Perché lo yen non decolla nonostante la svolta della Bank of Japan?

Redazione Money Premium

31 Dicembre 2025 - 08:42

Il punto più critico resta il mercato obbligazionario: l’enorme stock di debito pubblico rende il sistema vulnerabile a qualsiasi aumento significativo dei rendimenti.

Perché lo yen non decolla nonostante la svolta della Bank of Japan?

Il recente cambio di passo della politica monetaria giapponese non è bastato a rafforzare lo yen, che continua a muoversi in una zona di debolezza strutturale. Nonostante la Bank of Japan abbia avviato un ciclo di rialzo dei tassi di interesse dopo anni di politiche ultra-accomodanti, la valuta resta sotto pressione, segnalando che i problemi del Giappone vanno ben oltre il livello del costo del denaro.

La scelta della banca centrale è stata storica ma prudente. L’uscita graduale dall’era dei tassi zero risponde alla necessità di non destabilizzare un sistema finanziario fortemente dipendente da condizioni monetarie favorevoli. Questa cautela, però, viene letta dai mercati come un segnale di debolezza, soprattutto in un contesto globale in cui i differenziali di rendimento non giocano più chiaramente a favore del Giappone.

Sul piano interno, l’economia mostra segnali contrastanti. Da un lato, la ripresa dell’attività produttiva, il miglioramento della fiducia delle imprese e un mercato del lavoro particolarmente rigido sostengono la crescita dei salari e mantengono l’inflazione sopra l’obiettivo. Dall’altro, questi elementi non si traducono automaticamente in un rafforzamento della valuta, perché gli investitori continuano a guardare con preoccupazione ai fondamentali di lungo periodo.

Il punto più critico resta il mercato obbligazionario. L’enorme stock di debito pubblico rende il sistema vulnerabile a qualsiasi aumento significativo dei rendimenti. I titoli di Stato giapponesi attirano capitali stranieri in cerca di diversificazione, ma restano percepiti come fragili e soggetti a improvvise tensioni, fattore che limita l’impatto positivo sugli afflussi di capitale e, di conseguenza, sullo yen.

La debolezza della valuta ha riportato l’attenzione sul rischio di intervento valutario. In passato, il superamento di determinate soglie aveva spinto il governo a intervenire direttamente sui mercati. Oggi, invece, prevale un approccio attendista: le autorità preferiscono affidarsi a segnali verbali e alla speranza che il contesto internazionale, in particolare un dollaro meno forte, possa offrire un sostegno temporaneo.

A complicare ulteriormente lo scenario contribuisce la politica fiscale. I nuovi programmi di spesa pubblica, finanziati principalmente con ulteriore debito, alimentano i timori sulla sostenibilità dei conti statali e rafforzano l’idea che la banca centrale abbia margini di manovra molto limitati. Ogni decisione sui tassi deve quindi tenere conto non solo dell’inflazione, ma anche della stabilità del mercato finanziario.

In questo quadro, lo yen si trova intrappolato in una sorta di equilibrio instabile. I rialzi dei tassi rappresentano un segnale di normalizzazione, ma non sono sufficienti a compensare il peso del debito, la fragilità del sistema obbligazionario e le incertezze globali. Finché questi fattori resteranno centrali, la valuta giapponese continuerà a faticare nel riconquistare credibilità e forza sui mercati internazionali.