Perché la Libia ha sparato a tre pescherecci italiani

Elisa Corpolongo

6 Maggio 2021 - 19:47

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La Libia ha attaccato un gruppo di tre pescherecci italiani al largo delle coste di Misurata. L’equipaggio ha riferito di avere visto alcuni colpi di arma da fuoco di avvertimento da parte della motovedetta libica.

Perché la Libia ha sparato a tre pescherecci italiani

Cresce la tensione tra Italia e Libia, dopo che tre pescherecci della flotta di Mazara del Vallo (Trapani, Sicilia) sono stati colpiti da spari da parte delle autorità libiche, le quali smentiscono ogni attacco rivolto alle imbarcazioni italiane e parlano solo di “colpi di avvertimento sparati in aria”.

Tra dubbi e tentati chiarimenti sul perché dei colpi, un ferito c’è stato e si tratta di un comandante italiano: Giuseppe Giacalone.

Il comandante è stato ferito a un braccio e non è grave. Inoltre, la Libia dichiara, però, che non si trattava di spari rivolti direttamente alle imbarcazioni, ma di colpi di avvertimento sparati nei confronti di mezzi non autorizzati.

Ma qual è il motivo di questo attacco ai danni dei pescherecci italiani?

Il contenzioso tra Italia e Libia in mare

I tre pescherecci italiani (Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo) sono stati colpiti a 35 miglia nautiche dalla costa libica al largo di Misurata.

Le autorità della Libia smentiscono un intenzionale tentativo di attacco, specificando a chiare lettere che si è trattato di un avvertimento per provare a fermare delle imbarcazioni da pesca che - a loro dire - stavano sconfinando nelle acque territoriali di giurisdizione libica. Il perché degli spari sarebbe appunto questo.

Il commodoro Masoud Ibrahim Abdelsamad ha dichiarato espressamente al telefono che non ci sono stati colpi diretti alle imbarcazioni, ma solo colpi in aria:

“Quando i pescherecci arrivano, la nostra guardia costiera prova a fermarli. [...] La nostra Guardia costiera, fra le sue funzioni, ha quella del controllo della pesca”.

Pescherecci tra Libia e Italia: i contenziosi nel passato

Tra attacchi e difese, questo non è il primo contenzioso tra Mazara del Vallo e la costa della Libia. Infatti, già nel dicembre dello scorso anno c’era stato un caso di rapimento di 18 pescatori italiani da parte dei libici sempre nelle acque territoriali in questione.

A dicembre del 2020, 18 pescatori (8 italiani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi) erano stati messi in stato di fermo per 108 giorni mentre si trovavano a bordo di due pescherecci partiti proprio da Mazara del Vallo. Anche in quel caso, le imbarcazioni erano state fermate a circa 40 miglia dalla costa libica.

L’evento di dicembre si era risolto con la liberazione dei pescatori da parte dei libici, ma gli animi non si sono ancora calmati.

Infatti, secondo le leggi che regolano le acque territoriali, quella distanza di 40 miglia dalla costa libica era superiore rispetto alle 24 miglia sulle quali uno Stato ha (stando al diritto internazionale) potere di controllo sulle navi straniere e capacità di intervento al fine di evitare che vengano commessi reati nel proprio territorio.

La stessa legge dovrebbe valere per i tre pescherecci bersaglio di colpi da parte delle autorità della Libia. Intanto, i motivi di tale avvenimento rimangono ancora oscuri. Se da una parte i libici sostengono che si è trattato di un intervento di prevenzione avvenuto da parte delle autorità locali che hanno l’obbligo di tutelare e salvaguardare l’arrivo sulla costa libica, dall’altra parte lo Stato italiano si vede in una posizione di regolarità secondo le norme del diritto internazionale.

Intanto, il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, lamenta il poco interesse dello Stato italiano nelle dispute in mare che continuano ad avvenire e, parlando all’Adnkronos riguardo la posizione dei pescherecci, dichiara:

“Era tutto prevedibile, ne parliamo da giorni qui. Qua la questione è sempre la stessa. Adesso ci dicano se dobbiamo andarcene, ma lo Stato Italiano deve proteggere gli italiani, l’Italia si faccia sentire”.

Con lo stupore della politica e le varie dichiarazioni su Twitter, le domande sull’azione sono comunque ancora aperte.

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