Nel cuore di uno dei cicli di innovazione più potenti della storia recente, l’intelligenza artificiale sta attraversando una fase delicata di transizione.
Mentre i mercati finanziari continuano a scommettere miliardi sulle promesse dell’AI, due delle aziende più importanti del settore, OpenAI e Anthropic, hanno deciso di rinviare i rispettivi piani di quotazione in borsa. Per molti osservatori si tratta di un segnale di cautela o di difficoltà interne. Ma per uno degli analisti più seguiti di Wall Street questa mossa controintuitiva rappresenta invece una notizia straordinariamente positiva per l’intero ecosistema azionario legato all’intelligenza artificiale.
Ohsung Kwon, strategist di Wells Fargo, ha trasformato questo apparente rallentamento in un argomento di ottimismo strutturale, offrendo una lettura profonda e controcorrente del momento attuale del settore.
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La valutazione di Wells Fargo
L’analista Ohsung Kwon di Wells Fargo mantiene una visione costruttiva sul comparto delle azioni legate all’intelligenza artificiale anche dopo i recenti rinvii nei piani di quotazione di OpenAI e Anthropic. In una nota inviata ai clienti nelle ultime settimane, lui e il suo team hanno spiegato che questi slittamenti, apparentemente negativi per il sentiment di breve termine, rappresentano in realtà un fattore di supporto strutturale per l’intero ciclo di investimento nell’AI.
Il ragionamento si fonda su un meccanismo economico preciso: la pressione per la quotazione aveva spinto i laboratori a privilegiare strategie aggressive di monetizzazione, con conseguenti aumenti dei costi per token; il rinvio delle IPO, invece, libera le aziende dalla necessità immediata di dimostrare margini elevati e le orienta nuovamente verso l’espansione dell’adozione, con effetti benefici a cascata sull’intera catena del valore.Il testo della nota di Wells Fargo è particolarmente esplicito su questo punto.
Ohsung Kwon e i suoi colleghi scrivono che “la fine del tokenmaxxing rimane uno dei rischi maggiori per le azioni” e che “i piani di IPO dei laboratori di AI hanno almeno contribuito ad aumentare i costi dei token mentre spingevano per migliorare la monetizzazione”. I report sui rinvii delle quotazioni vengono quindi considerati “rialzisti per il mercato”, perché i laboratori potrebbero “tornare a spingere sull’adozione” e perché si riduce l’offerta di equity sul mercato. Il passaggio conclusivo è netto: “Prezzi dei token più bassi significano maggiore domanda di compute, prolungando il ciclo a scapito dei margini dei laboratori di AI”.
Come si è evoluto il settore AI?
Per comprendere appieno il significato di queste affermazioni è necessario contestualizzarle nel quadro più ampio dell’evoluzione del settore. Fino a pochi mesi fa, sia OpenAI sia Anthropic erano orientati verso una finestra di quotazione relativamente ravvicinata, con OpenAI che aveva inizialmente puntato al quarto trimestre del 2026 e Anthropic che aveva depositato la bozza confidenziale del prospetto poco prima. Questa corsa alla quotazione creava un incentivo naturale a massimizzare i ricavi nel più breve tempo possibile.
In un settore in cui i costi di inferenza e di addestramento restano estremamente elevati, la strada più immediata per migliorare la redditività apparente era quella di mantenere o addirittura alzare i prezzi per token, soprattutto per i modelli più avanzati. Il risultato è stato un periodo in cui l’utilizzo dei token è stato spinto al massimo, un fenomeno che nel gergo del settore è stato definito proprio “tokenmaxxing”: un approccio in cui si massimizza il consumo di token non necessariamente per generare valore proporzionale, ma per alimentare i ricavi e sostenere le narrative di crescita in vista dell’ingresso in borsa.
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Margini a rischio per OpenAI e Anthropic?
Questo dinamismo ha però creato una tensione interna destinata a emergere. Da un lato, i ricavi dei laboratori di intelligenza artificiale apparivano solidi sulla carta; dall’altro, l’aumento dei prezzi al consumo rischiava di frenare proprio quell’adozione di massa necessaria a giustificare le valutazioni stratosferiche che il mercato aveva attribuito alle aziende del settore. Ohsung Kwon coglie con lucidità questo paradosso: abbassare i prezzi dei token non è un atto di debolezza, ma una mossa strategica per riaccendere la domanda a valle.
Quando le imprese, gli sviluppatori e gli utenti finali possono accedere a modelli avanzati a costi più contenuti, l’utilizzo esplode, moltiplicando il volume complessivo di compute richiesto.Questa espansione della domanda si traduce in ordini sostenuti per i fornitori di chip, data center e infrastrutture energetiche, prolungando il super-ciclo dell’hardware che ha finora trainato gran parte dei guadagni azionari nel comparto.
I margini di OpenAI e Anthropic potrebbero comprimersi nel breve termine, ma l’effetto netto sull’ecosistema è espansivo: più aziende integrano l’IA nei propri flussi di lavoro, più dati vengono generati, più il valore dell’intera filiera aumenta. In sostanza, il rinvio delle IPO consente una transizione da una crescita trainata dalla monetizzazione forzata a una crescita trainata dall’adozione organica, più sostenibile e meno esposta a brusche correzioni.
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Rimandare l’IPO è la scelta migliore
Ohsung Kwon vede quindi nel ritardo delle quotazioni non un ostacolo, ma un catalizzatore che allunga l’orizzonte temporale del ciclo. Riducendo l’offerta immediata di nuove azioni sul mercato, si evita inoltre un potenziale overload di equity che avrebbe potuto pesare sulle valutazioni delle società già quotate.
Il risultato è un ambiente in cui gli investitori possono continuare a scommettere sulle infrastrutture di compute con maggiore tranquillità, sapendo che la domanda finale non rischia di collassare sotto il peso di prezzi proibitivi. Questa lettura controcorrente rafforza una convinzione più ampia: il vero valore dell’intelligenza artificiale non si misura soltanto nei ricavi trimestrali dei laboratori di frontiera, ma nella capacità di permeare l’economia reale.
Se OpenAI e Anthropic useranno il tempo guadagnato per abbassare le barriere d’ingresso, l’intero settore – dai produttori di semiconduttori alle imprese tradizionali che adottano l’IA – potrà beneficiare di un’espansione più lunga e profonda. Nel momento in cui molti temono una frenata, Ohsung Kwon invita invece a guardare oltre il rumore di breve termine: la vera corsa dell’AI sta appena cominciando, e il rinvio delle IPO potrebbe rivelarsi proprio il carburante necessario per farla durare.