Brasile in piena crisi economica a pochi giorni dalle Olimpiadi di Rio 2016

Il Brasile vive una situazione finanziaria disastrosa dal 2015, ma perché? Ecco la situazione economica attuale e le ragioni del disastro economico.

Il Brasile è immerso in una crisi finanziaria molto profonda dal 2015 e nonostante le imminenti Olimpiadi di Rio 2016 non sembra pronto a riprendersi e di certo la manifestazione sportiva non salverà il Paese, viste le continue polemiche e probabile rischio di fallimento.

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L’economia brasiliana in ciascuno degli ultimi due anni ha registrato una decrescita del 4%, con un tasso di disoccupazione del 10% e un’inflazione molto alta.

Il Paese, tra i più grandi del mondo e il più ampio per superficie dell’America Latina è membro del Brics (Associazione delle economie emergenti come Cina, India, Russia e Sudafrica) e sembrava molto promettente fino a pochi anni fa.

Nel 2011 si era classificato come tra le maggiori potenze economiche mondiali, inferiore soltanto agli Stati Uniti nel continente americano, con previsioni che lo vedevano quarto tra i Paesi più ricchi entro il 2050.

Perché allora oggi il Brasile è in crisi? Come si spiega la situazione economica attuale? Ecco una sintesi di quanto accaduto al gigante carioca.

Crisi economica Brasile: alcuni dati recenti

Ad inizio 2016 dieci milioni di lavoratori erano disoccupati, e il Pil ha avuto un calo del 2,6% a causa della recessione e secondo il Fondo monetario internazionale finirà di calare nel 2017, anno in cui resterà stagnante.

Il tasso di inflazione ufficiale si avvicina al 10% e le prospettive future sembrano molto incerte, non ci si aspetta in altre parole una crescita ma una paralisi finanziaria.

Il Pil si è ridotto dello 0,3% nel primo trimestre del 2016 dai tre mesi precedenti, in termini destagionalizzati secondo l’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica.

Rispetto al primo trimestre del 2015, il Pil è diminuito del 5,4%.

Crisi economica Brasile: le ragioni della recessione

Una delle cause più incidenti è il crollo dell’esportazione. Come tutti i grandi esportatori di materie prime la domanda dei suoi prodotti è crollata da quando è cominciata la crisi finanziaria globale nel 2008.

Il principale problema della crescita economica che non ha superato mai il 4% negli ultimi anni, è legato appunto all’esportazione ormai in affanno. Il calo della domanda è stato seguito da prezzi sempre più bassi delle materie prime di cui il Paese è molto ricco.

Altra ragione della crisi è l’alto tasso degli interessi, alla radice dell’ipervalutazione del real, la moneta brasiliana, e una politica welfare dura e limitata.

Crisi economica Brasile: la colpa è del Governo?

Il presidente brasiliano Dilma Roussef, che il mese scorso è stato sospeso, ha basato l’economia del Brasile su una politica fiscale morbida, sul rafforzamento delle politiche di intervento statale in campo finanziario, sull’aumento delle tasse e la svalutazione del tasso di cambio con la conseguente caduta dei tassi d’interesse.

A questo si uniscono iniziative poco chiare, come l’autorizzazione alla contabilità creativa da parte dei responsabili dell’economia, che consiste nel truccare i conti pubblici e la spinta ad affidarsi al credito per i consumi, cosa che ha generato un forte indebitamento.

L’impatto di questa politica ha comportato nell’ordine:

  • ritorno dell’inflazione;
  • ampliamento della burocrazia con molti incarichi statali assunti da amici e parenti dei potenti;
  • calo del reddito e crescita della disoccupazione;
  • una politica fiscale che assorbe il 36% del Pil nazionale.

Le conseguenze sono state quelle attuali, ovvero forti squilibri interni e una diminuzione degli investimenti, che sono alla radice dello sfacelo economico del Paese.

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