Il confronto tra le politiche di remunerazione del risparmio familiare in Francia e in Italia non si limita a una questione di decimali. Esso svela due visioni opposte del ruolo dello Stato nell’economia e del modo in cui si intende proteggere il potere d’acquisto di chi mette da parte una somma senza voler correre rischi di mercato.
La situazione in Francia
A Parigi, a partire dal 1° agosto 2026, il rendimento del Livret A viene portato all’1,7 % netto, esentasse, su proposta della Banque de France e con l’avallo del Ministero dell’Economia. L’incremento rispetto all’1,5 % precedente non è eclatante, eppure rappresenta un segnale politico preciso: anche in una fase di inflazione ancora presente, i risparmi delle famiglie non possono essere lasciati a erodersi senza un minimo di compensazione.
Parallelamente, il LEP – destinato ai redditi più bassi – mantiene il 2,5 % invece di scendere al 2,2 % che i meccanismi automatici avrebbero imposto. Dietro queste decisioni c’è una logica chiara. Il Livret A è detenuto da cinquantotto milioni di francesi e raccoglie 608 miliardi di euro; il LEP coinvolge dodici milioni di persone e 83 miliardi. Parte di queste masse viene centralizzata presso la Caisse des Dépôts et Consignations e indirizzata verso l’edilizia sociale, mentre la quota residua resta alle banche distributrici, che la impiegano per finanziare imprese di minori dimensioni. In questo modo il prodotto pubblico non è solo un rifugio, ma un meccanismo di redistribuzione e di indirizzo del credito.
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I libretti postali italiani
In Italia lo scenario è radicalmente diverso. Il libretto postale, collocato in esclusiva da Poste Italiane e emesso da CDP, offre uno 0,001 % lordo, soggetto al 26 % di imposta e, oltre i 5.000 euro, al bollo di 34,20 euro. Le promozioni temporanee, come il 3,25 % vincolato a un anno sul deposito Supersmart, restano accessibili soltanto a chi porta nuova liquidità, cioè a una minoranza già dotata di risorse o di capacità di risparmio aggiuntive. La grande maggioranza dei detentori continua a percepire un rendimento di fatto nullo. I numeri della raccolta lo confermano: i libretti superano di poco i 97 miliardi di euro, mentre i buoni fruttiferi postali, beneficiari di una tassazione più leggera al 12,5 %, raggiungono circa 200 miliardi. Anche questi ultimi, tuttavia, non riescono a costruire un sistema di risparmio popolare comparabile a quello francese per diffusione e per funzione sociale.
Perché i tassi offerti sono così diversi?
La differenza più profonda non è quantitativa, ma filosofica. In Francia il tasso del Livret A funge da soglia minima di mercato. Poiché lo Stato garantisce un rendimento netto e sicuro, le banche private sono costrette a competere offrendo condizioni migliori o servizi aggiuntivi. La concorrenza nasce proprio dal prodotto pubblico. In Italia avviene l’inverso: quando lo strumento a rischio zero remunera quanto un deposito inerte, le banche non hanno alcun incentivo a migliorare i tassi sui conti correnti e sui depositi a vista. Il costo della raccolta retail rimane tra i più bassi d’Europa, mentre sul fronte wholesale le banche italiane pagano uno spread più elevato legato al differenziale tra BTP e Bund. Il risultato è un margine di interesse particolarmente favorevole, che tra il 2022 e il 2024 ha generato utili consistenti. Quando questi utili vengono poi etichettati come “extraprofitti” e si discute di tasse straordinarie, si dimentica che una parte non secondaria di quei guadagni deriva proprio dall’assenza di una vera concorrenza sui prodotti di risparmio pubblico.
Il libretto postale, d’altra parte, non è lo strumento del grande patrimonio. È il rifugio del pensionato, della famiglia che vuole mettere al sicuro una somma senza vedere oscillazioni quotidiane, di chi rifiuta la volatilità dei titoli di Stato anche quando questi ultimi sono dedicati al retail, come i BTP Italia, i BTP Valore o i BTP Più. Questi ultimi possono offrire rendimenti più elevati, ma espongono il risparmiatore al rischio di mercato in caso di disinvestimento anticipato. I libretti e i buoni postali, invece, mantengono il valore nominale costante. Un loro maggiore sviluppo potrebbe addirittura contribuire a stabilizzare il finanziamento della spesa pubblica, riducendo la dipendenza dalle emissioni di titoli soggetti alle fluttuazioni dei mercati internazionali.
Alla radice di tutto questo vi è una scelta di politica economica. La Francia utilizza il tasso del risparmio garantito come strumento di tutela del potere d’acquisto e di stimolo alla concorrenza bancaria. L’Italia lo tratta come un dettaglio amministrativo di scarsa rilevanza, lasciando che milioni di famiglie, spesso le meno abbienti e le meno attrezzate, subiscano una remunerazione simbolica.