Il mercato azionario giapponese ha stabilito un record che risaliva al dicembre 1989, e cioè poco prima dello scoppio della famigerata bolla speculativa che avrebbe di lì a poco travolto il Giappone inaugurando decenni di stagnazione economica.
Giovedì 22 febbraio, in particolare, l’indice azionario Nikkei Stock Average si è attestato a 39.039 punti, in rialzo del 2,2%, durante la sessione pomeridiana di contrattazioni della Borsa di Tokyo, superando il record assoluto in chiusura di 38.915,87 rilevato nel 1989.
Stiamo parlando anche di una soglia psicologica, visto che il mercato giapponese alzò bandiera bianca subito dopo il richiamato record del 1989, crollando del 60% in pochi anni. L’economia entrò in una crisi prolungata che portò a quello che è stato definito il “decennio perduto”, mentre la crescita del Paese rimase minoritaria rispetto a quella fatta registrare dalle altre economie sviluppate, dando vita ad un fenomeno che divenne noto come Japanification.
È però accaduto un fatto singolare, visto che, nonostante la suddetta corsa al rialzo nei mercati giapponesi, gli altri dati economici di Tokyo non sembrano così rosei. Lo scorso trimestre il Giappone è infatti scivolato in una recessione tecnica dopo che la sua economia si è contratta dello 0,4% ad un tasso annualizzato (detto altrimenti: ha avuto due trimestri consecutivi di pil in calo). Ha inoltre perso una posizione nella classifica del pil globale, scendendo al quarto posto dietro la Germania. Per quale motivo, dunque, la Borsa di Tokyo sta superando ogni record anche se l’economia nazionale arranca? Semplice: il mercato azionario non sempre coincide con l’economia di una nazione.
Cosa succede alla Borsa di Tokyo
Il buon andamento della media azionaria dell’indice Nikkei 225 è proseguito, chiudendo lunedì 26 febbraio a 39.233,71 punti e stabilendo un nuovo massimo storico per il secondo giorno consecutivo di contrattazioni. I mercati sono rimasti chiusi venerdì causa festività, ma questo non ha rallentato lo slancio, con il Nikkei in rialzo di 135 punti. L’indice aveva aperto a 39.320,64, prima di scendere leggermente nel pomeriggio. Tuttavia, le aziende legate ai semiconduttori, tra cui Advantest e Tokyo Electron, sono scese leggermente dopo la spinta della scorsa settimana, insieme a SoftBank Group, mentre l’operatore Uniqlo Fast Retailing ha beneficiato del rally, salendo dello 0,86%.
Senza fermarsi sulle fotografie istantanee, la straordinaria performance complessiva dei titoli azionari giapponesi è stata determinata dalle riforme di governance aziendale, dai robusti utili societari e dalla debolezza dello yen rispetto al dollaro. Il Nikkei ha guadagnato il 28% nel 2023, il migliore risultato in Asia. Finora, quest’anno, è balzato di oltre il 17%, posizionandosi davanti agli altri principali indici globali. “Questo è il momento per riflettere sulla consapevolezza degli investitori che un vero e proprio mercato rialzista duraturo è in corso in Giappone ormai da qualche tempo, e che probabilmente offrirà ulteriori guadagni in arrivo”, ha Morgan Stanley in una nota di ricerca.
Lo yen è caduto finora di oltre il 6% rispetto al dollaro quest’anno, dopo aver perso circa l’8% rispetto al biglietto verde nel 2023. Una valuta più debole, ha fatto notare la Cnn, avvantaggia gli esportatori giapponesi e rende le azioni delle società nazionali più economiche per gli investitori stranieri.
Il governo giapponese ha inoltre implementato riforme sulla governance aziendale dal 2013, con l’obiettivo di rendere le imprese più responsabili nei confronti dei propri azionisti e promuoverne la crescita sostenibile. Anche gli afflussi esteri hanno sostenuto il rally azionario. Secondo recenti stime di Goldman Sachs, i fondi azionari giapponesi hanno registrato fin qui un afflusso cumulativo di 5,1 miliardi di dollari nel 2024. L’anno scorso hanno invece avuto a che fare con un afflusso complessivo pari a 7,4 miliardi di dollari.
Cosa succede al Giappone
Uno dei motivi dell’ottimismo nel mercato azionario giapponese, ha analizzato Nikkei Asian Review, coincide con gli utili aziendali record nel settore manifatturiero. Da questo punto di vista, gli utili netti aggregati dei produttori giapponesi quotati sono cresciuti di oltre il 20% su base annua nel periodo aprile-dicembre, i primi tre trimestri dell’anno fiscale giapponese standard.
Anche se i numeri possono ricordare l’era della bolla giapponese – che vide prezzi immobiliari vertiginosi e una frenesia di acquisizioni d’arte da record – questa volta le condizioni e i fattori alla base del rally sono nettamente diversi. I prezzi delle azioni dell’era della bolla, non ha dimenticato di notare il quotidiano Japan Times, non erano sostenuti dagli utili, che secondo gli analisti è un fattore chiave di differenziazione. Le società legate ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale, comprese quelle del gruppo SoftBank, hanno ad esempio riportato utili robusti, mentre Toyota ha aumentato le previsioni sugli utili annuali all’inizio di questo mese, dando una spinta alle sue azioni. Anche Fast Retailing ha registrato un buon inizio d’anno, spingendo gli investitori ad accaparrarsi le sue azioni.
L’economia giapponese, al contrario della sua Borsa, si trova invece ad affrontare sfide profonde, tra cui l’invecchiamento della popolazione e la lenta crescita. Nell’ultimo trimestre del 2023 i consumi privati sono diminuiti dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo anche gli investimenti delle imprese sono diminuiti dello 0,1%. Tuttavia, il Giappone potrebbe essere ben posizionato per trarre vantaggio dai più ampi cambiamenti regionali in atto. Analisti e investitori, tra cui Warren Buffett, hanno evidenziato i rischi geopolitici che circondano la Cina. Gli stessi che potrebbero rendere Tokyo un’opzione più allettante di Pechino.