Linea dura o errore politico? Il dossier immigrazione che può ribaltare le elezioni di midterm.
«Forse avremmo dovuto usare un tocco più morbido», ha ammesso alla fine Trump, mercoledì 4, alla domanda di un giornalista su come l’agenzia delle frontiere ICE (Immigration and Customs Enforcement) si era mossa in Minnesota per assolvere alla sua missione di arrestare ed espellere gli immigrati clandestini con precedenti penali. Non càpita spesso (mai?) di assistere ad un mea culpa del presidente per le sue mosse.
Soprattutto quelle che riguardano la repressione dell’immigrazione fuori legge, il suo preferito cavallo di battaglia, che del resto è quello che l’ha ri-portato alla Casa Bianca.
Il giorno prima, a seguito della morte di due manifestanti contro l’ICE, uccisi per strada a colpi di pistola a Minneapolis in due successivi scontri con gli agenti, il presidente aveva mandato il suo zar dei confini, Tom Homan, per raffreddare il clima politico. Era evidente che l’America si stava pericolosamente avvicinando alla “zona George Floyd”, l’afro-americano la cui morte per mano di un poliziotto bianco aveva generato proteste in tutta America. Era l’estate del 2020, e l’allora presidente repubblicano fu travolto dallo slogan Black Lives Matter: a novembre perse anche per questo ambiente rovente, oltre alla batosta dei milioni morti per il COVID. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA