Perché il titolo Microsoft è a prova di dazi?

Redazione Money Premium

6 Aprile 2025 - 06:41

Mentre i giganti della tecnologia crollano sotto i dazi di Trump, Microsoft resiste. Ecco perché.

Perché il titolo Microsoft è a prova di dazi?

Il 4 aprile 2025, mentre Microsoft celebra il suo 50° anniversario con un evento a Seattle dedicato alle ultime novità in ambito di intelligenza artificiale, il mercato azionario tecnologico è in subbuglio.

L’annuncio del presidente Trump di dazi globali, reso pubblico giovedì, ha scatenato una tempesta sui titoli tech, ma Microsoft sembra navigare in acque relativamente calme rispetto ai suoi colleghi del gruppo “Magnificent 7” (Microsoft, Meta, Apple, Amazon, Nvidia, Tesla e Alphabet).

Perché questa resilienza?

La risposta risiede nella struttura del business di Microsoft, meno esposta ai dazi e più radicata nei servizi cloud e nei contratti aziendali a lungo termine.

Dall’annuncio dei dazi, i mercati hanno reagito con violenza. Secondo i dati aggiornati alla chiusura di venerdì 5 aprile 2025, il prezzo delle azioni Microsoft è sceso del 5,8% rispetto alla chiusura di mercoledì, il giorno prima dell’annuncio. Un calo significativo, ma contenuto se confrontato con quello dei suoi rivali: Meta, Apple, Amazon, Nvidia e Tesla hanno subito perdite a doppia cifra, tra il 10% e il 16%, con una distruzione di valore di mercato pari a decine di miliardi di dollari. Alphabet, la casa madre di Google, è l’unica altra eccezione tra i “Mag 7”, con un calo del 7% negli ultimi due giorni.

Questi numeri evidenziano una chiara divisione tra le aziende tech: quelle con una forte esposizione ai prodotti fisici o al mercato consumer stanno pagando il prezzo più alto, mentre chi si affida a servizi digitali e clienti aziendali sembra reggere meglio l’urto.

Microsoft gode di un vantaggio strutturale. Non si occupa molto di prodotti fisici o di consumo, quindi ha un’esposizione diretta ai dazi molto limitata.
A differenza di Apple, che dipende dalla produzione di iPhone in Cina, o di Amazon, che importa gran parte dei suoi prodotti dal mercato asiatico, Microsoft basa la sua forza sul segmento cloud, in particolare Azure, e su una clientela enterprise.

Nel 2024, il cloud ha rappresentato il 43% del fatturato totale di Microsoft, confermandosi il pilastro della sua crescita. Questo segmento, che include infrastrutture e applicazioni per le aziende, è meno vulnerabile ai dazi perché non si tratta di beni fisici soggetti a tariffe doganali. Inoltre, i contratti a lungo termine con i clienti aziendali garantiscono a Microsoft una stabilità che altre aziende, più legate al consumo immediato, non possono vantare.

Anche in caso di dazi reciproci, è difficile immaginare come si possano tassare servizi software veri e propri. Il grosso del business di Microsoft è nella vendita di soluzioni cloud a clienti corporate, un settore che non si ferma facilmente.

Il confronto con i competitor è impietoso.
Se gli iPhone diventassero troppo costosi a causa dei dazi e l’economia statunitense entrasse in recessione, Apple ne risentirebbe pesantemente.
Amazon, dal canto suo, è esposta per la sua dipendenza dalle importazioni cinesi, un tallone d’Achille in un contesto di dazi al 32%. Nvidia e Tesla, anch’esse legate a supply chain globali, non hanno la stessa “armatura” di Microsoft.
Microsoft produce hardware, come la console Xbox e alcuni laptop, ma il volume è così limitato che non viene nemmeno dettagliato nel bilancio. Inoltre, i semiconduttori – fondamentali per i data center di Azure – sono attualmente esclusi dai dazi reciproci, insieme a farmaci, legname, metalli preziosi e alcuni minerali.

Nonostante la posizione privilegiata, Microsoft non è immune da rischi. Una riduzione della spesa aziendale da parte dei suoi clienti, magari indotta da una recessione globale, potrebbe intaccare i ricavi. Tuttavia, gli analisti restano ottimisti. I servizi che Microsoft vende alle imprese sono essenziali per il loro funzionamento, non sono facilmente eliminabili.

Un altro asso nella manica è l’intelligenza artificiale. Microsoft sta investendo massicciamente in soluzioni come Copilot e i servizi AI di Azure. L’IA è deflazionistica: automatizza compiti, riduce i costi operativi e aiuta le aziende a gestire il personale. Questo è un driver di crescita che continuerà a spingere Microsoft, anche in un contesto economico incerto.