Perché Mario Roggero è stato condannato e come può ottenere la grazia?

Ilena D’Errico

16 Luglio 2026 - 19:46

Mario Roggero è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere, ma c’è chi spera nella grazia. Ecco cosa sta succedendo e soprattutto perché.

Perché Mario Roggero è stato condannato e come può ottenere la grazia?

La Cassazione ha confermato la condanna di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di detenzione per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo, dopo l’assalto alla propria gioielleria nell’aprile 2021. La pena elevata, il salato risarcimento da pagare e l’aggressione subita rendono facile empatizzare con Roggero, che oggi ha 72 anni e si appresta a lasciare la famiglia duramente difesa per entrare in carcere.

Perciò, la condanna di Roggero ha colpito duramente gli italiani, che in queste ore sembrano essersi divisi in fazioni. C’è chi giustifica a spada tratta il gioielliere piemontese e chi, invece, difende la decisione dei giudici, ma tutti sono colpiti dalla vicenda, che ha avuto un esito tragico da qualsiasi modo la si guardi. Il destino di Mario Roggero, però, potrebbe ancora essere cambiato.

La difesa sta valutando l’opportunità di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. I capigruppo di centrodestra delle Camere, su impulso di Matteo Salvini, hanno avviato una raccolta firma per appellarsi al presidente Mattarella e chiedere la grazia per il gioielliere. Un provvedimento che può emanare il presidente della Repubblica per condonare, in tutto o in parte, o commutare la pena inflitta a un condannato. Nel frattempo, però, il gioielliere attende l’ordine di carcerazione che metterà fine, almeno per il momento, alla sua libertà personale. La tristezza di questi momenti non aiuta certo la cittadinanza a formulare considerazioni critiche, anche perché la strumentalizzazione del caso di Roggero ha subito raggiunto livelli inauditi. Proviamo a fare chiarezza.

Perché Mario Roggero è stato condannato

La mobilitazione politica e in generale l’impatto sulla cittadinanza di questo caso sono altissimi, anche comprensibilmente vista la tragicità di tutto l’accaduto. Atteniamoci però esclusivamente ai fatti. Il 28 settembre 2021 Mario Roggero ha subito una rapina presso la sua gioielleria a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Durante la rapina, la moglie e la figlia di Roggero sono state minacciate con un coltello a una pistola (che si è poi scoperto essere finta) per seguire i rapinatori nel retrobottega, insieme a Mario Roggero. I due rapinatori hanno anche legato i polsi della figlia del gioielliere con delle fascette per evitarne la fuga, poi sono fuggiti fuori con il bottino, attesi dal complice in auto.

Un lasso di tempo intorno ai 3 minuti di cui si possono solo immaginare gli effetti. La paura e la rabbia del gioielliere, che anni prima aveva subito un’altra rapina con tanto di pestaggio, lo ha portato a rincorrere i rapinatori fuori. Ha sparato per la prima volta mentre erano tutti in auto, colpendo lo specchietto retrovisore del veicolo e ferendo l’autista. I tre si sono dati alla fuga a piedi, ma Roggero ha continuato a sparare finché l’arma non è scattata a vuoto, per un totale di cinque colpi in sequenza. Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino sono morti poco dopo, mentre Alessandro Modica (alla guida) è stato ferito (e poi condannato per la rapina ovviamente). Le immagini delle telecamere di sicurezza presentano la scena in modo molto chiaro e di fatto fanno emergere subito la falla nella difesa di Roggero.

Che poi sia stata determinata dallo scuotimento emotivo, dalla volontà di proteggere i propri cari e dalla paura piuttosto che da un puro fine criminale è pacifico, anche se non rilevante come si potrebbe pensare. Il fatto è che la difesa per essere legittima deve sempre essere proporzionata alla minaccia, indispensabile a evitare un pericolo. Il fatto di aver colpito i rapinatori in fuga, di spalle, inseguendoli quando ormai il pericolo era cessato ha fatto la differenza. In uno Stato di diritto non è ammessa la giustizia fai da te, non soltanto per una questione di etica, per il disordine e la pericolosità che un modello simile creerebbe. Non è stato un omicidio basato sulla crudeltà o su fini socialmente deplorevoli, ma è pur sempre un omicidio.

Bisogna quindi fare attenzione a non confondere i due piani, anche perché al netto di ogni possibile considerazione umana, i giudici non hanno riconosciuto neanche il grave turbamento. Lo «stato di grave turbamento» esclude la punibilità per eccesso colposo di legittima difesa, a patto che la reazione sproporzionata sia causata dal panico generato dal pericolo in atto. Questo non vuol dire che le emozioni non abbiano influito nell’azione di Roggero, ma che il suo stato complessivo non sia stato giudicato idoneo a giustificare l’eccesso, soprattutto perché il pericolo non era più attuale. Gli avvocati del gioielliere hanno sottolineato anche che l’uomo aveva precedentemente subito una violenta rapina, condizioni che certo avrà influito sulla frustrazione e le paure in quella situazione di elevato stress, ma la procura ha notato parimenti che nel 2005 Roggero aveva minacciato proprio con una pistola l’ex fidanzato della figlia e i genitori dello stesso (poi patteggiando una condanna a 2 mesi di reclusione), perdendo il porto d’armi e detenendo poi la pistola illegalmente.

Si rientra in una forma di autotutela privata che non è ammissibile dalla legge e capire perché è più facile di quanto si creda. Cosa sarebbe successo se l’ex fidanzato della figlia di Roggero avesse deciso di difendersi uccidendolo? E se i colpi del gioielliere avessero colpito dei passanti innocenti, le loro famiglie avrebbero dovuto reagire con la stessa moneta? E ancora, se il rapinatore superstite avesse avuto davvero un’arma e interrotto la fuga per vendicare i colpi subiti dai propri complici? Uno Stato democratico e di diritto non può ammettere derive di questo genere, anche se questo non vuol dire che l’essere umano smetta di cadere in errore.

Di fatto, la difesa non è sempre legittima, ma in Italia le regole non sono “a favore dei criminali” come viene suggerito da una parte della politica e da vari esponenti pubblici. Anzi, è la legge a stabilire che la difesa è legittima quando necessaria a respingere un attacco con armi o violenza fisica nella propria abitazione o attività commerciale, pertanto sulla carta la situazione di Roggero sembrava chiara fin dall’inizio, in un ordinamento che non prevede la pena di morte.

La conferma della condanna arrivata dalla Cassazione non sembra lasciare spazio a dubbi sotto il profilo puramente formale, ma questo non cancella che questa storia sia una grossa sofferenza e al contempo un segnale di fallimento dello stesso Stato di diritto che protegge dalla giustizia fai da te. Siamo ancora lontani da un mondo, più nello specifico un’Italia, in cui chi lavora può sentirsi davvero al sicuro nel proprio negozio e le rapine sono un ricordo lontano, ma poco c’entrano leggi e condanne.

Come può ottenere la grazia?

Come anticipato, per Roggero la maggioranza sta invocando la grazia del presidente della Repubblica. Ha iniziato Matteo Salvini, che fautore della rinnovata legge sulla legittima difesa che ha portato alla condanna, non può che scagliarsi contro la giurisprudenza che “stravolge le leggi” e propendere per una strada alternativa. Nel frattempo, finisce nel dimenticatoio il Ddl Sicurezza, spesso associato in completa propaganda al caso del gioielliere piemontese, senza aiutarlo nel concreto. Il disegno di legge ipotizza l’eliminazione dei risarcimenti agli autori di alcuni reati (o alle loro famiglie) per i danni cagionati dalle vittime.

Peccato che i lavori sono ancora lunghi e anche l’eventuale immediata entrata in vigore non sarebbe stata applicabile al caso di Roggero, quanto meno non senza uno sforzo preciso in questo senso. Il gioielliere dovrà quindi pagare 480.000 euro di risarcimento (300.000 euro li ha già pagati). In ogni caso, la stretta pubblica e politica intorno al gioielliere hanno fatto avviare l’istruttoria per chiedere la grazia. Ovviamente, non ogni impegno in tal senso deve essere visto con cinismo, atteso che umanamente e soprattutto umanitariamente è difficile pensare a un cittadino di 72 anni in carcere dopo aver subito una rapina e temuto per l’incolumità di moglie e figlia nel proprio negozio.

Il presidente Mattarella è il solo che potrà però decidere se questa spinta umanitaria è sufficiente a condonare la pena dell’uomo, una scelta sicuramente complessa e di fatto impossibile da prevedere. La mancata assunzione di responsabilità rispetto al reato, visto che Roggero critica seppur educatamente la sentenza piuttosto che le proprie azioni, sembrerebbe un forte elemento a sfavore dell’uomo. Ma ci sono anche l’età avanzata e le complessive circostanze del tutto. Adesso, non resta che attendere l’esito dell’istruttoria con cui si conoscerà il parere del ministro Nordio (non vincolante) e la formulazione della richiesta di grazie da parte di Roggero, senza cui la domanda non può essere considerata.

Come premesso, inoltre, la difesa sta ipotizzando un ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, che potrebbe invece (in ogni caso con tempi lunghi) cambiare le carte anche dal punto di vista giuridico. A tal proposito, è soprattutto l’entità della pena a lasciare delle perplessità nel pubblico, anche se va ricordato che l’emozione che guida il popolo non può sostituirsi all’applicazione della legge. Tornando alla grazia, ne andrà considerato anche l’impatto, visto che a fronte delle ridottissime concessioni di Mattarella (e dei suoi predecessori) ci sono invece molti cittadini che scontano condanne per eventi analoghi.

Senza contare che la giurisprudenza, anche se oggi a molti appare fredda e lontana dopo la notizia, ha riconosciuto la legittima difesa in casi simili, dove tuttavia il pericolo era attuale e la minaccia proporzionata. Intanto, si ribadisce la solidarietà alla famiglie di Roggero, Spinelli e Mazzarino, tutti in qualche modo colpiti da un mix di colpe individuali e pubbliche che oggi rinnovano l’amaro in bocca.