolio: il Coronavirus ci riporta indietro di 10 anni

Un decennio perduto per il comparto petrolifero globale. Questa l’amara conclusione contenuta nell’ultimo report dell’Agenzia internazionale dell’energia.

Petrolio: il Coronavirus ci riporta indietro di 10 anni

Quando si parla di decennio perduto la mente va subito al Giappone, stretto nella morsa di recessione e di stagnazione economica dopo lo scoppio della bolla speculativa nel 1990.

A riportare in auge l’espressione oggi è stata l’Agenzia Internazionale dell’energia (IEA, International Energy Agency) nel suo Oil Market Report, lo studio mensile sullo stato di salute del mercato del petrolio.

Causa le misure di lockdown che, di pari passo con l’avanzata da est a ovest del virus, hanno imposto un blocco di tutte le economie mondiali, il mercato energetico, e quello del petrolio in particolare, ha registrato uno shock di domanda come mai si era vista prima.

Stando all’andamento dei future sul petrolio, l’accordo raggiunto dai maggiori produttori per ridurre l’output globale non rappresenta una misura efficace per combattere il crollo dei prezzi.

Alla seconda seduta consecutiva con il segno meno, le quotazioni del petrolio Brent segnano un calo di oltre un dollaro a 28,5 $/barile (-3,68%, -6,74% ieri) mentre il derivato con consegna maggio sul WTI, il petrolio made in Usa, arretra dell’1,3% a 19,85 dollari (-10,26% ieri).

Petrolio: cancellato un decennio di crescita

Al di là di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi, l’Agenzia internazionale dell’energia ritiene che la situazione per il mercato del petrolio sia già compromessa.

“Anche nel caso in cui le restrizioni alla circolazione fossero allentate nella seconda metà dell’anno, ci attendiamo che la domanda di petrolio nel 2020 scenda di 9,3 milioni di barili al giorno rispetto a 12 mesi prima, cancellando quasi un decennio di crescita”, si legge nello studio dell’IEA.

Lo shock alla domanda è di dimensioni inimmaginabili visto che misure di confinamento sono state adottate da praticamente tutti i Paesi del mondo. “Le misure di contenimento adottate da 187 Paesi e territori hanno portato ad un blocco sostanziale della mobilità” con conseguenze mai viste sulla domanda di petrolio.

Nel mese di aprile, la domanda di petrolio è stimata a 29 milioni di barili al di sotto del livello fatto segnare un anno fa, sui livelli registrati per l’ultima volta nel 1995. “Nel complesso, nel secondo trimestre la domanda di petrolio è stimata 23,1 milioni di barili giornalieri al di sotto del pari periodo 2019”.

Petrolio: le stime sui prossimi mesi

La ripresa delle richieste di petrolio è stimata graduale: a dicembre la domanda di petrolio risulterà di 2,7 milioni di barili inferiore rispetto a 12 mesi prima.

Il calo dell’offerta di petrolio non sarà in grado di arrestare l’incremento della crescita degli stock. “Secondo gli ultimi dati –continua l’IEA- nel corso del primo trimestre 2020 le scorte cinesi implicite sono cresciute di 2,1 milioni di barili al giorno mentre quelle statunitensi hanno evidenziato un incremento di mezzo milione di barili”.

Al momento le scorte di petrolio nei Paesi Ocse fanno segnare un rosso di 42,4 milioni di barili rispetto alla media a cinque anni che, nello scenario attuale, corrispondono a quasi 80 giorni di consumi (79,2 giorni).

Un incremento implicito delle scorte di petrolio globali stimato nel primo semestre a 12 milioni di barili giornalieri, “minaccia di travolgere la logistica del settore petrolifero –navi, oleodotti e serbatoi di stoccaggio- nelle prossime settimane”.

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