Niente da fare: bere una tazzina di caffè continuerà a costare molto.
In questi ultimi tre anni, accanto al caro energia che ha angustiato i consumatori di tutto il mondo, si è palesato anche il fenomeno del caro caffè, destinato a quanto pare ad andare ancora avanti.
Il messaggio è arrivato direttamente dai mercati e da diversi esperti, secondo i quali non c’è speranza di assistere per ora a un indebolimento dei prezzi. Alcuni di loro hanno avvertito che potrebbero volerci anni, prima di veder scendere le quotazioni della commodity e, di conseguenza, anche i prezzi di una tazzina di caffè.
Non si ferma la corsa del caffè. Contratti futures ai nuovi record, +70% YTD
Evidenti i segnali che arrivano da quel mercato che fa da faro per chi vuole avere un’idea sui costi previsti per il futuro, per la precisione dal mercato dei contratti futures sul caffè Arabica, con scadenza a marzo che, nella sessione di martedì scorso, sono volati al nuovo record di sempre, fino a 348,35 cents per libbra, schizzando al valore più alto in quasi 50 anni e portando i guadagni messi a segno dall’inizio dell’anno a +70%.
L’ultima volta che i contratti futures sull’arabica testarono livelli così alti fu nel 1977, quando una tempesta di neve distrusse immense coltivazioni di caffè in Brasile.
Prezzi del caffè volano al nuovo record
Nuovo valore massimo per i contratti futures sul caffè di qualità arabica scambiati a New York (Fonte BBC-Bloomberg).
Vale la pena di ricordare che proprio i semi di caffè arabica, utilizzati per il caffè espresso e per il classico caffè che si prende al bar, hanno una incidenza sul mercato mondiale del caffè compresa tra il 60% e il 70%.
I motivi di un tale scatto sono diversi e si riassumono in sostanza nei fenomeni di siccità e di forti variazioni delle temperature globali, così come anche, tuttavia, nella dipendenza dei consumatori da poche regioni che esportano la commodity.
C’è dunque un chiaro problema relativo all’offerta, che ha portato a balzare ai valori record, alla fine di novembre, anche i futures sul contratto robusta, i cui semi sono utilizzati per il caffè istantaneo.
A incidere anche i timori esplosi un po’ ovunque nel mondo dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA.
Una seconda amministrazione Trump, ormai alle porte, si tradurrà infatti soprattutto nell’imposizione di dazi sui prodotti importati dagli Stati Uniti, ed è improbabile che il caffè brasiliano, così come in generale tutti i tipi di caffè importati dagli USA, vengano risparmiati.
Non per niente, alcune società di torrefazione made in USA si sarebbero lanciate verso la fine di novembre in una corsa volta a fare incetta di derrate, prima dell’avvento delle tariffe di Trump.
E certo il boom della domanda ha inciso in modo significativo sull’ennesimo rally dei contratti futures sul caffé.
Rally caffè: cambiamenti climatici sul banco degli imputato. Occhio a Brasile e Vietnam
Dagli Stati Uniti al Regno Unito fino all’Italia, Paese per eccellenza dove il caffè è una istituzione, fioccano commenti su quanto si dovrà continuare a pagare di più per gustarsi una tazzina di caffè.
Per gli analisti, la colpa è in primis dei cambiamenti climatici.
David Ortega, professore presso la Michigan State University ha ricordato gli episodi di “siccità significativa che si sono verificati nelle aree chiave di coltivazione del caffè, in posti come il Brasile, che è il principale esportatore di caffè al mondo”.
Fenomeni di siccità, ma anche inondazioni e brusche variazioni delle temperature, oltre a bruciare hanno anche in alcuni casi ghiacciato in questi ultimi anni le piantagioni di caffè, non solo in Brasile, ma anche in Vietnam, altro grande esportatore di caffè, sebbene di qualità inferiore, in particolare di qualità robusta.
Ortega ha ammesso di non riporre grandi speranze, guardando al futuro: “Questi eventi climatici diventeranno ancora più frequenti. E dunque dovremmo iniziare a prenderli in considerazione sul serio, lanciando investimenti nella ricerca e nello sviluppo dell’agricoltura, al fine di mitigare e affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla nostra produzione agricola e sul nostro sistema agricoloi”.
Un commento è stato rilasciato anche da Ole Hansen, responsabile della divisione di strategia sulle commodities di Saxo Bank che ha motivato in una nota il rally straordinario dei prezzi del caffè con le preoccupazioni sulle coltivazioni in Brasile, nel corso del 2025. “Il Paese ha fatto fronte alla siccità peggiore degli ultimi 70 anni nei mesi di agosto e di settembre, che è stata poi seguita da pesanti piogge a ottobre, scatenando il timore che le coltivazioni siano in pericolo”.
Dal canto suo David Oxley, responsabile economista della divisione delle commodities di Capital Economics, ha ricordato che “la storia insegna che i prezzi del caffè inizieranno a rallentare solo quando l’offerta migliorerà e quando le scorte torneranno a salire”.
Tazzina di caffè fino a 100 dollari?
Poco fiduciosa nel dietrofront dei prezzi anche Jackie Newman, vice presidente di World of Coffee Inc, azienda a conduzione familiare che lavora i semi di caffè verde, rivendendoli ai marchi di società private.
A suo avviso, nei prossimi giorni, i prezzi del caffè potrebbero salire di 50 centes-1 dollaro la libbra: “La gente è molto sensibile ai prezzi del caffè, e questo fenomeno colpisce tutti nella catena dell’offerta. Gli agricoltori vengono colpiti, in quanto la loro offerta è molto bassa. I rivenditori di caffè verde sono colpiti in quanto non hanno tanto caffè da vendere, a fronte di una domanda molto alta”.
E che dire dell’alert che in Italia è stato lanciato alla fine di ottobre da Gerardo Patacconi, responsabile delle operazioni dell’International Coffee Organization (Ico), a margine del G7 Sviluppo a Pescara?
Nel far notare che quell’evento ha confermato la prima volta che i paesi del G7 con i paesi partner hanno deciso di focalizzarsi sul settore del caffè, Patacconi ha ricordato che sono più di 25 milioni le piccole aziende che producono caffè nel mondo e che, alla luce del “cambiamento climatico”, esiste il “ rischio che una tazzina di caffè possa arrivare a 100 dollari se non si agisce sulle piantagioni”.
Anche Fernanda Okada, analista del mercato del caffè di S&P Global Commodity Insights, si è confermata bullish sui prezzi, affermando di ritenere che “le pressioni rialziste persisteranno per ancora un po’ di tempo”, sulla scia di una domanda che continua a essere ben solida.
Basta considerare, a tal proposito, che nel’ultimo decennio i consumi di caffè da parte della Cina sono più che raddoppiati.