Nel rumore di previsioni, target price e scenari macro che cambiano a ogni dato di inflazione, una domanda resta sempre la stessa: dove ha senso concentrare l’attenzione quando si guarda all’azionario europeo con orizzonte 2026? Non si tratta di “indovinare il cavallo giusto”, ma di capire quali storie aziendali oggi hanno, secondo i grandi broker globali, un vantaggio probabilistico rispetto al resto del mercato.
Dentro questo quadro, Morgan Stanley ha messo sotto i riflettori un gruppo ristretto di 11 azioni europee: non un paniere “magico”, ma una lista di casi in cui i driver di utili e di ritorno di capitale sono misurabili, tracciabili e collegati a trend strutturali.
Perché proprio queste 11 azioni europee secondo Morgan Stanley
La logica di partenza è macro ma molto concreta. L’azionario europeo resta agganciato al ciclo USA: circa il 23% dei ricavi dell’MSCI Europe arriva dagli Stati Uniti, e negli ultimi 35 anni, quando l’S&P 500 ha fatto rendimenti annui superiori al 15%, in 14 casi su 15 anche l’Europa è salita, di meno ma nella stessa direzione. Morgan Stanley costruisce quindi un corridoio probabilistico: se l’azionario USA continua a reggere, è ragionevole aspettarsi che anche l’MSCI Europe segua, pur con ampiezza inferiore.
Sul fronte utili, il cuore della tesi è un percorso graduale, non un rimbalzo “a V”. Le stime del broker parlano di EPS europei in crescita di circa il 3,6% nel 2026 e del 6,8% nel 2027, cioè sotto il consenso. La componente prezzo, in questo scenario, deriva da un rerating moderato dei multipli: il target sul MSCI Europe a 12–18 mesi ruota intorno a 2.430 punti, pari a un potenziale di circa +7% in termini di prezzo e vicino al +10% includendo dividendi e buyback, con un P/E intorno a 16x rispetto ai 15,8x attuali. In uno scenario “toro” più ottimistico, il broker ipotizza la possibilità di arrivare nell’area dei 2.700 punti (+17% circa) se dovessero materializzarsi in modo più marcato alcuni driver: miglioramento del ritorno sul capitale legato all’AI, M&A mirato, aumento strutturale della spesa per la difesa e una politica fiscale tedesca meno restrittiva.
Un altro pilastro è la dispersione tra settori. Secondo Morgan Stanley non ha senso giocare “macro temi” in modo generico, ma selezionare storie con driver verificabili: ordini, margini, piani di efficienza, ritorno di capitale agli azionisti. Da qui la scelta di sovrappesare utilities (per rendimento, visibilità di cassa, ruolo regolato) e food retail (domanda resiliente, salari in risalita, buyback), restare molto selettivi su finanziari, software, tabacco e tenere un profilo più cauto su retail discrezionale domestico, lusso, auto, chimica, trasporti e packaging, dove il potere di prezzo e la visibilità sugli utili sono più fragili.
Le 11 top picks europee sono quindi il risultato di un’architettura di portafoglio precisa. Da un lato quattro banche – Banco Santander, Société Générale, Lloyds e ING – accomunate da RoTE a doppia cifra e dalla capacità di restituire una quota rilevante del capitale in eccesso attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Dall’altro un blocco utilities/energia (Siemens Energy, Centrica, Engie) in cui pesano backlog, infrastrutture e flussi di cassa regolati; la difesa e l’aerospazio (Rheinmetall, Airbus), che intercettano l’aumento strutturale degli ordini governativi; un holding internet (Prosus) con forte sconto sul NAV e leva sui buyback; infine un nome healthcare/medtech come Fresenius, che offre una storia di ristrutturazione e de-leveraging con obiettivi di margine misurabili.
Il messaggio di fondo è probabilistico: trattare la lista come una watchlist “a tesi verificabile” e non come un carrello della spesa. Pesi e timing, nella lettura del broker, vanno modulati in base alla visibilità sui driver chiave: più spazio alle storie dove il cash-return e il backlog sono già oggi molto visibili; approccio più tattico dove la leva principale è il rerating dei multipli o l’esecuzione di turn-around complessi.
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Che cosa stanno dicendo gli analisti sulle 11 top picks
Banco Santander viene letta da più case (tra cui UBS, JPMorgan e Bank of America) come una storia di banca retail di buona qualità con una forte esposizione all’America Latina. I report recenti insistono su tre elementi: ritorno sul capitale in area mid-teens, prosecuzione dei buyback e normalizzazione del costo del rischio in America Latina. La prospettiva che emerge è quella di una banca con sensibilità ciclica moderata, in cui la tenuta dei margini d’interesse e la disciplina sui costi restano le variabili chiave per sostenere il profilo di rendimento del capitale.
Société Générale, dopo anni complessi, viene valutata soprattutto per la capacità di eseguire il piano di efficienza. Bernstein, Deutsche Bank e JPMorgan hanno messo in evidenza il miglioramento del cost/income, la semplificazione del perimetro e il rafforzamento del capitale, pur ricordando che la volatilità dei ricavi di investment banking resta un fattore strutturale. Qui il potenziale rerating dipende in larga misura dalla continuità sui tagli di spesa e dalla riduzione degli attivi più rischiosi.
Su Lloyds Banking Group, gli aggiornamenti firmati da Barclays, Jefferies e KBW ruotano attorno al tema “UK domestic recovery”. Gli analisti sottolineano la stabilizzazione del net interest margin, una qualità dell’attivo migliore del previsto e la presenza di buyback ricorrenti. Il rischio principale riguarda la pressione competitiva sul mercato dei mutui casa, che potrebbe comprimere i margini; a controbilanciare, le efficienze sui costi e il potenziale rilascio di capitale. La lettura complessiva è quella di una storia di rendimento del capitale con forte esposizione all’economia domestica britannica.
Per ING Groep, UBS, Morgan Stanley stessa e Goldman Sachs convergono sull’idea di un “compounder” europeo. Le note dell’ultimo mese sottolineano la crescita delle commissioni (pagamenti, prodotti di investimento), un CET1 eccedente e una politica di distribuzione generosa che combina dividendi e buyback. Il mix dei ricavi appare più bilanciato rispetto a molti peer, con un rischio di credito percepito come contenuto. L’utile per azione è visto in ascesa ordinata, con un payout attraente come componente centrale della tesi.
Siemens Energy è al centro di una narrativa di “riparazione più crescita infrastrutturale”. Citi, JPMorgan e UBS, pur non nascondendo la volatilità degli ultimi trimestri, restano costruttivi su tre pilastri: il portafoglio ordini molto robusto nel segmento Grid (HVDC), il turnaround nelle turbine eoliche e il rafforzamento della struttura finanziaria. Il backlog di lungo periodo e il progressivo de-risking della supply chain sono considerati i driver che dovrebbero rendere più leggibile la generazione di cassa nei prossimi anni.
Centrica viene descritta da JPMorgan, RBC e Jefferies come un profilo difensivo con forte leva sul free cash flow. I report recenti insistono su bilancio solido, ritorni al capitale ricorrenti e contesto regolatorio britannico giudicato più prevedibile rispetto al passato. La gestione dell’hedging book attenua la sensibilità ai prezzi del gas, elemento che negli anni scorsi aveva amplificato la volatilità dei risultati. La combinazione di visibilità di cassa e buyback resta centrale nelle valutazioni.
Engie, nelle analisi di Bernstein, HSBC e Goldman Sachs, si colloca come utility integrata con un equilibrio tra crescita e difesa. Gli analisti mettono l’accento sulla pipeline nelle rinnovabili, sulla stabilità delle reti regolate e sulla disciplina nell’allocazione del capitale. La normalizzazione della volatilità delle commodity e la crescita organica selettiva nei progetti rinnovabili sono viste come condizioni necessarie per sostenere l’utile a medio termine, con attenzione particolare alla traiettoria del debito e all’esecuzione dei progetti.
Rheinmetall è una delle espressioni più evidenti del nuovo ciclo di spesa per la difesa in Europa. Deutsche Bank, UBS e Berenberg sottolineano l’esplosione del backlog, l’espansione delle capacità produttive nei segmenti munizionamento e sistemi terrestri e margini in allargamento. La visibilità pluriennale sugli ordini, legata alla ricostituzione degli stock militari, è considerata un punto di forza, pur con il caveat dei rischi operativi legati allo scaling e al contesto geopolitico.
Airbus continua a essere letta come storia di “quality growth” nel settore aerospaziale. Jefferies, Bernstein e JPMorgan hanno ribadito una view positiva sulla rampa produttiva della famiglia A320neo, sul miglioramento del free cash flow e sulla qualità del portafoglio ordini sia nel commerciale che nella difesa/spazio. I colli di bottiglia nella supply chain restano un tema, ma vengono descritti come in graduale rientro, mentre il pricing power sui narrow-body costituisce un supporto importante ai margini.
Prosus, holding internet con forte esposizione a Tencent e ad altri asset digitali, è analizzata da UBS, JPMorgan e Bernstein soprattutto in chiave di sconto sul NAV. Le note del mese mettono in rilievo tre leve: buyback come strumento per ridurre lo sconto, performance del portafoglio classifieds/food delivery e gestione proattiva delle partecipazioni non core. Il potenziale rerating è visto come funzione della combinazione tra miglioramento dei fondamentali delle controllate e riduzione graduale dello sconto implicito.
Infine Fresenius rappresenta per molti broker (tra cui Deutsche Bank, JPMorgan e HSBC) una tipica storia di “repair & improve” nel settore healthcare/medtech-ospedali. L’attenzione è concentrata sui margini di Kabi (IV/biopharma), sulla solidità del business ospedaliero Helios e sulla disciplina finanziaria in chiave de-leveraging. Gli analisti riconoscono i progressi del programma di ristrutturazione, ma ricordano che la qualità dell’esecuzione sui target di margine resta determinante per un rerating duraturo.
Nota operativa
Nel complesso, queste 11 azioni europee non vengono proposte come verdetto definitivo sul 2026, ma come un insieme coerente di casi in cui backlog, margini, ritorno di capitale e riforme interne offrono punti di ancoraggio misurabili. Quanto sopra sintetizza il tono delle raccomandazioni pubbliche delle principali case di ricerca citate, senza indicare target price puntuali e senza costituire in alcun modo sollecitazione del pubblico risparmio, invito all’investimento o consulenza personalizzata. Le informazioni hanno finalità esclusivamente informative e giornalistiche; per qualsiasi decisione operativa è essenziale fare riferimento alle ricerche integrali dei broker e verificare dati, rating e obiettivi aggiornati alla propria data di consultazione.