Il fermo della maggiore miniera di uranio al mondo mostra la fragilità dell’offerta, mentre il nucleare torna a crescere e i prezzi restano tesi.
La sospensione delle attività a Cigar Lake, nel Saskatchewan canadese, ha riportato l’uranio al centro dell’attenzione dei mercati. La miniera di Cameco, con una capacità di circa 19 milioni di libbre l’anno di U3O8, è oggi il più grande sito produttivo al mondo. Lo stop non nasce da un problema diretto in miniera, ma dal fermo dell’impianto di McClean Lake, gestito da Orano, dove viene trattato il minerale estratto a Cigar Lake.
La causa è il guasto all’unità di produzione di acido solforico. Orano punta a riavviare l’impianto e a reperire forniture alternative, ma i tempi stimati per una ripresa sono di circa due settimane.
Cameco non prevede per ora di modificare la guidance produttiva 2026. Il mercato però ha reagito subito, tanto che alla notizia le società esposte all’uranio hanno registrato rialzi tra l’1 e il 4%, segnale che anche un’interruzione limitata può pesare sulle aspettative. Il motivo è dato dal fatto che Cigar Lake non è una miniera qualsiasi. Nel 2025 ha prodotto 19 milioni di libbre, il 13% dell’offerta mineraria mondiale e circa il 10% dell’offerta complessiva di ossido di uranio. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui