La Germania contro gli eurobond proposti dall’Italia: interessi nascosti dietro questa opposizione?

Germania e Nord Europa contro gli eurobond: cosa si nasconde dietro la loro opposizione?

La Germania contro gli eurobond proposti dall'Italia: interessi nascosti dietro questa opposizione?

La Germania e diversi altri Paesi dell’Europa settentrionale si sono scagliati contro gli eurobond proposti dall’Italia e supportati anche da altre economie con l’obiettivo di fronteggiare al meglio l’emergenza coronavirus.

Lo scontro tra queste due “fazioni” del Vecchio Continente è emerso qualche giorno fa in occasione dell’Eurogruppo di fine marzo durante il quale l’idea avanzata dal Belpaese non ha trovato terreno fertile.

Ma perché la Germania e alcune sue colleghe del Nord hanno detto no agli eurobond nel pieno del caos generato dal coronavirus, che ha ormai ucciso più di 33.000 persone in tutto il mondo?

Germaniva vs. eurobond: i motivi dell’opposizione

Come fatto notare da un recente approfondimento di Milano Finanza, i motivi del no della Germania (e delle sue colleghe del Nord) agli eurobond proposti dall’Italia potrebbero non essere soltanto politici.

Al centro del dibattito sia la capacità tedesca di attirare capitali sfruttando lo spread, sia la diversa tassazione delle imprese nell’intera Unione europea. Ma andiamo per ordine.

Nell’Europa dell’Est le imposizioni fiscali sulle società si aggirano in media intorno al 10%, con massimi del 21% in Slovacchia e minimi del 9% in Ungheria. Ecco perché negli ultimi anni numerose aziende hanno deciso di trasferire proprio in queste aree la propria produzione.

La situazione non è tanto diversa in Irlanda e a Cipro dove la tassazione sulle imprese è del 12,5%.

L’Olanda vanta aliquote del 25%, così come l’Austria. Poco più in basso la Finlandia, con una tassazione del 20%. Dati, questi, inferiori rispetto a quelli osservabili in Italia (o in Francia), la stessa che ha proposto gli ormai famosi eurobond.

Le aliquote previste dalla legislazione e gli accordi stipulati tra governi e singole imprese (tax ruling) rendono Paesi come l’Olanda, l’Irlanda, l’Austria e il Lussemburgo dei veri e propri paradisi fiscali, per utilizzare le stesse parole del quotidiano. Un argomento ripreso anche da Conte in un’intervista rilasciata proprio al principale quotidiano dei Paesi Bassi.

Una situazione, questa, nella quale inserire anche la situazione della Germania, in grado di far gravitare interessi attorno alla sua orbita grazie allo spread. In pratica grazie al debito degli altri Paesi, visto che il differenziale viene calcolato proprio sulla base dei titoli di Stato.

Appare dunque evidente che, a fronte di differenze così marcate e di interessi così elevati, nessuna economia forte rischierebbe di sbilanciarsi mettendo in comune il debito. Il no della Germania e degli altri Paesi agli eurobond, in questa ottica, è sembrato piuttosto scontato.

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Argomenti:

Eurobond Coronavirus

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