Perché le tensioni commerciali tra Usa e Cina sono un’opportunità per la Malesia

Federico Giuliani

19 Febbraio 2025 - 07:20

La strategia della Malesia è in realtà molto semplice: aprire le porte a quanti più investimenti possibile. Sia quelli provenienti da Washington che da Pechino.

Perché le tensioni commerciali tra Usa e Cina sono un’opportunità per la Malesia

Lo ha già fatto una volta, otto anni fa, ai tempi della prima presidenza di Donald Trump, quando le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina avevano raggiunto un livello preoccupante.

Potrebbe farlo di nuovo, sia che all’orizzonte si prospetti una nuova burrasca sia che spunti improvvisamente il sole. Nel bel mezzo del braccio di ferro economico che antepone Washington a Pechino, la Malesia non ha alcuna intenzione di scegliere.

Al contrario, Kuala Lumpur ha già dimostrato di voler e saper corteggiare tanto le aziende statunitensi quanto quelle cinesi, attraverso agevolazioni fiscali e altri vantaggi, nel tentativo di convincerle ad investire nel proprio territorio. Le autorità malesi, del resto, hanno visto che questa strategia ha già funzionato una volta e dunque sono ben felici di riproporla anche ora che Trump è tornato alla Casa Bianca.

Un ritorno inaspettato condito da promesse emblematiche: tra le altre cose, dazi salati sui beni made in China con annesso il rischio di interrompere il commercio globale. Ecco che la Malesia, già brava ad attrarre investimenti multimiliardari di player strategici come Texas Instruments e Lam Research dagli Usa, e Geely e Alibaba dalla Cina, si candida a diventare la nuova casa di tutte le aziende che temono di restare schiacciate dal testa a testa tra l’Aquila e il Dragone.

Il piano della Malesia

La strategia della Malesia è in realtà molto semplice: aprire le porte a quanti più investimenti possibile. Per farlo, il Paese asiatico ha trasformato la sua punta meridionale in un polo per le multinazionali alla ricerca di un rifugio sicuro. Chiunque arriverà qui potrà godere di condizioni privilegiate – in primis incentivi per costruire i propri stabilimenti - e della vicinanza estrema a Singapore, hub della finanza globale a sua volta desideroso di cooperare con Kuala Lumpur per lo sviluppo di una speciale zona economica malese.

Che tipo di aziende? Quelle tecnologiche e dell’automotive sono in prima fila. La Malesia sta diventando uno dei centri in più rapida crescita per i data center, gli enormi edifici che alimentano i sistemi di intelligenza artificiale, ed è uno dei maggiori esportatori di semiconduttori, i minuscoli chip che alimentano quasi ogni oggetto quotidiano (e non solo).

Con Trump che minaccia tariffe del 60% sui prodotti cinesi, la nuova zona economica speciale malese potrebbe effettivamente offrire un’interessante alternativa alle aziende mondiali che vogliono o vorrebbero ridurre la loro produzione in Cina. Attenzione però, perché Kuala Lumpur si è già fin qui assicurata miliardi di dollari da aziende americane, tra cui Nvidia, Microsoft e Google, così come dal colosso cinese ByteDance, casa madre dell’app TikTok.

Sia Cina che Usa

Finora, la maggior parte degli investimenti nella zona economica speciale ha riguardato i data center, che di solito non impiegano molte persone e necessitano di enormi quantità di elettricità e acqua per il raffreddamento. Nel 2023, come ha ricordato il Financial Times, la Malesia ha attirato 12,8 miliardi di dollari in investimenti diretti esteri, una cifra superiore a quella complessiva ricevuta dal 2013 al 2020.

Questa nazione è la sesta esportatrice mondiale di semiconduttori e detiene il 13% del mercato mondiale del confezionamento, dell’assemblaggio e del collaudo dei semiconduttori. Rappresenta inoltre l’origine del 20% delle importazioni annuali di semiconduttori degli Usa, più di Taiwan, Giappone o Corea del Sud.

Giusto per fare un esempio, Intel, il più grande produttore di chip al mondo per fatturato, sta spendendo 7 miliardi di dollari in nuove strutture in loco, che comprendono anche un sito di confezionamento avanzato «3D» che dovrebbe essere ultimato a breve, oltre ad un altro stabilimento di assemblaggio e collaudo di chip a Kulim. Le porte della Malesia sono aperte. La sensazione è che saranno sempre più spalancate.