Perché i dazi sono l’unica via fiscale percorribile per gli Stati Uniti?

Redazione Money Premium

12 Agosto 2025 - 07:12

In assenza di una vera IVA, le tariffe offrono agli USA entrate rapide e politicamente accettabili, anche se restano una forma distorta di tassazione.

Perché i dazi sono l’unica via fiscale percorribile per gli Stati Uniti?

Le tariffe sono da sempre considerate una cattiva idea dagli economisti: distorcono il commercio, proteggono produttori locali inefficienti, provocano ritorsioni e peggiorano il benessere complessivo. In un mondo ideale, le elimineremmo tutte. Eppure, nel contesto politico e fiscale degli Stati Uniti, potrebbero avere una loro perversa utilità.

Gli Stati Uniti si comportano come una compagnia assicurativa con un esercito: il bilancio federale è ingessato da spesa pubblica per difesa e welfare, che rappresentano circa il 70% del totale. Tuttavia, l’avversione americana alle tasse, in particolare all’imposta sul reddito, impedisce qualsiasi serio ampliamento della base fiscale.

In questo scenario, le tariffe riemergono come strumento per generare entrate fiscali. Anche se vengono pagate principalmente dai consumatori sotto forma di prezzi più alti, l’effetto netto è che il governo incassa soldi ogni volta che gli americani comprano prodotti importati.

Una vera IVA (imposta sul valore aggiunto), come quella in vigore in tutti gli altri paesi OCSE, sarebbe molto più efficiente. Applicata in modo ampio e trasparente ai consumi interni, genera mediamente il 6% del PIL in entrate. Negli Stati Uniti, una simile imposta potrebbe portare fino a 2.800 miliardi di dollari l’anno, potenzialmente azzerando il deficit federale.
Ma l’IVA è una tassa, e gli americani odiano le tasse. Il risultato è un sistema fiscale pieno di trucchi, come le deduzioni sanitarie aziendali, che nascondono il vero costo dello Stato ai cittadini.

Ecco allora che le tariffe tornano in gioco. Non sono lo strumento ottimale, ma sono politicamente accettabili, generano entrate reali (circa 300-400 miliardi l’anno), e potrebbero, paradossalmente, preparare il terreno per una riforma fiscale più razionale.

Se gli americani cominciassero a percepire le tariffe come una forma inefficiente e visibile di tassazione, potrebbe nascere un consenso per sostituirle con una vera IVA, più equa e meno distorsiva. In questo modo, la riforma si presenterebbe non come una nuova imposta, ma come una “riduzione delle tariffe” più sofisticata.