Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo i modelli industriali, ma anche le strategie di gestione del rischio nei mercati finanziari.
Negli ultimi mesi è cresciuto in modo significativo il ricorso a strumenti che offrono una protezione in caso di insolvenza aziendale, segnalando un cambiamento nel sentiment degli investitori. I volumi di scambio dei CDS legati a singole società tecnologiche statunitensi sono aumentati di circa il 90 per cento dall’inizio di settembre, un dato che riflette la crescente attenzione verso il rischio di credito nel settore.
Alla base di questa tendenza c’è l’esplosione degli investimenti necessari per sostenere l’infrastruttura dell’AI. Data center, chip avanzati e capacità di calcolo richiedono capitali enormi e tempi lunghi prima di generare ritorni. Nell’autunno scorso, gruppi come Meta, Amazon, Alphabet e Oracle hanno raccolto complessivamente circa 88 miliardi di dollari sui mercati obbligazionari per finanziare progetti legati all’AI. Secondo alcune stime, le aziende con rating investment grade potrebbero arrivare a emettere fino a 1.500 miliardi di dollari di nuovo debito entro il 2030 per sostenere questa trasformazione tecnologica.
Questa ondata di emissioni ha cambiato la percezione del rischio. A inizio anno l’interesse per i CDS su società tecnologiche di alta qualità era minimo, perché molte di esse facevano leva su liquidità abbondante e utili solidi. Con l’aumento dell’indebitamento, però, gli investitori hanno iniziato a distinguere maggiormente tra i diversi emittenti, valutando la sostenibilità dei bilanci in scenari meno favorevoli.
Le tensioni sono riemerse con forza dopo alcune trimestrali inferiori alle attese, che hanno riacceso le vendite sui titoli tecnologici a Wall Street. In particolare, i risultati di Oracle e di alcuni produttori di chip hanno alimentato dubbi sulla velocità con cui la domanda di soluzioni AI potrà tradursi in ricavi stabili. Le reazioni dei mercati, con forti oscillazioni sia sul fronte azionario sia su quello obbligazionario, hanno rafforzato l’idea che una fase di volatilità prolungata sia tutt’altro che improbabile.
Il caso di Oracle è emblematico. L’azienda, che presenta un profilo di credito più debole rispetto ad altri grandi nomi del settore, ha visto crescere in modo netto sia i volumi sia il costo dei CDS a lei collegati, arrivati ai livelli più elevati degli ultimi quindici anni. Il ritardo nella costruzione di nuovi data center e la forte dipendenza da pochi clienti chiave, come OpenAI, hanno accentuato la percezione di rischio, spingendo alcuni gestori a scommettere apertamente contro il gruppo attraverso questi strumenti.
Parallelamente si è sviluppato anche un mercato dei CDS su Meta, nato dopo l’emissione di circa 30 miliardi di dollari di obbligazioni destinate a finanziare progetti di intelligenza artificiale. Questo dimostra come anche società considerate storicamente molto solide non siano più percepite come prive di rischio, soprattutto in un contesto di investimenti massicci e ritorni ancora incerti.
La crescente volatilità dei titoli tecnologici negli ultimi mesi, con oscillazioni accentuate dopo ogni stagione di trimestrali, ha rafforzato l’uso dei CDS non solo come strumento di copertura, ma anche come mezzo per scommettere sull’andamento del credito. In un mercato in cui banche e operatori di credito privato hanno un’esposizione sempre più concentrata su singole aziende, la domanda di “assicurazione” finanziaria è destinata a rimanere elevata.
Il rafforzamento del mercato dei CDS legati alla tecnologia segnala un cambiamento di mentalità: dalla convinzione che il settore fosse quasi privo di rischio di credito alla consapevolezza che, pur restando solido, non è immune da battute d’arresto. In un contesto in cui le promesse dell’intelligenza artificiale convivono con costi elevati e ritorni incerti, la domanda di coperture finanziarie appare destinata a rimanere elevata, trasformando questi strumenti in una componente sempre più centrale delle strategie di investimento.