Perde il lavoro perché gioca a padel, per il giudice il licenziamento è illegittimo. Risarcita con 18 mensilità

Laura Pellegrini

1 Aprile 2026 - 15:49

La 50enne è stata sorpresa a giocare a padel mentre si trovava in malattia con un dito rotto. Il giudice ha accolto il ricorso e ha disposto un risarcimento.

Perde il lavoro perché gioca a padel, per il giudice il licenziamento è illegittimo. Risarcita con 18 mensilità

Immagina di risultare assente al lavoro a causa di un infortunio e di venire sorpreso sul campo da padel mentre stai giocando una partita con gli amici. Un comportamento che, a prima vista, sembrerebbe giustificare un licenziamento in tronco. Ma il Tribunale di Ferrara ha ribaltato completamente la situazione ritenendo illegittimo il licenziamento di una lavoratrice che per 30 anni non ha mai tradito la fiducia del proprio datore di lavoro.

Questa sentenza traccia un confine sottile tra il diritto al recupero psicofisico e il dovere di lealtà verso il datore di lavoro. Nonostante fosse in malattia, la dipendente si trovava al di fuori dell’orario della visita fiscale e perciò poteva anche spostarsi dalla propria abitazione. Inoltre, quella partita a padel non metteva a rischio il recupero fisico della donna, secondo i giudici.

La 50enne, che lavorava come caporeparto in una nota catena di GDO, ha quindi vinto il ricorso senza però ottenere il reintegro. Il giudice ha comunque disposto un risarcimento di 18 mensilità nei suoi confronti.

Licenziata perché sorpresa a giocare a padel in malattia

La protagonista di questa storia è una donna di 50 anni che lavora da circa 30 anni come caporeparto in un supermercato di Occhiobello, nel ferrarese. All’inizio del 2024 la donna è caduta accidentalmente e si è fratturata il dito di una mano, motivo per il quale ha deciso di chiedere un periodo di malattia per recuperare le forze.

Durante la sua assenza dal lavoro, però, è stata sorpresa a giocare a padel in una palestra della provincia, con il dito rotto. Sebbene non si trovasse nella fascia oraria di controllo, il datore di lavoro - venuto a conoscenza della situazione - aveva deciso di avviare un procedimento disciplinare che si è poi concluso con il licenziamento della donna.

Considerando che la partita a padel era stata effettuata al di fuori dell’orario di visita fiscale, la donna decide di affidarsi a un avvocato e di impugnare il provvedimento in quanto ritenuto eccessivo rispetto alla situazione.

Per il giudice il licenziamento è illegittimo

In un primo momento, il giudice aveva messo sul tavolo un possibile accordo tra le parti che però è stato rifiutato dalla difesa della lavoratrice. Sono quindi iniziate le audizioni dei testimoni che hanno confermato che la partita di padel fosse avvenuta al di fuori dell’orario di visita fiscale, senza quindi infrangere la normativa sulla malattia.

Poche settimane fa, il giudice si è quindi espresso sulla questione accogliendo parzialmente il ricorso della donna: il giudice ha ritenuto il licenziamento illegittimo (senza reintegro), condannando parallelamente la società al pagamento di una somma di denaro corrispondente a 18 mensilità.

Sebbene sorpresa a giocare a padel in malattia, la donna non aveva violato la visita fiscale e nemmeno aveva messo a rischio la sua guarigione. Il giudice, inoltre, ritiene che il licenziamento senza preavviso sia da destinare a casi ben più gravi di quello in oggetto, soprattutto a fronte di una carriera lavorativa trentennale senza macchia.

Quando il tempo libero diventa causa di licenziamento

Al di là del singolo caso di cronaca, la giurisprudenza italiana ha stabilito criteri rigorosi per tracciare il confine tra tempo libero e illecito disciplinare. Il fulcro della questione non è lo sport in sé, ma la sua compatibilità con la patologia dichiarata: se l’attività fisica non pregiudica il recupero e non contrasta con la diagnosi medica, il licenziamento è considerato illegittimo.

Il rischio per il lavoratore diventa invece concreto quando lo sport provoca un ritardo nella guarigione o un aggravamento dello stato di salute, violando i doveri di correttezza e buona fede verso l’azienda.
In questi scenari, la partita a padel può trasformarsi in una prova di attività fraudolenta, dimostrando che la malattia era simulata o usata come pretesto per dedicarsi a hobby personali.

Bisogna prestare attenzione anche alla privacy: il datore di lavoro ha il diritto di assumere investigatori privati per verificare tali comportamenti fuori dalle mura domestiche, andando a smascherare i cosiddetti “furbetti della malattia”.

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