Da oggi alcuni prodotti Apple costano circa il 20-25% in più. La colpa è dell’intelligenza artificiale che sta monopolizzando il mercato delle memorie e dei chip.
Oggi, giovedì 25 giugno, Apple ha chiuso momentaneamente il suo Apple Store online per alcune ore, come avviene di solito quando l’azienda lancia nuovi prodotti o aggiorna il sito. Quando però il portale è tornato online, per i visitatori è arrivata un’amara sorpresa: i prezzi di Mac, iPad, HomePod e Apple TV erano aumentati, in alcuni casi anche in modo significativo.
Un rialzo che era stato preannunciato già qualche settimana fa dal CEO Tim Cook, che aveva lasciato intendere come anche per Apple non ci fosse più una strada alternativa all’aumento dei prezzi dei suoi prodotti tecnologici. La causa principale di questo rincaro è legata all’intelligenza artificiale, che ha praticamente prosciugato il mercato delle memorie e trascinato verso l’alto i costi di tutta l’elettronica di consumo.
I produttori di memorie, come Micron, hanno infatti smesso di privilegiare i clienti consumer per concentrarsi sulle forniture destinate ai costruttori di chip AI, che pagano di più e acquistano in quantità enormi.
Negli ultimi tre trimestri i prezzi delle memorie e dei chip di archiviazione sono quadruplicati. Le memorie RAM dinamiche costano il 98% in più e la quotazione è destinata a salire di un ulteriore 58% nel trimestre in corso. Il motivo è che i produttori stanno orientando una quota sempre maggiore della produzione verso memorie ad alta larghezza di banda, utilizzate nei server per l’intelligenza artificiale, sottraendo disponibilità al mercato consumer. Alcuni esperti hanno già ribattezzato il fenomeno «RAMageddon».
Ecco i nuovi prezzi di Mac a iPad
Gli aumenti sono già visibili in tutto il mondo, Italia compresa, e sono nell’ordine del 15-25% a seconda del prodotto. Negli Stati Uniti il MacBook Air con 512 GB sale da 1.099 a 1.299 dollari, il MacBook Pro con 1 TB da 1.699 a 1.999 dollari, l’iPad Air da 128 GB da 599 a 749 dollari, mentre l’iPad Pro Wi-Fi da 256 GB passa da 999 a 1.199 dollari.
In Italia i rincari sono altrettanto marcati. Il MacBook Neo, lanciato solo pochi mesi fa per competere con i notebook Windows economici e con i Chromebook, passa da 699 a 799 euro nella versione da 256 GB, perdendo così il vantaggio di prezzo che ne aveva fatto il principale punto di forza. Il MacBook Pro 14” con M5 Pro arriva a 2.999 euro, 400 euro in più rispetto al prezzo di lancio. Il MacBook Pro 14” con M5 Max sale invece a 4.899 euro, con un rincaro di 600 euro.
Sul fronte tablet, l’iPad base passa a 509 euro, mentre l’iPad Mini sale da 609 a 689 euro. L’iPad Air da 11” passa da 669 a 829 euro, quello da 13” da 869 a 1.029 euro. L’iPad Pro da 11” Wi-Fi sale da 1.119 a 1.319 euro, mentre quello da 13” passa da 1.469 a 1.669 euro. Crescono anche i prezzi di HomePod, ora a 399 euro, e HomePod Mini, salito a 139 euro.
L’iPhone è salvo, ma solo per ora
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Per ora il dispositivo di punta di Apple, l’iPhone, resta escluso dai rincari. Secondo alcune indiscrezioni, però, nemmeno lo smartphone della Mela sarà immune ancora a lungo. Prima o poi gli aumenti potrebbero riguardare anche questa categoria, a partire dai modelli iPhone 18, attesi in autunno. Tutti i nuovi modelli dovrebbero infatti passare a 12 GB di RAM, una scelta considerata quasi obbligata dall’intelligenza artificiale, che richiede più memoria per funzionare al massimo.
Secondo le stime, il costo aggiuntivo dei componenti, infatti, potrebbe far lievitare il prezzo di ogni dispositivo di circa 200 dollari.
Apple ha inoltre già eliminato silenziosamente la fascia d’ingresso del Mac mini da 599 dollari, lasciando come modello base quello da 799 dollari: un segnale di come la strategia dei rincari stia ridisegnando l’intera gamma.
Apple, però, non è sola. IDC prevede che il mercato degli smartphone registrerà quest’anno il suo più grande calo annuale di sempre, vicino al 14%, mentre il mercato dei PC dovrebbe arretrare dell’11,3%. Gli analisti avvertono inoltre che i produttori concorrenti potrebbero essere costretti ad alzare i prezzi in modo ancora più marcato. I solidi rapporti di Apple con i fornitori l’hanno finora protetta dall’impatto totale, mentre aziende con catene di fornitura meno strutturate risultano più esposte a costi ancora più elevati.