Crescono le operazioni militari dell’Italia all’estero, ma la spesa militare è sempre troppo bassa secondo le linee guida della Nato. Anche se il nostro Paese è già tra i principali contributori alle missioni dell’alleanza atlantica. Tra impegni dell’Unione Europea, Nato e Onu, l’Italia partecipa a numerose operazioni militari internazionali, prevalentemente di peacekeeping e addestramento delle forze locali.
Ogni anno il governo approva le nuove da avviare e quelle da prorogare. E per il 2024 l’Italia sarà impegnata in oltre 40 missioni, che costeranno in tutto 1,8 miliardi di euro.
Gran parte di questo budget serve per finanziare operazioni già iniziate, ma ci sono nuove missioni partite quest’anno che valgono 45,9 milioni. Tra queste spiccano l’operazione Levante, per fornire aiuti e contenere un’eventuale escalation nel conflitto tra Israele e Hamas e quella Aspides per proteggere le navi civili, in transito davanti alle coste dello Yemen, dagli attacchi degli Houthi.
Rispetto al 2023, per il 2024 l’Italia ha aumentato il budget per le missioni all’estero di circa il 5,8%, continuando una tendenza improntata all’aumento che dura da dieci anni. Nel 2014 la spesa era stata di 935 milioni di euro, poi cresciuta costantemente negli anni successivi: oggi vale il doppio di quella di dieci anni fa. Anche il numero dei militari impegnati è aumentato: nel 2014 il personale militare impiegato nelle operazioni all’estero non superava le 4.500 unità, mentre oggi raggiunge le 11 mila.
Fino alla fine degli anni ’80 l’Italia interveniva all’estero con un ridotto numero di militari e in non più di dieci missioni. Negli anni ’90 le missioni sono diventate circa 20, complice una presenza italiana crescente con le operazioni a seguito della crisi nel Golfo Persico e nei Balcani. A partire dal 2000 il numero delle missioni militari italiane all’estero è stato sempre superiore a 40 e oggi è ai massimi.
Da un lato crescono gli impegni per le operazioni militari estere, ma dall’altro non aumenta il budget complessivo per la difesa, ancora troppo basso secondo gli obiettivi della Nato. E questo nonostante il nostro Paese sia da anni stabile al dodicesimo posto nella graduatoria dei paesi che investono di più per le forze armate e la difesa. Tuttavia, le spese militari italiane sono state pari al 1,46% del Pil nel 2023, saranno al 1,43% nel 2024 e in previsione al 1,45% nel 2025, mentre Francia, Germania e Regno Unito superano tutte almeno il 2% e gli Stati Uniti vanno oltre il 3%.
L’appartenenza dell’Italia alla Nato implica un adeguamento alle sue linee guida. Nel 2014, in occasione di una riunione in Galles, fu stabilito l’obiettivo di arrivare al rapporto di almeno il 2% tra le spese per la difesa e il Pil dei paesi aderenti all’alleanza atlantica. L’impegno, il cosiddetto “burden sharing”, è stato ribadito nel 2016, e inizialmente l’Italia avrebbe dovuto adeguarsi entro la fine del 2024.
Il segretario generale dalla Nato Jens Stoltenberg ha dichiarato che quest’anno 18 paesi su 26 appartenenti al trattato riusciranno a spendere almeno il 2% del Pil nella difesa. Tra questi, però, non ci sarà appunto l’Italia che, nonostante continui a essere il quinto paese Nato per spese militari, non dovrebbe raggiungere la soglia prevista almeno fino al 2028.