Perché in Germania c’è la crisi di bilancio

Violetta Silvestri

23/11/2023

23/11/2023 - 11:00

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La Germania è nel pieno di una grave crisi di bilancio. Cosa succede alla potenza europea e perché il Governo di Scholz rischia di frantumarsi tra crescita lenta e spesa pubblica bloccata.

Perché in Germania c’è la crisi di bilancio

È crisi di bilancio in Germania: la nazione ha congelato in modo generalizzato tutti i nuovi impegni di spesa.

La prima potenza economica europea conferma così di trovarsi in una situazione incerta e di grave difficoltà, con il Governo che vacilla dopo la sentenza “bomba” della scorsa settimana da parte della Corte costituzionale del Paese.

La decisione ha gettato nello scompiglio i piani per l’annuncio del bilancio 2024 dell’esecutivo di coalizione del cancelliere tedesco Olaf Scholz. L’impatto potrebbe estendersi anche ai piani finanziari fino al 2027, visto che ora il Governo deve fare a meno di 60 miliardi di euro che invece aveva già considerato.

Nel dettaglio, la massima corte tedesca si è recentemente pronunciatacontro la riallocazione del debito inutilizzato legato al periodo della pandemia, per un totale di circa 60 miliardi di euro, destinato a progetti sul clima e sulla trasformazione, che ha causato il caos nel bilancio del Paese.

L’austerità della nazione tedesca nel gestire i conti e nel mantenere un equilibrio tra entrate e uscite scricchiola e anche a Berlino ora il debito è un problema. Perché c’è la crisi di bilancio in Germania e cosa aspettarsi.

Come è scoppiata la crisi di bilancio in Germania e quali conseguenze

La coalizione del cancelliere tedesco Olaf Scholz ha rinviato a tempo indeterminato i colloqui sul bilancio del prossimo anno. Questo stallo nella discussione delle legge più importante per una nazione sottolinea la sfida che deve affrontare il Governo dopo che la Corte costituzionale ha bloccato il trasferimento dei fondi pandemici inutilizzati verso investimenti verdi e sostegno all’industria.

Il congelamento è stato ordinato da Werner Gatzer, segretario di Stato del ministero delle Finanze tedesco, in una lettera indirizzata a 17 ministeri visionata dal Financial Times. Qui si legge che il verdetto della Corte costituzionale significa che “l’intera situazione del bilancio deve essere rivalutata”.

Gatzer ha anche affermato che tutti gli “impegni di stanziamento” per il resto del bilancio 2023 “devono essere bloccati, con effetto immediato”.

La crescita dell’economia tedesca, già traballante, potrebbe ora essere ulteriormente rallentata l’anno prossimo visto che progetti e sussidi per la competitività dell’industria tedesca sono a rischio.

I tre partiti della difficile coalizione del socialdemocratico (SPD) Scholz con i Verdi e i democratici liberali (FDP) stanno cercando di trovare una soluzione per mantenere il maggior numero possibile di impegni di spesa e renderli conformi alla legge. Le loro opzioni includono la stesura di un bilancio supplementare per il 2023 e la sospensione del freno al debito, decisa in via eccezionale in tempi di pandemia.

Il bilancio 2024 potrebbe però non essere concluso prima della fine dell’anno. Il Governo intanto ha già imposto il congelamento della maggior parte dei nuovi impegni di spesa e bloccato il Fondo di stabilizzazione economica da 200 miliardi di euro per quest’anno. Istituito originariamente durante la pandemia, è stato riproposto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia per proteggere i consumatori dai costi energetici più elevati e utilizzato per finanziare un tetto ai prezzi dell’elettricità e del gas.

Quasi tutte le voci di spesa che non sono state ancora formalmente approvate sono quindi sospese. Tra le incertezze ci sono gli aiuti all’Ucraina. L’esecutivo di Scholz aveva pianificato di raddoppiare il sostegno militare all’Ucraina portandolo a 8 miliardi di euro l’anno prossimo, ma adesso c’è incertezza su cosa accadrà.

“Le ricadute politiche della sentenza della Corte costituzionale tedesca continuano a scuotere la politica tedesca e stanno ora influenzando anche la politica dell’Ue, rendendo molto meno probabile un accordo su un bilancio rivisto dell’Ue al Consiglio europeo del 14-15 dicembre, e minacciando persino il bilancio del blocco e l’impegno di 50 miliardi per finanziare l’Ucraina fino al 2027.”, si legge in una nota del Gruppo Eurasia.

Il ministro dell’Economia dei Verdi Robert Habeck ha anche avvertito che è in gioco il ruolo della Germania come hub di investimenti, così come i posti di lavoro, e i leader del settore hanno chiesto chiarezza in tempi rapidi.

“L’industria tedesca guarda all’attuale situazione politica con la massima preoccupazione”, ha affermato Siegfried Russwurm, presidente dell’associazione industriale BDI.

L’influente associazione automobilistica VDA, che rappresenta giganti come BMW e Volkswagen, nonché fornitori più piccoli, ha esortato il Governo a fornire una base chiara e affidabile per la pianificazione il più rapidamente possibile.

A rischio potrebbero esserci anche i sussidi miliardari per il produttore di chip statunitense Intel e agli investimenti da parte del produttore di chip taiwanese TSMC. Se ci saranno intoppi o ritardi nelle promesse tedesche di sostegno, si andrebbe a minare tutto il piano della Germania di industria critica sul territorio nazionale, come parte di una revisione politica dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

L’azienda industriale Thyssenkrupp ha riconosciuto che restrizioni di bilancio potrebbero avere ripercussioni sul settore tedesco dell’idrogeno, un’industria nascente su cui Scholz ha riposto molte speranze.

C’è un problema di debito in Germania

I ministri sono divisi su come rispondere alla sentenza della Corte costituzionale. Alcuni nel Governo vogliono estendere la sospensione del “freno al debito” della Germania, che limita il nuovo indebitamento pubblico.

Tuttavia, il partito dei liberali (FDP), che controlla il ministero delle Finanze, si oppone a un ulteriore allentamento di quella regola, che è stata sospesa durante la pandemia e la crisi energetica del 2022 ma è tornata in vigore quest’anno.

Alcuni membri del FDP vogliono che il governo tagli la spesa per colmare il divario, un approccio che i suoi partner della coalizione, SPD e Verdi, hanno rifiutato. Kevin Kühnert, segretario generale del partito socialdemocratico ha dichiarato che l’SPD non è stato eletto per “fare tagli al bilancio di 60 miliardi di euro con il tagliaerba, tagliare la spesa sociale, rinunciare a trasformare la nostra società e smettere di sostenere le aziende che competono a livello internazionale e quindi perdono posti di lavoro in Germania”.

La tensione politica è molto alta e la possibilità di una crisi di Governo si aggiunge alle difficoltà economiche tedesche. Paradossalmente, è la questione del debito che sta mettendo in crisi il sistema Paese.

Il freno al debito tedesco, introdotto nel 2009, limita il deficit di bilancio strutturale della Germania a circa lo 0,35% del suo prodotto interno lordo e quindi blocca la capacità del Paese di prendere in prestito fondi.

Il freno all’indebitamento può tuttavia essere allentato in periodi di necessità eccezionale. Ciò è successo nel 2020, quando il Governo aveva bisogno di sostenere le aziende e l’economia in generale in seguito alla pandemia di Covid-19. È stato revocato anche nel 2022, in seguito all’impennata dei tassi di interesse, dell’inflazione e dei prezzi dell’energia. Il freno all’indebitamento è stato tuttavia ripristinato nel 2023, con fondi fuori bilancio per scopi militari e sussidio dei prezzi dell’energia.

Quest’ultimi ora superano il budget effettivo del Governo, arrivando a circa 869 miliardi di euro, e sono distribuiti tra fondi per il clima, sussidi energetici, aggiornamenti militari e altro ancora. In seguito alla sentenza della Corte, anche le spese provenienti da fondi fuori bilancio verranno sospese, salvo circostanze particolari.

Se da un lato il freno al debito ha evidenziato la Germania come uno dei più forti sostenitori europei della disciplina fiscale, dall’altro ha dovuto affrontare anche notevoli reazioni negative. Il meccanismo è stato additato come una delle cause per cui il Paese non sarebbe in grado di prendere in prestito abbastanza per investire nelle industrie innovative.

Gli investitori sono sempre più preoccupati che questa rigidità possa costare alla Germania il suo vantaggio e la sua competitività nel mercato globale, soprattutto quando è già alle prese con una crescita lenta e una domanda debole. Il freno all’indebitamento rende inoltre difficile pianificare investimenti a lungo termine, mantenendo la politica fiscale tedesca più focalizzata sui piani a breve termine, piuttosto che su quelli a lungo termine.

Con le sfide attuali, soprattutto nei settori della sostenibilità ambientale, dell’innovazione, della mobilità green, progettare nel lungo periodo è diventato essenziale per gli Stati. E la Germania rischia di perdere la corsa al rinnovamento industriale globale.

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