I 50 Paesi più sicuri al mondo nel 2026. Dov’è l’Italia?

Emanuele Di Baldo

16 Settembre 2026 - 17:38

Quali sono i luoghi del mondo più pacifici e sicuri? Anche quest’anno, a rispondere alla domanda c’è il Global Peace Index elaborato dall’Institute for Economics and Peace

I 50 Paesi più sicuri al mondo nel 2026. Dov’è l’Italia?

Nel 2026 la geografia della sicurezza si è fatta più netta e più ingiusta. Mentre la spesa militare globale tocca il record di 2.900 miliardi di dollari e i conflitti statali attivi salgono a 61, il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale, esiste ancora un gruppo ristretto di Stati in cui camminare da soli di notte, lasciare la bicicletta senza catena o contare sulle istituzioni resta la normalità.

A misurare questa distanza è il Global Peace Index (GPI) 2026, giunto alla ventesima edizione ed elaborato dall’Institute for Economics and Peace. L’indice classifica 163 Stati e territori indipendenti, pari al 99,7% della popolazione mondiale, e restituisce un quadro in peggioramento per il dodicesimo anno consecutivo: la pace media globale è scesa dello 0,7%, con 99 Paesi in peggioramento e solo 62 in miglioramento.

Ma quali sono, in questo scenario, i Paesi più sicuri al mondo? E soprattutto: dove si colloca l’Italia? Ecco la classifica completa delle prime 50 posizioni, con l’analisi dei fattori che spingono in alto alcuni Stati e ne schiacciano altri in fondo alla graduatoria.

Global Peace Index 2026: come funziona la classifica dei Paesi più sicuri

Il GPI non misura soltanto la criminalità. L’indice si basa su 23 indicatori qualitativi e quantitativi raccolti da fonti indipendenti e organizzati in tre domini:

  • sicurezza e protezione sociale (omicidi, criminalità violenta, percezione di insicurezza, instabilità politica, manifestazioni violente, rifugiati e sfollati);
  • conflitti interni e internazionali in corso (numero di conflitti combattuti, morti da conflitto interno ed esterno, relazioni con i Paesi confinanti);
  • grado di militarizzazione (spesa militare in rapporto al Pil, importazioni ed esportazioni di armi, personale delle forze armate, armamenti nucleari e pesanti, contributi al peacekeeping ONU).

Il punteggio va da 1 a 5: più il valore è basso, più il Paese è pacifico. Un dettaglio metodologico decisivo per leggere l’edizione 2026: la maggior parte degli indicatori si chiude a dicembre 2025, mentre solo alcuni, come le relazioni con i Paesi confinanti, arrivano a marzo 2026. L’impatto della guerra in Iran, iniziata alla fine di febbraio 2026, è quindi solo parzialmente riflesso in questa classifica.

I 50 Paesi più sicuri al mondo nel 2026: la classifica completa

Di seguito le prime 50 posizioni del Global Peace Index 2026, con il punteggio complessivo e la regione di appartenenza secondo la ripartizione IEP.

Posizione Paese Punteggio GPI 2026 Regione GPI
1 Islanda 1,161 Europa occidentale e centrale
2 Nuova Zelanda 1,343 Asia-Pacifico
3 Svizzera 1,363 Europa occidentale e centrale
4 Slovenia 1,369 Europa occidentale e centrale
5 Irlanda 1,371 Europa occidentale e centrale
6 Austria 1,421 Europa occidentale e centrale
7 Portogallo 1,427 Europa occidentale e centrale
8 Singapore 1,435 Asia-Pacifico
9 Finlandia 1,478 Europa occidentale e centrale
10 Giappone 1,489 Asia-Pacifico
11 Danimarca 1,504 Europa occidentale e centrale
12 Malesia 1,513 Asia-Pacifico
13 Repubblica Ceca 1,517 Europa occidentale e centrale
14 Canada 1,525 Nord e Centro America
15 Ungheria 1,538 Europa occidentale e centrale
16 Bhutan 1,546 Asia meridionale
17 Paesi Bassi 1,566 Europa occidentale e centrale
18 Mauritius 1,586 Africa subsahariana
19 Lettonia 1,589 Europa occidentale e centrale
20 Australia 1,602 Asia-Pacifico
21 Belgio 1,608 Europa occidentale e centrale
22 Polonia 1,615 Europa occidentale e centrale
23 Croazia 1,619 Europa occidentale e centrale
24 Lituania 1,620 Europa occidentale e centrale
25 Estonia 1,623 Europa occidentale e centrale
26 Bulgaria 1,628 Europa orientale e Asia centrale
27 Spagna 1,654 Europa occidentale e centrale
28 Germania 1,657 Europa occidentale e centrale
29 Slovacchia 1,661 Europa occidentale e centrale
30 Montenegro 1,672 Europa occidentale e centrale
31 Qatar 1,676 Medio Oriente e Nord Africa
32 Timor Est 1,681 Asia-Pacifico
33 Norvegia 1,688 Europa occidentale e centrale
34 Mongolia 1,692 Asia-Pacifico
35 Italia 1,712 Europa occidentale e centrale
36 Albania 1,725 Europa occidentale e centrale
37 Uzbekistan 1,726 Europa orientale e Asia centrale
38 Guinea Equatoriale 1,729 Africa subsahariana
39 Regno Unito 1,730 Europa occidentale e centrale
40 Svezia 1,732 Europa occidentale e centrale
41 Vietnam 1,738 Asia-Pacifico
42 Taiwan 1,751 Asia-Pacifico
43 Uruguay 1,754 Sud America
44 Kazakhstan 1,771 Europa orientale e Asia centrale
45 Romania 1,788 Europa orientale e Asia centrale
46 Macedonia del Nord 1,792 Europa occidentale e centrale
47 Tagikistan 1,799 Europa orientale e Asia centrale
48 Bosnia ed Erzegovina 1,810 Europa occidentale e centrale
49 Kuwait 1,813 Medio Oriente e Nord Africa
50 Botswana 1,823 Africa subsahariana

Cosa dice davvero la top 50: geografia, neutralità e tenuta politica

La prima evidenza è di natura geografica. 28 delle 50 posizioni sono occupate da Paesi dell’Europa occidentale e centrale, che con un punteggio medio di 1,632 resta la regione più pacifica del pianeta e piazza 28 dei suoi 33 Stati nella metà alta assoluta della classifica. Seguono l’Asia-Pacifico con 9 presenze e l’Europa orientale e Asia centrale con 5. Solo tre Paesi africani (Mauritius, Guinea Equatoriale e Botswana), due mediorientali (Qatar e Kuwait) e un singolo rappresentante per Asia meridionale (Bhutan), Nord America (Canada) e Sud America (Uruguay) riescono a entrare tra i Paesi più sicuri al mondo.

La seconda variabile è la scarsa militarizzazione. L’Islanda, prima per il diciannovesimo anno consecutivo con 1,161 e con un distacco ampio sul resto della classifica, non dispone di un esercito permanente: il rapporto attribuisce la sua posizione all’assenza di forze armate, a tassi di criminalità bassissimi e a una forte coesione sociale. Nell’ultimo anno è migliorata del 2%, con un progresso del 42,9% sull’indicatore delle manifestazioni violente. Lo stesso principio vale per la Svizzera (terza), per l’Austria (sesta) e per l’Irlanda (quinta), Stati la cui neutralità o non appartenenza alle alleanze militari abbassa strutturalmente il punteggio sul dominio della militarizzazione.

La terza variabile è l’isolamento geografico. La Nuova Zelanda, seconda con 1,343 e prima dell’intera area Asia-Pacifico, registra il punteggio più basso della sua regione sul dominio dei conflitti in corso e migliora del 3,3% sulla militarizzazione grazie alla riduzione delle importazioni di armi. Discorso analogo per Giappone (decimo, in miglioramento dell’1,5%) e Australia (ventesima).

La quarta variabile, la più volatile, è la tenuta politica interna. Lo dimostra il caso della Polonia, che firma il più grande miglioramento mondiale dell’edizione 2026: punteggio migliorato del 9,1% e balzo di 23 posizioni, dal 45° al 22° posto, il migliore della sua storia nell’indice. A trainarla è il dominio dei conflitti in corso, migliorato del 17,5%, con un progresso del 33,3% sulle relazioni con i Paesi confinanti dopo il Trattato di cooperazione rafforzata firmato con la Francia nel maggio 2025. Sul fronte opposto, Varsavia peggiora del 3,6% sulla militarizzazione, con le importazioni di armi in crescita del 31,8%: è oggi il principale importatore di armamenti della NATO, con una spesa per la difesa stimata al 4,5% del Pil nel 2025.

Pace vs corsa al riarmo: l’evoluzione possibile

Ed è proprio la corsa al riarmo il grande fattore di rischio per il vertice della classifica. Nell’ultimo anno 97 Paesi hanno aumentato la spesa militare in rapporto al Pil e oltre un terzo del peggioramento globale su questo indicatore è concentrato in Europa occidentale e centrale, dove i Paesi NATO hanno alzato la spesa di circa il 20% in termini reali nel 2025, impegnandosi al vertice dell’Aia a raggiungere il 5% del Pil entro il 2035.

Non a caso, tra le maggiori flessioni della regione figurano Belgio (ventunesimo, punteggio peggiorato del 4,8% per effetto di una militarizzazione in calo del 10,9%) e Germania (ventottesima, con la sicurezza sociale peggiorata dell’8,3%).

Dov’è l’Italia nella classifica dei Paesi più sicuri al mondo

L’Italia si colloca al 35° posto del Global Peace Index 2026 con un punteggio di 1,712, ventitreesima tra i 33 Paesi dell’Europa occidentale e centrale. Davanti a noi restano Spagna (27ª) e Germania (28ª), mentre alle nostre spalle si trovano Regno Unito (39°), Svezia (40ª) e soprattutto la Francia, ultima della regione al 99° posto e penalizzata da criminalità interna e percezione di insicurezza.

Il vero campanello d’allarme, però, è di natura economica e riguarda il peso specifico del Paese. Tra il 1995 e il 2023 la quota italiana sul Pil globale è scesa del 42%, passando dal 3,8% al 2,2%: un arretramento che il rapporto inserisce nella cornice della cosiddetta Great Fragmentation, cioè il declino dell’influenza delle grandi potenze europee a vantaggio delle medie potenze emergenti.

Chi rimane fuori? I Paesi meno sicuri al mondo

In fondo alla graduatoria la Russia resta il Paese meno pacifico al mondo con 3,367, nonostante un miglioramento dello 0,7% dovuto al calo delle morti da conflitto interno. A pesare è la militarizzazione, peggiorata del 5,8%: la spesa militare 2025 è stimata in 15.500 miliardi di rubli, poco più di 190 miliardi di dollari, pari al 7,2% del Pil.

Chiudono la classifica insieme a Mosca il Sudan (162°), la Repubblica Democratica del Congo (161°), l’Ucraina (160°) e Israele (159°). Kiev registra il miglioramento più ampio della sua regione, con il punteggio in progresso del 3,6%, ma resta terzultima: la spesa militare ucraina ha raggiunto il 40% del Pil, il carico più alto dell’intero indice.

Sul fronte mediorientale, la Palestina si colloca al 148° posto con 2,877, in peggioramento. Israele migliora del 2,6% grazie al calo delle manifestazioni violente e dell’instabilità politica, dopo la tregua del gennaio 2025, rotta a marzo, e il secondo cessate il fuoco dell’ottobre 2025 mediato dagli Stati Uniti: un accordo che il rapporto definisce fragile, con oltre 2.000 violazioni documentate fino a marzo 2026.

Il dato “più politico” riguarda però gli Stati Uniti, precipitati al 134° posto con 2,535 e un punteggio peggiorato del 4%. L’indicatore dell’instabilità politica crolla del 38,5%, la peggiore variazione annuale mai registrata dall’indice per Washington, mentre le manifestazioni violente peggiorano del 37,5% e l’impatto del terrorismo del 16,2%. La violenza politica negli Stati Uniti ha raggiunto il livello più alto dagli anni Settanta e l’85% degli americani ritiene che stia aumentando.