Tra Francoforte e Piazza Affari passa una parte importante della storia finanziaria europea. Due indici, due economie, due modi diversi di reagire alle crisi, alle riprese e ai cambiamenti del ciclo globale. Il DAX e il FTSE MIB vengono spesso osservati come termometri dello stesso continente, ma il loro percorso non è mai stato davvero identico.
Negli ultimi mesi il confronto è tornato al centro dell’attenzione. Non solo perché entrambi i listini hanno attraversato una fase di mercato complessa, ma perché la distanza tra ciò che ci si aspetterebbe guardando alla storia e ciò che mostrano i dati più recenti è diventata più interessante. A volte il mercato che sembra più solido non è quello che corre di più; altre volte la forza di breve periodo nasconde fragilità più profonde.
Per capire quale dei due indici abbia offerto il miglior equilibrio tra rendimento e rischio non basta osservare l’ultima fotografia. Serve allargare lo sguardo, tornare indietro nel tempo, misurare le fasi di rialzo e quelle di caduta, verificare quanto i due mercati si muovano insieme e quando invece prendano strade diverse. È da questa lettura storica che emerge un confronto meno scontato di quanto potrebbe sembrare.
Il perimetro dell’analisi
Il confronto diretto parte dal 04/01/1998 e arriva alla settimana del 14/06/2026. Le osservazioni comuni sono 1486. I rendimenti sono calcolati sulle chiusure settimanali e consentono di misurare performance, volatilità, drawdown, correlazione e forza relativa tra i due indici.
L’obiettivo non è stabilire una regola valida per ogni fase di mercato, ma distinguere due piani diversi: la superiorità storica, che dipende da molti cicli, e la preferenza tattica per il 2026, che dipende dalla forza relativa più recente.
Il lungo periodo premia il DAX
La Figura 1 mostra l’andamento normalizzato dei due indici. Il divario di lungo periodo è evidente: dal 1998 alla metà di giugno 2026 il DAX ha guadagnato 489,21%, mentre il FTSE MIB si è fermato a 104,07%. Anche il rendimento annuo composto racconta la stessa storia: 6,43% per il DAX contro 2,54% per il listino italiano.
Figura 1
Performance normalizzata dei due indici, base 100 alla prima osservazione comune.
Il vantaggio tedesco non è spiegato da un rischio più elevato. La volatilità annualizzata del DAX è pari al 22,23%, leggermente inferiore al 22,89% del FTSE MIB. Anche il drawdown massimo risulta meno severo per il DAX: -69,87% contro -74,19% dell’indice italiano.
Figura 2
Riquadro statistico di sintesi sul periodo 1998-2026.
Il rapporto tra rendimento e volatilità chiude il cerchio: il DAX ottiene un valore di 0,39, mentre il FTSE MIB si ferma a 0,23. In termini storici, l’indice tedesco ha remunerato meglio il rischio assunto.
Forza relativa: il recupero recente di Piazza Affari
La Figura 3 misura il rapporto tra FTSE MIB e DAX. Quando la curva sale, Piazza Affari sta facendo meglio di Francoforte; quando scende, accade il contrario. La storia mostra una lunga fase favorevole al DAX, ma anche un recupero importante del FTSE MIB nel ciclo più recente.
Figura 3
Forza relativa FTSE MIB/DAX, rapporto normalizzato in base 100.
Questo passaggio è centrale per leggere il 2026. Guardando alla storia intera, il DAX appare nettamente superiore. Guardando alla fase 2023-2026, l’indice italiano recupera terreno e mostra una leadership più evidente. La preferenza tattica non nasce quindi dal lungo periodo, ma dal regime recente.
Correlazione alta: due indici diversi, ma non indipendenti
La correlazione settimanale tra i due indici è pari a 0,837, con un R² di 0,701. DAX e FTSE MIB tendono a muoversi nella stessa direzione e una quota rilevante della variabilità di uno è associata ai movimenti dell’altro. La Figura 4 riassume questi numeri.
Figura 4
Correlazione, beta e frequenza delle settimane concordi.
La Figura 5 aggiunge una lettura dinamica: la correlazione mobile a 1, 3 e 5 anni rimane quasi sempre elevata. Questo riduce il valore del confronto come scelta di diversificazione pura. DAX e FTSE MIB non sono mondi separati: sono due declinazioni dello stesso rischio azionario europeo.
Figura 5
Correlazione mobile dei rendimenti settimanali su 1, 3 e 5 anni.
Drawdown: il FTSE MIB soffre di più nelle grandi crisi
La Figura 6 mette a confronto i drawdown storici. Il minimo drawdown del FTSE MIB è pari a -74,19%, toccato nella settimana del 27/05/2012; quello del DAX è pari a -69,87%, registrato nella settimana del 09/03/2003. Entrambi gli indici hanno vissuto fasi molto difficili, ma Piazza Affari ha mostrato una maggiore fragilità nelle crisi più profonde.
Figura 6
Drawdown storici calcolati sulle chiusure settimanali.
Anche le settimane estreme vanno nella stessa direzione. La peggior settimana del FTSE MIB è stata pari a -23,30%, contro -21,61% del DAX. La miglior settimana dell’indice italiano, pari a 21,36%, è stata più intensa di quella tedesca, pari a 16,12%. Il FTSE MIB è più discontinuo: più vulnerabile nei ribassi, ma capace di rimbalzi più violenti.
Anni e cicli: la storia dice DAX, il ciclo recente dice FTSE MIB
La Figura 7 mostra i rendimenti annuali. Il DAX ha avuto un rendimento medio annuo dell’8,38%, contro il 4,63% del FTSE MIB. Anche la mediana è più alta per l’indice tedesco: 16,01% contro 12,11%.
Figura 7
Rendimenti annuali dei due indici; il 2026 è parziale.
La Figura 8 sintetizza il confronto annuale: il FTSE MIB ha battuto il DAX in 12 anni su 29. La maggioranza degli anni resta favorevole al DAX, ma non mancano fasi in cui Piazza Affari riesce a sovraperformare.
Figura 8
Sintesi dei rendimenti annuali e frequenza delle sovraperformance.
Il confronto per grandi cicli, riportato nelle Figure 9 e 10, aiuta a capire il cambio di regime. Il DAX prevale nelle fasi 2003-2007, 2008-2012, 2013-2017 e 2018-2022. Il FTSE MIB torna invece davanti nel periodo 2023-2026, che è quello più rilevante per valutare il comportamento dell’anno in corso.
Figura 9
Rendimenti cumulati dei due indici per sotto-periodi storici.
Figura 10
Riquadro numerico dei rendimenti per grandi cicli.
La Figura 11 rafforza questa lettura: l’extra-rendimento a 52 settimane del FTSE MIB rispetto al DAX è tornato positivo nella fase recente. È il segnale di una leadership italiana che, pur non cancellando la superiorità storica tedesca, cambia la lettura tattica dell’anno in corso.
Figura 11
Extra-rendimento del FTSE MIB rispetto al DAX su finestre mobili a 52 settimane.
Il 2026: il vantaggio tattico è del FTSE MIB
Il dato che risponde alla domanda iniziale è quello del 2026. Come mostra la Figura 12, dall’inizio dell’anno alla settimana del 14/06/2026 il FTSE MIB guadagna 15,04%, mentre il DAX avanza del -1,16%. Il vantaggio dell’indice italiano è di 16,20 punti percentuali.
Figura 12
Andamento del 2026, base 100 alla prima osservazione dell’anno.
Il vantaggio non dipende soltanto dal rendimento. Nel 2026 il FTSE MIB presenta anche un drawdown massimo più contenuto: -9,25% contro -11,84% del DAX. La percentuale di settimane positive è inoltre superiore per Piazza Affari: 66,7% contro 54,2%.
Figura 13
Riquadro statistico del confronto nel 2026 parziale.
Cosa succede nelle settimane positive e negative
La Figura 14 osserva il comportamento condizionato. Quando il DAX è positivo, tende mediamente a salire più del FTSE MIB; quando però è il FTSE MIB a chiudere una settimana positiva, il suo rendimento medio supera quello tedesco. È una caratteristica ricorrente dell’indice italiano: meno lineare nel tempo, ma più reattivo nelle fasi di accelerazione.
Figura 14
Rendimento medio dei due indici nelle settimane positive e negative.
Questa dinamica spiega perché la risposta alla domanda non possa essere unica per tutti gli orizzonti. Il DAX resta più adatto a una lettura strutturale, mentre il FTSE MIB diventa più interessante quando la forza relativa recente è chiaramente a favore dell’Italia.
DAX o FTSE MIB: cosa dice la statistica per il 2026
La risposta è doppia, e sarebbe disonesto appiattirla su un solo numero. Sul lungo periodo il DAX resta superiore: ha reso di più, ha avuto un miglior rapporto tra rendimento e volatilità, ha mostrato più regolarità annuale e ha contenuto meglio i drawdown estremi. Sono elementi che non si cancellano con una fase favorevole.
Nel 2026, però, la graduatoria tattica si ribalta. Il FTSE MIB è davanti per rendimento, drawdown, frequenza di settimane positive e forza relativa. Il ciclo 2023-2026 è favorevole all’indice italiano, che sta vivendo una fase di recupero rispetto alla lunga sottoperformance accumulata in passato.
Limitandosi alla statistica dei dati disponibili, nel 2026 il FTSE MIB appare preferibile al DAX in ottica tattica. Dopo una fase di forte sovraperformance aumenta anche il rischio di prese di profitto, ma allo stato dei numeri l’indice italiano mostra più forza dell’indice tedesco.
Cosa fare con questi numeri
Il giudizio storico favorisce il DAX. Il giudizio tattico sul 2026 favorisce il FTSE MIB. Confondere questi due piani porta a conclusioni sbagliate in entrambe le direzioni.
La variabile da monitorare è la forza relativa. Finché il rapporto FTSE MIB/DAX continuerà a migliorare, l’indice italiano mantiene un vantaggio statistico nel 2026. Se invece il rapporto dovesse invertire e il DAX tornasse a sovraperformare con continuità, la lettura va aggiornata senza rimpianti.
Per il lungo periodo la storia dice DAX. Per il 2026, fino alla metà di giugno, i numeri dicono FTSE MIB.