L’impennata violenta registrata dall’S&P 500 nelle ultime quattro sedute di borsa, conclusasi con la chiusura di martedì, ha riportato l’indice su nuovi massimi a cinquantadue settimane dopo un rialzo superiore al cinque per cento.
Secondo l’analisi tecnica di Jonathan Krinsky, capo tecnico di mercato di BTIG, questo tipo di movimento brusco e concentrato rappresenta uno schema che storicamente ha accompagnato le fasi finali di grandi rialzi di mercato.
I precedenti storici
Nei trent’anni precedenti, una combinazione analoga di guadagni così rapidi e contemporaneo raggiungimento di nuovi massimi annuali si era verificata soltanto in tre occasioni: il 23 aprile 1999, il 21 marzo 2000 e il 9 novembre 2020. La data del marzo 2000, in particolare, coincideva con il giorno immediatamente precedente il picco definitivo della bolla delle dot-com, un dettaglio che Krinsky definisce non statisticamente decisivo ma certamente degno di nota.
Nei mesi successivi all’episodio del 1999 l’S&P 500 entrò in una prolungata fase laterale caratterizzata da un drawdown di circa dieci punti percentuali, mentre l’eccezione del novembre 2020 segnò invece l’inizio di un trend rialzista plurimensile. I rialzisti sperano naturalmente che lo schema attuale ricalchi quest’ultimo precedente, ma l’analista di BTIG esprime chiari dubbi. Parallelamente, il rimbalzo di Microsoft assume per Krinsky un valore di segnale di allerta ancora più netto. Il titolo ha guadagnato quasi il ventisette per cento in quattro sedute, un’accelerazione superata soltanto una volta nella sua storia, nel corso del 2000.
Il parallelo tracciato è stringente: dopo aver toccato un record il 30 dicembre 1999, Microsoft perse il sessanta per cento nei dieci mesi successivi, per poi recuperare il ventinove per cento in quattro giornate; più di recente, dopo un nuovo massimo storico raggiunto il 31 luglio 2025, il titolo ha ceduto il trentasette per cento nell’arco di undici mesi prima di questa ultima fiammata. Si tratta, osserva Krinsky, dei due maggiori rally di quattro giorni mai registrati da Microsoft, fenomeni che raramente si ripetono in maniera identica ma che spesso “rimano” con gli sviluppi successivi.
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L’analista non proclama apertamente l’arrivo di un massimo di mercato, tuttavia ritiene altamente probabile che l’attuale rimbalzo di momentum sia destinato a esaurirsi. Gli investitori rimasti scottati dallo smobilizzo di luglio potrebbero infatti sfruttare questo rialzo come occasione di vendita.
Il problema di fondo, secondo Krinsky, risiede nella continua rotazione di capitali che si spostano da momentum a value e di nuovo a momentum, in una sorta di gioco delle sedie musicali destinato, prima o poi, a interrompersi lasciando qualcuno senza posto. Questa lettura si inserisce in un clima di crescente cautela, rafforzato dalle parole di Michael Burry, il quale martedì, in un post su Substack, ha dichiarato di continuare a ritenere possibile la vicinanza a un massimo maggiore e perfino a un crollo di tipo 1987.
L’analisi di Krinsky si colloca quindi all’incrocio tra memoria storica e dinamica di breve periodo. Il mercato azionario americano ha dimostrato, nel corso degli ultimi mesi, una straordinaria capacità di recupero dopo le fasi di debolezza, alimentata in buona parte dalla concentrazione dei flussi su un numero ristretto di titoli tecnologici ad alta capitalizzazione. Tuttavia, la violenza stessa di questi rimbalzi, la loro rarità storica e la ripetizione di pattern già osservati in prossimità di inversioni significative inducono a considerare con attenzione il rischio che la liquidità, dopo aver girato da un tema all’altro, possa improvvisamente esaurirsi.
In un contesto in cui le valutazioni restano elevate e la dipendenza dai grandi nomi tecnologici continua a rappresentare un fattore di fragilità strutturale, il messaggio che emerge dalle osservazioni di BTIG e dai paralleli tracciati con Microsoft è che l’euforia di queste quattro sedute potrebbe non essere il prologo di una nuova fase rialzista prolungata, bensì l’ultimo atto di un ciclo già molto avanzato. Gli operatori si trovano così di fronte a un bivio: da un lato la tentazione di inseguire il momentum, dall’altro la consapevolezza che i precedenti storici di movimenti così concentrati non sempre hanno aperto a rialzi sostenibili. La prudenza, più che l’ottimismo incondizionato, appare oggi la chiave di lettura più coerente con i dati presentati.