Le preoccupazioni sullo stato di salute della London Stock Exchange (LSE) hanno raggiunto livelli critici nel corso del 2025. Il mercato londinese ha sofferto una forte carenza di nuove IPO e la fuga di diverse società verso gli Stati Uniti, tra cui il gruppo fintech Wise, che ha spostato la propria quotazione principale a New York.
L’anno era iniziato con un certo ottimismo tra banchieri e advisor, ma la crescente volatilità dei mercati, innescata dalla guerra globale dei dazi voluta dal presidente USA Donald Trump, ha rapidamente eroso la fiducia nei consigli di amministrazione, portando molte aziende a sospendere o rinviare i processi di quotazione sia nel Regno Unito sia a livello globale.
Nel confronto internazionale, la Borsa di Londra ha faticato ad attrarre grandi operazioni, raccogliendo meno capitali persino rispetto all’Angolan Exchange nei primi nove mesi del 2025. Complessivamente, secondo i dati ufficiali della LSE, nel 2025 si sono registrate 22 IPO – 9 sul mercato principale e 13 sull’AIM – per un totale di 2,1 miliardi di sterline raccolte. Un miglioramento rispetto al 2024, ma ancora insufficiente per restituire centralità alla piazza londinese.
Il 2025 è stato un anno deludente per il mercato delle IPO britanniche, sebbene negli ultimi mesi siano emersi alcuni segnali di ripresa, con le quotazioni di Shawbrook, Beauty Tech e Princes Group.
Secondo gli operatori della City di Londra, la chiave per una vera ripartenza risiede nella fiducia. Alcune riforme regolamentari e le modifiche alle regole degli indici, come il FTSE 100, potrebbero rendere Londra più attrattiva, consentendo ad esempio alle società di quotarsi pur riportando i risultati in euro.
Charlie Walker, vice amministratore delegato della LSE, ha riconosciuto che in passato le regole di quotazione hanno rappresentato veri e propri ostacoli per molte aziende, creando frizioni diverse caso per caso.
La vera cartina di tornasole per il rilancio londinese potrebbe essere la possibile IPO di Visma, gruppo software norvegese sostenuto dal private equity britannico Hg Capital. La società starebbe preparando una quotazione da circa 19 miliardi di euro, scegliendo Londra al posto di Amsterdam.
Una quotazione di successo di Visma avrebbe un forte valore simbolico: tecnologia, azienda internazionale e scelta consapevole del mercato londinese. Un segnale che potrebbe innescare un effetto domino positivo per altre società in attesa.
Il settore fintech resta strategico ma complesso. Alcuni nomi come Revolut sembrano intenzionati a restare privati oltre il 2026, mentre altri, come Monzo e Starling Bank, valutano una quotazione tra Regno Unito e Stati Uniti, o addirittura un dual listing.
Anche nel comparto assicurativo emergono opportunità rilevanti: il broker Howden e il gruppo di cyber insurance CFC potrebbero portare nuove grandi operazioni, sebbene la concorrenza di Wall Street resti forte.
Tra i potenziali protagonisti figurano anche il conglomerato CK Hutchison, con possibili spin-off di AS Watson e dell’operatore telecom Three, oltre a società consumer come Waterstones, Barnes & Noble, LoveHolidays e Belron.
Non mancano neppure le opportunità nei settori più tradizionali, come quello veterinario con IVC Evidensia, o nelle risorse naturali con la compagnia aurifera uzbeka Navoi Mining and Metallurgical Company.
Il 2026 si profila dunque come un anno cruciale per il futuro della Borsa di Londra. La capacità di attrarre alcune grandi IPO di successo potrebbe restituire centralità al mercato britannico, rafforzando la fiducia degli investitori e convincendo le aziende ad ancorare la propria crescita a Londra anziché guardare oltre oceano.
Il Regno Unito deve essere in grado di incubare aziende interessanti e quotarle qui. Il prossimo anno dirà se questa ambizione potrà finalmente tradursi in realtà.