Perché il riavvicinamento economico tra Corea del Sud e Cina passa dal K-pop

Federico Giuliani

7 Luglio 2025 - 06:45

Dieci anni fa Pechino aveva imposto un divieto non ufficiale sull’espansione oltre la Muraglia del fenomeno culturale sudcoreano. Adesso il K-pop è pronto a tornare in Cina.

Perché il riavvicinamento economico tra Corea del Sud e Cina passa dal K-pop

Non poteva esserci momento migliore per la Corea del Sud di riavvicinarsi alla Cina dopo anni di tensioni geopolitiche. La guerra dei dazi imbastita da Donald Trump per colpire Pechino ha infatti scosso l’intera Asia, compresi i partner più fidati di Washington costretti a escogitare piani alternativi per non esser travolti dalle tariffe.

Seoul, che ha già lasciato intendere di essere favorevole ad una maggiore convergenza asiatica per rafforzare il Regional Comprehensive Economic Partnership - il super accordo di libero scambio che coinvolge l’intera Asean, insieme ad Australia, Cina, Giappone e Nuova Zelanda - e che ha appena eletto un presidente, Lee Jae Myung, favorevole al disgelo con il Dragone, ha capito di non poter fare a meno dell’immenso mercato cinese.

Il richiamato disgelo – se così possiamo definirlo – con il gigante asiatico passa attraverso il K-pop, la musica pop Made in Korea che può vantare milioni e milioni di fan in tutto il mondo e un giro d’affari che supera i 10 miliardi di dollari. Dieci anni fa la Cina aveva imposto un divieto non ufficiale sull’espansione oltre la Muraglia del fenomeno culturale sudcoreano che adesso sembrerebbe stare evaporando come neve al sole.

A proposito: il motivo del ban? Una risposta agli Stati Uniti che all’epoca avevano schierato il sistema antimissile Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) sul suolo sudcoreano per contrastare il programma missilistico della Corea del Nord. Una presenza militare che aveva infastidito terribilmente la Cina.

Il K-pop torna in Cina

Prima delle restrizioni la Cina era tra i mercati in più rapida crescita per il K-pop. Adesso tutto, o quasi, potrebbe ripartire dal 2016. Alcune star del cinema coreano e del K-pop hanno ripreso con cautela le loro attività oltre la Muraglia, come la partecipazione a sfilate di moda e l’organizzazione di incontri con i fan nelle principali città, mentre i produttori coreani hanno avviato trattative per l’esportazione dei loro contenuti. Il governo cinese non ha ancora dato alcuna approvazione ufficiale ai K-drama ma i colloqui sono in corso e potrebbero riservare delle sorprese.

Nel frattempo, infatti, le due più importanti etichette discografiche della Sud Corea hanno compiuto decisi passi in avanti in Cina: Hybe Co., l’azienda dietro i BTS, ha aperto il suo primo ufficio oltre la Muraglia, a dimostrazione di una rinnovata fiducia nel mercato. La rivale SM Entertainment Co. ha invece annunciato una partnership strategica con Tencent Music Entertainment Group per lanciare un gruppo di idol cinesi e rafforzare la cooperazione nel settore musicale in Cina.

La Corea del Sud ha bisogno di Pechino

La Corea del Sud collabora con gli Stati Uniti in temi di Difesa e sicurezza, inclusa la deterrenza nucleare, ma il mercato cinese rappresenta comunque il 23,7% delle esportazioni di Seoul. Come ha scritto Foreign Policy, la relazione economica tra questi due Paesi è una specie di interdipendenza asimmetrica: Corea del Sud e Cina dipendono l’una dall’altra, anche se le dimensioni dell’economia cinese fanno sì che sia la Corea a fare più affidamento sul suo partner cinese (che non viceversa).

L’avvento dell’amministrazione Trump 2.0 sta però cambiando le carte in tavola. Il governo sudcoreano, che già deve fare i conti con un’economia che non decolla come dovrebbe, teme che i dazi di Washington possano compromettere il proprio sistema produttivo. Da qui la necessità di riprendere il filo del discorso con Pechino. Chissà cosa penseranno tra i corridoi della Casa Bianca del pragmatismo di Seoul e del nuovo presidente sudcoreano Lee...

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