Perché la borsa italiana è salita del 17% da inizio anno? Mentre il mondo guarda con preoccupazione alle tensioni sui dazi tra USA e Cina, ai conflitti alle porte dell’Europa e alla recessione tedesca sempre più concreta, c’è un mercato che sorprende tutti: la Borsa Italiana. Il Ftse Mib ha superato per la prima volta dopo più di 15 anni la soglia psicologica dei 40.000 punti.
Un risultato in forte controtendenza rispetto al clima globale di incertezza. Ma cosa c’è dietro questa corsa? Perché proprio l’Italia sta attirando così tanta attenzione?
Le ragioni sono diverse, intrecciate fra economia reale, flussi di capitale, fiducia politica e (finalmente) un recupero di credibilità strutturale. Ecco cosa c’è dietro il rally di Piazza Affari (e perché potrebbe durare).
1) Le banche italiane spingono il mercato
Il motore principale di questo rally è il settore bancario. Le banche italiane stanno vivendo un momento d’oro: da un lato beneficiano ancora di tassi d’interesse elevati, che aumentano i margini di guadagno su prestiti e mutui; dall’altro, il calo del cosiddetto «rischio Paese» sta riportando fiducia e capitali sul nostro mercato.
Unicredit, per esempio, ha messo a segno un impressionante +48% da inizio anno, grazie a utili record e a una strategia aggressiva di remunerazione per gli azionisti (tra dividendi generosi e riacquisto di azioni proprie). Intesa SanPaolo, +26%, continua a essere un punto fermo grazie alla sua solidità, all’efficienza della rete retail e agli investimenti sul digitale.
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Ma non sono solo le banche a brillare. Leonardo - miglior titolo del Ftse Mib con un +97% - ha beneficiato dell’aumento degli investimenti nella difesa e del piano di riarmo Ue. Telecom Italia, +55%, si conferma tra le blue chip preferite dagli investitori internazionali che approvano il piano di ristrutturazione in corso, orientato a creare valore, ridurre la leva finanziaria entro il 2027 e rendere il business più solido e sostenibile. Di recente, gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno alzato il target price a 0,5 euro, confermando l’ottimismo sul potenziale di crescita del titolo (con upside del 30% dai valori attuali).
Grafico azioni Telecom Italia
Fonte Tradingview
2) Crescita economica più solida del previsto
Un altro fattore che gioca a favore dell’Italia è la sua sorprendente resilienza economica. In un contesto in cui molte economie rallentano – la Germania è tecnicamente in recessione – l’Italia ha segnato una crescita dello 0,3% nel primo trimestre. Non è molto, ma è un valore superiore a quello ottenuto da altri Paesi.
Inoltre, l’inflazione si è stabilizzata intorno al 2%, livello considerato “sano”, e il mercato del lavoro continua a tenere. In altre parole, l’economia non cresce in modo spettacolare, ma non mostra nemmeno i segnali di fragilità visti altrove.
Questa tenuta ha spinto molti investitori a guardare con nuovo interesse all’Italia, anche come alternativa agli Stati Uniti. Negli Usa le valutazioni azionarie sono considerate ormai troppo alte rispetto ai fondamentali, mentre l’Italia appare più “a sconto”.
Un ruolo chiave lo stanno giocando anche gli investitori obbligazionari. Con lo spread Btp-Bund ai minimi (100 punti base) e un rendimento del Btp decennale al 3,67%, i titoli di Stato italiani sono tornati appetibili, grazie alla combinazione di rendimenti interessanti e basso rischio percepito. Questo afflusso di capitale sui bond italiani rafforza la fiducia generale sul Paese, influenzando positivamente anche il mercato azionario.
3) Sentiment positivo degli analisti
Le banche d’affari stanno rivedendo le loro raccomandazioni su molti titoli italiani. Non solo sulle grandi aziende del Ftse Mib, ma anche su molte mid cap, considerate sottovalutate rispetto ai competitor europei.
A rafforzare la fiducia internazionale è arrivato anche il miglioramento del rating sovrano dell’Italia da parte di S&P, che ha alzato il giudizio da BBB a BBB+. Un segnale chiaro per gli investitori globali: l’Italia è oggi un mercato in cui si può tornare a investire con più fiducia. O, per dirla con il linguaggio della finanza internazionale, l’Italia è di nuovo investable.
Un altro segnale incoraggiante arriva dal premio per il rischio, cioè quanto un investitore chiede in più per investire in Italia rispetto ad altri Paesi considerati più sicuri. Questo premio si sta riducendo. Il che vuol dire che il mercato crede sempre di più nella stabilità del nostro sistema politico e nella capacità del governo di portare avanti riforme strutturali.
4) Fattori tecnici a favore
Anche l’analisi tecnica supporta il trend rialzista. Il Ftse Mib ha completato un classico pattern di “Testa e Spalle” di continuazione, che per gli analisti è un segnale di forza e di possibile prosecuzione del rialzo. In questo caso, il pattern è stato avvalorato dal “return move” sulla neck line del testa e spalle, che ha fornito una solida base dalla quale è partito un nuovo slancio oltre i massimi precedenti, in direzione di target a 41.000 punti ed eventualmente verso i record del 2006 a 44.000.
Grafico Ftse Mib
Fonte Tradingview
Inoltre, l’indice benchmark italiano mostra una forza relativa superiore rispetto ad altri mercati europei, cioè sta performando meglio a parità di condizioni.
In finanza, la forza relativa misura quanto un indice o un titolo sale rispetto agli altri: se Piazza Affari sale mentre il Dax o il Cac40 restano fermi, vuol dire che gli investitori stanno preferendo l’Italia rispetto ad altri mercati simili. Questo emerge dal confronto tra il Ftse Mib e l’indice Eurostoxx50.
Confronto tra Ftse Mib e Eurostoxx50 (forza relativa)
Fonte Tradingview
Per fare un confronto corretto tra il grafico del Ftse Mib e quello del Dax – che è un indice total return, cioè include anche i dividendi reinvestiti – bisogna considerare il Ftse Mib Total Return, la versione dell’indice italiano che tiene conto anch’essa dei dividendi:
Confronto tra Ftse Mib Total Return e Dax (forza relativa)
Fonte Tradingview
Infine, anche i multipli di mercato (come il rapporto Prezzo/Utili, o P/E) sono in aumento, ma restano al di sotto della media storica. Tradotto: c’è margine di crescita prima di parlare di bolla o di mercato “surriscaldato”.
C’è però una nota di cautela: i volumi di scambio stanno calando. Questo vuol dire che il rialzo è trainato più dal “posizionamento strategico” – ovvero da investitori istituzionali che stanno rientrando sull’Italia dopo il sell-off di aprile – piuttosto che da un entusiasmo collettivo. In sintesi: il sentiment è positivo, ma comprare sui livelli attuali può essere rischioso.
Se i volumi dovessero continuare a scendere o se dovessero aumentare su giornate di ribasso, potrebbe essere un primo campanello d’allarme su un possibile cambio di trend.
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