Il Tfr/Tfs dei dipendenti pubblici viene erogato a rate e con differimento elevato. L’Inps in una memoria difensiva sostiene che si tratta di una tutela per i lavoratori pubblici.
Il Trf/Tfs dei dipendenti pubblici è erogato a rate con un differimento temporale abbastanza notevole. L’erogazione differita, prevista dalla normativa, serve a contenere la spesa pubblica e a permettere all’Inps di ottimizzare i flussi di cassa.
La rateizzazione del Tfr/Tfs è prevista solo quando l’importo supera i 50.000 euro, in caso contrario è erogato in un’unica soluzione.
Come è rateizzata la liquidazione dei dipendenti pubblici? La rateizzazione dipende dall’importo che si deve ricevere e nello specifico:
- in un’unica soluzione se l’importo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro;
- in due rate annuali se l’importo lordo è compreso tra 50.000 e 100.000 euro;
- in tre anni se l’importo lordo è superiore a 100.000 euro.
Perché il Tfr/Tfs dei dipendenti pubblici è pagato a rate?
Da diversi anni ci sono proposte per liquidare il trattamento di fine rapporto o di fine servizio in un’unica soluzione, ma l’Inps ha sempre difeso il pagamento dilazionato per evitare esborsi immediati più alti che andrebbero a pesare sui bilanci statali. In termini di gestione di spese, infatti, per l’istituto la liquidazione unica sarebbe troppo pesante, anche se la Corte Costituzionale, con la sentenza 130/2023 ha dichiarato il differimento del pagamento in contrasto con il principio della giusta retribuzione.
La spiegazione dell’Inps
L’Inps sostiene che erogare il Tfs in un’unica soluzione potrebbe portare a spese irrazionali. L’Istituto sostiene che l’erogazione a rate è una sorta di tutela per i dipendenti pubblici dalle scelte errate. Si tratta di una tesi abbastanza singolare che è stata esposta in una memoria difensiva che l’Inps ha presentato davanti alla Corte Costituzionale. L’istituto è stato chiamato a pronunciarsi sulla rateizzazione della liquidazione dei dipendenti pubblici.
I sindacati e gli esponenti politici non hanno preso molto bene la posizione dell’Inps poiché addurre alla rateizzazione la spiegazione che si tratta di una tutela contro scelte avventate è, oltre che offensivo, assurdo.
Il segretario generale CISL Fp, Roberto Chierchia, afferma che
L’equiparazione dei tempi di erogazione tra Tfs e Tfr non è una questione tecnica, ma di giustizia sostanziale
.
La CISL Fp ha raccolto oltre 80.000 firme per portare i differimenti del Tfs degli statali all’opinione pubblica.
Oggi un lavoratore pubblico, a differenza di un collega del settore privato, può attendere oltre due anni per ricevere il proprio trattamento di fine servizio. Una disparità non più tollerabile, che colpisce chi ha servito lo Stato per decenni e che, al momento del pensionamento, si vede negare la disponibilità immediata di risorse che sono a tutti gli effetti salario differito” spiega Chierchia.
La memoria difensiva dell’Inps suscita sconcerto perché sostiene che chi riceve un grossa somma tutta insieme potrebbe non pensare al futuro e decidere di spendere tutto in modo eccessivo. Si tratta di un’insinuazione che i lavoratori e le lavoratrici pubblici non siano in grado di gestire la propria economia e le proprie entrate, perché il Tfs/Tfr non è altro che parte del salario erogata in modo differito, non si tratta di un premio o una concessione, ma un diritto pieno.
L’elemento che suscita maggiore indignazione è che l’incredibile affermazione venga da un ente pubblico.
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