Periodi di carenza per malattia, 4 consigli per risparmiare soldi

Paolo Ballanti

23 Ottobre 2023 - 09:21

I periodi di carenza malattia essendo interamente a carico del datore di lavoro possono diventare un pesante fardello in bilancio. Ecco 4 consigli per normalizzare la situazione e risparmiare soldi

Periodi di carenza per malattia, 4 consigli per risparmiare soldi

Gli eventi di malattia rappresentano un’alterazione dello stato di salute del dipendente cui consegue un’assoluta o parziale incapacità al lavoro e, di conseguenza, la perdita della retribuzione per le ore / giorni di assenza.

L’Inps, dal canto suo, si preoccupa di garantire nei confronti di determinate categorie di lavoratori la copertura economica per i periodi non lavorati, attraverso un’indennità di norma anticipata in busta paga dal datore di lavoro.

I contratti collettivi nazionali di lavoro, sempre in tema di assenze per malattia, dispongono in generale il riconoscimento della retribuzione a carico dell’azienda per i dipendenti privi della copertura economica Inps.

Tuttavia, l’azienda è tenuta ad erogare una serie di importi anche per quei dipendenti comunque destinatari delle indennità a carico dell’Istituto, in particolare:

  • Il trattamento economico è infatti dovuto dal datore di lavoro per tutte le festività cadenti nel periodo di malattia, nel caso degli operai, nonché per le festività cadenti di domenica per gli impiegati.
  • Primi tre giorni di malattia (cosiddetta «carenza») posto che l’indennità Inps spetta a partire dal 4° giorno di assenza.

Proprio in merito alla carenza, l’azienda può mettere in campo una serie di contromisure al fine di ridurre il costo del personale. Analizziamo la questione in dettaglio.

Invitare i dipendenti a far attenzione al rilascio del certificato di malattia

La ricaduta nella stessa malattia o in altra consequenziale intervenuta entro 30 giorni dalla data di cessazione della precedente, è qualificata dalla normativa come continuazione di quest’ultima.

In situazioni simili, l’inizio della ricaduta non comporta l’obbligo di riconoscere la carenza, a patto che, naturalmente, la malattia precedente abbia avuto una durata superiore a 3 giorni.

Ipotizziamo il caso del dipendente Mario il quale si assenta per malattia, certificata come «inizio», per un totale di 15 giorni. In questa situazione l’azienda riconosce in busta paga i 3 giorni di carenza.

A distanza di 7 giorni dal termine della prognosi, Mario è di nuovo assente in malattia. Questa volta il certificato è di «ricaduta». Di conseguenza, il datore di lavoro tratterà l’evento in busta paga come una continuazione della malattia precedente (15 giorni), senza che ricorra l’obbligo di pagare la carenza.

Al contrario, se il medico non avesse fatto attenzione nel rilasciare il certificato, qualificandolo come «inizio», l’azienda avrebbe dovuto trattare l’assenza come primo evento, con conseguente liquidazione del periodo di carenza.

Pertanto, il datore di lavoro, al fine di evitare casi simili, nei limiti naturalmente delle competenze e valutazioni del medico / struttura sanitaria che rilascia il certificato, può informare i dipendenti che gli eventi di malattia non devono essere in tutti i casi trattati come «inizio» ma, al contrario, la normativa riconosce anche la possibilità della ricaduta rispetto ad un precedente evento.

Rendendo edotti in tal senso i lavoratori, è possibile che gli stessi ricordino ai medici l’esistenza della «ricaduta», posto che il dipendente è il primo a rendersi conto della prosecuzione di una malattia, anche se manifestatasi a distanza di giorni dalla precedente.

Coprire i sabati e le domeniche

Un’altra informativa da dare ai dipendenti, nella speranza che questi ultimi trasmettono le informazioni ai medici chiamati a rilasciare il certificato di malattia, riguarda la copertura di sabati e domeniche, in caso di due eventi di malattia che interessano due o più settimane consecutive.

Può accadere infatti che l’azienda riceva due certificati di malattia:

  • Il primo da lunedì 9 ottobre a venerdì 13 ottobre 2023;
  • Il secondo da lunedì 16 ottobre a venerdì 20 ottobre 2023.

In tal caso, lasciando scoperti sabato 14 e domenica 15 ottobre, i due eventi, qualificati come «inizio» comportano per l’azienda l’erogazione, in entrambi i casi, della carenza.

Casi simili, se per il lavoratore non fanno alcuna differenza, dal momento che, in caso di settimana corta, il sabato non è lavorativo e la domenica è giorno festivo, per l’azienda comportano naturalmente un costo in termini di retribuzione per i periodi di carenza.

Informando in maniera adeguata i lavoratori può accadere che determinati eventi, altrimenti trattati separatamente, possano dar luogo, in futuro, ad un unico certificato di malattia, che copra anche sabati e domeniche.

Attenzione a cosa prevede il Ccnl

Per talune categorie di lavoratori l’Inps, come anticipato, interviene facendosi carico della retribuzione prevista per i periodi di assenza per malattia.

L’indennità economica a carico dell’Istituto è comunque riconosciuta nel rispetto di un limite massimo di durata, pari:

  • A 180 giorni in un anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre) per i lavoratori a tempo indeterminato;
  • Ai periodi di attività lavorativa svolti nei 12 mesi precedenti l’evento di malattia, fermo restando il limite massimo di 180 giorni, nei confronti dei dipendenti a tempo determinato (se questi ultimi non possono far valere periodi lavorativi superiori a 30 giorni, il trattamento economico spetta per un periodo massimo di 30 gironi nell’anno solare.

Può accadere che il Ccnl applicato dall’azienda condizioni il riconoscimento in busta paga della carenza al fatto che la malattia sia o meno economicamente a carico dell’Inps. In situazioni di questo tipo se il lavoratore ha superato i 180 giorni e, di conseguenza, l’ulteriore malattia non è destinataria dell’indennità Inps, anche la carenza non è dovuta.

Diventa quindi importante per il datore di lavoro:

  • Verificare attentamente cosa prevede il contratto collettivo applicato;
  • Monitorare le statistiche sui giorni di assenza per malattia dei dipendenti, in modo da individuare eventuali casi di superamento dei limiti per il riconoscimento dell’indennità Inps.

Anche per la carenza è necessario il certificato di malattia inviato all’Inps

Una leggenda metropolitana da sfatare è quella per cui, in caso di carenza, sia sufficiente un certificato in carta libera rilasciato dal medico, posto che non si ha a che fare con «soldi dello Stato» (indennità Inps) ma esclusivamente del datore di lavoro.

E’ bene sapere che, di norma, i contratti collettivi nazionali di lavoro impongono una serie di adempimenti al lavoratore assente per malattia. Tra questi, figura anche l’obbligo di trasmettere all’azienda il numero di protocollo telematico del certificato che il medico ha inviato all’Inps.

Un esempio è il Ccnl Cooperative sociali. All’articolo 71 si dispone che l’assenza "per malattia o per infortunio non sul lavoro deve essere comunicata all’azienda al più presto e comunque entro la 1a ora prevista per l’inizio della presenza al lavoro, salvo il caso di accertato impedimento; inoltre la lavoratrice e il lavoratore devono comunicare il numero di protocollo telematico del certificato medico attestante l’incapacità lavorativa non appena rilasciato dalla competente struttura sanitaria.

L’azienda è quindi chiamata a:

  • Verificare cosa prevede il Ccnl applicato in merito agli eventi di malattia, in particolare gli adempimenti richiesti ai dipendenti;
  • Informare i lavoratori sulle disposizioni contrattuali;
  • Non riconoscere la carenza per eventi di malattia per i quali il lavoratore non ha rispettato gli adempimenti imposti dal Ccnl applicato.