Nella crisi dei combustibili fossili, ciclicamente torna in auge l’adesione al nucleare. E c’è una scoperta fatta oltreoceano che potrebbe cambiare ogni scenario
Torio e uranio insieme, per una miscela che potrebbe sembrare esplosiva e che, invece, è molto meno instabile di quanto si pensi. Questa è la scoperta fatta negli USA su un combustibile nucleare nuovo di zecca che però riutilizza, sostanzialmente, tutto il materiale già conosciuto ma con legami e proporzioni diverse e mai sperimentate prima. E il risultato potrebbe essere la vera e propria svolta per quanto riguarda l’energia nucleare.
Sì, perché nel marasma delle crisi energetiche, tra fonti rinnovabili, mega pannelli solari di ultima generazione e scoperte che sono destinate a ridisegnare il futuro, c’è anche il tanto demonizzato nucleare. Stavolta, però, le notizie sono positive perché potrebbero valere tanto a livello di riduzioni delle scorie e dei costi generali. Due aspetti cruciali quando si parla di un tema così delicato. E il segreto di tutto sembra essere proprio il torio.
ANEEL, il combustibile nucleare che dura fino a 8 volte di più
Dietro questa scoperta c’è la società americana Clean Core Thorium Energy, azienda con sede a Chicago che ha annunciato il successo dei test sul nuovo combustibile nucleare chiamato ANEEL. La miscela combina torio e uranio arricchito in una configurazione pensata non per rivoluzionare completamente le centrali esistenti, ma per migliorarne drasticamente l’efficienza sfruttando infrastrutture già operative. I test sono stati eseguiti presso l’Advanced Test Reactor dell’Idaho National Laboratory, uno dei laboratori più avanzati degli Stati Uniti nel campo della ricerca nucleare.
Qui il combustibile è stato sottoposto a condizioni estreme per simulare anni di utilizzo reale in tempi accelerati. I risultati hanno attirato attenzione perché ANEEL ha raggiunto un tasso di combustione superiore a 60 gigawatt-giorno per tonnellata di metallo pesante, un valore nettamente superiore agli standard dei combustibili tradizionali. Tradotto: il materiale riesce a produrre energia molto più a lungo prima di dover essere sostituito, con una durata che secondo i test può arrivare fino a otto volte quella dei combustibili oggi utilizzati in molti reattori.
Ma la vera svolta economica è un’altra. Il design del combustibile è compatibile con reattori già esistenti, inclusi alcuni modelli ad acqua pesante pressurizzata e i CANDU canadesi. Ciò significa evitare costose modifiche strutturali, nuovi noccioli o centrali completamente riprogettate. In altre parole, più energia prodotta e meno investimenti infrastrutturali.
Il “super combustibile” al torio può davvero essere più sostenibile ed economico?
Il torio non è una novità assoluta nel mondo scientifico, ma per anni è rimasto ai margini del nucleare tradizionale dominato dall’uranio. Eppure i numeri che lo riguardano continuano a incuriosire governi e aziende energetiche. Secondo diversi studi e analisi sottoposte in passato anche all’UE, il torio è circa tre volte più abbondante dell’uranio in natura e può garantire un rendimento energetico estremamente elevato.
Alcune stime parlano di una tonnellata di torio capace di produrre energia equivalente a circa 200 tonnellate di uranio oppure a oltre tre milioni di tonnellate di carbone.
Il vantaggio, però, non riguarda soltanto la produzione energetica. Le reazioni basate sul torio producono quantità inferiori di scorie radioattive e con tempi di decadimento più contenuti rispetto ai combustibili tradizionali. Inoltre, ANEEL avrebbe mostrato una buona capacità di trattenere i gas generati dalla fissione mantenendo la propria integrità strutturale anche sotto stress estremo. Tutti elementi che aumentano la sicurezza complessiva del combustibile.
C’è poi la questione economica. Alcune valutazioni riportano che, riconvertendo reattori già esistenti, il costo annuale del combustibile potrebbe ridursi drasticamente rispetto all’uranio tradizionale. Ed è anche per questo che Stati Uniti e Canada stanno accelerando tra nuovi Small Modular Reactor e combustibili avanzati: la corsa non riguarda solo la sostenibilità, ma anche l’indipendenza energetica in un periodo segnato da tensioni geopolitiche sempre più delicate e domanda crescente di elettricità.
Tutto questo, però, non significa che il nucleare possa sostituire completamente le energie rinnovabili. Solare, eolico e sistemi di accumulo restano oggi le tecnologie più sostenibili dal punto di vista ambientale. Il torio potrebbe però diventare un alleato importante nella transizione energetica, soprattutto per ridurre emissioni e dipendenza dai combustibili fossili mentre il mondo continua ad aumentare il proprio fabbisogno energetico.
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