Perché spendiamo di più quando paghiamo con lo smartphone rispetto ai contanti

Emanuela Ceccarelli

17 Giugno 2026 - 18:28

Perché il contactless elimina il freno inibitore della spesa e quali trucchi mentali possiamo usare per ridare un peso reale al denaro virtuale.

Perché spendiamo di più quando paghiamo con lo smartphone rispetto ai contanti

Una volta il denaro aveva un peso, non solo economico: era tangibile. Contavamo le banconote e le monete nel portafoglio, percependo fisicamente qualcosa che diminuiva dopo ogni acquisto. Oggi basta sfiorare il POS con lo smartphone per chiudere un conto al ristorante o pagare un biglietto della metro. Transazione dopo transazione abbiamo smarrito quella sensazione di perdita che per secoli ha accompagnato ogni spesa.

I pagamenti digitali ci hanno senz’altro reso la vita più semplice, ma al tempo stesso hanno modificato il nostro rapporto psicologico con il denaro. Si tratta di un cambiamento che va ben oltre lo sviluppo tecnologico e innesca un cortocircuito psicologico che rischia di mettere a repentaglio le nostre finanze.

Quando il pagamento diventa invisibile, anche il costo tende a diventare meno percepibile. E quando il costo è meno percepibile, spendere diventa più facile. Ma non è tutto: lo smartphone influenza le nostre decisioni di acquisto ben prima di arrivare alla cassa.

Il «dolore del pagamento» che scompare dietro uno schermo

La psicologia economica poggia da sempre su un principio cardine, il cosiddetto pain of paying: il dolore del pagamento. Quando utilizziamo i contanti per portare a termine un acquisto, il nostro cervello registra un piccolo sacrificio. Vediamo la risorsa uscire dalle nostre mani e percepiamo il portafoglio che si alleggerisce.

Con la dematerializzazione digitale, questo freno inibitore viene completamente azzerato. Lo smartphone è molto più di un wallet elettronico: diventa un vero e proprio anestetico emotivo. Gli acquisti si concludono con un semplice tap e l’acquirente non avverte alcun passaggio visibile di proprietà. Di conseguenza, la nostra mente si concentra esclusivamente sul beneficio immediato dell’oggetto desiderato, ignorando l’impatto reale sul nostro bilancio.

Questo fenomeno tocca particolarmente le nuove generazioni, cresciute in un sistema in cui il denaro è un dato puramente numerico visualizzato su un display. Dai wallet digitali fino alle transazioni Buy Now Pay Later (compra ora, paga dopo), l’attuale industria del Fintech lavora per rendere la transazione il più possibile invisibile.

Come lo smartphone influenza gli acquisti

Finora abbiamo analizzato cosa avviene a livello mentale al momento della transazione economica; tuttavia, l’influenza dello smartphone sul nostro regime di spesa inizia ben prima, saturando le nostre risorse cognitive durante la scelta dei prodotti.

Pensiamo alla classica spesa settimanale: quando si entra in un supermercato si aziona una sorta di pilota automatico, in grado di guidare il cliente verso i suoi prodotti abituali. Negli ultimi anni questo automatismo è stato messo a dura prova dai telefoni, capaci di spezzare completamente questa barriera protettiva.

I dati dell’Università di Bari evidenziano come la distrazione da smartphone influenzi direttamente i volumi di acquisto, portando a spendere mediamente il 41% in più. Questo non dipende dal metodo di pagamento in sé, ma dal sovraccarico cerebrale: quando lo sguardo si sposta costantemente sullo schermo per controllare notifiche o messaggi, il nostro percorso tra le corsie rallenta e diventa meno prevedibile. In questo modo, trascorriamo più tempo davanti agli scaffali, esponendoci così a una quantità maggiore di stimoli visivi e promozioni non pianificate.

Il carico cognitivo e la trappola dell’acquisto d’impulso

Con la diminuzione del denaro contante anche le nostre decisioni di consumo sono cambiate; queste non rispondono più a criteri puramente razionali ma sono influenzate da impulsi dettati dall’ambiente circostante. La grande distribuzione organizza strategicamente gli store proprio per sfruttare queste vulnerabilità emotive.

Decidere in partenza di affidarsi al denaro fisico agisce in questo senso come uno scudo preventivo: toglie l’alibi per tenere il telefono a portata di mano fin dall’ingresso nel punto vendita, spezzando la tentazione alla radice. In questo modo si eviterà di dividere la mente tra lo schermo del telefono e la scelta dei prodotti, influendo in modo positivo sul controllo e la valutazione critica degli acquisti.

C’è però un’abitudine immediata che potrebbe aiutare la nostra mente, ricreando il pain of paying dato dai contanti: controllare il saldo del conto corrente un attimo prima di uscire di casa o di varcare la soglia del negozio. Quella che potrebbe sembrare una semplice verifica formale può rivelarsi un potente trucco cognitivo. Fissa nella nostra mente l’esatta cifra di partenza, permettendo al cervello di fare un calcolo sottrattivo a ogni acquisto. Scalare mentalmente il prezzo di ciò che compriamo, transazione dopo transazione, restituisce alle transazioni virtuali quel peso reale che il semplice tap sullo schermo ci ha tolto.

SONDAGGIO