Quali sono i luoghi del mondo più pacifici e sicuri? Anche quest’anno, a rispondere alla domanda c’è il Global Peace Index elaborato dall’Institute for Economics and Peace
Nel 2026 la geografia della sicurezza si è fatta più netta e più ingiusta. Mentre la spesa militare globale tocca il record di 2.900 miliardi di dollari e i conflitti statali attivi salgono a 61, il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale, esiste ancora un gruppo ristretto di Stati in cui camminare da soli di notte, lasciare la bicicletta senza catena o contare sulle istituzioni resta la normalità.
A misurare questa distanza è il Global Peace Index (GPI) 2026, giunto alla ventesima edizione ed elaborato dall’Institute for Economics and Peace. L’indice classifica 163 Stati e territori indipendenti, pari al 99,7% della popolazione mondiale, e restituisce un quadro in peggioramento per il dodicesimo anno consecutivo: la pace media globale è scesa dello 0,7%, con 99 Paesi in peggioramento e solo 62 in miglioramento.
Ma quali sono, in questo scenario, i Paesi più sicuri al mondo? E soprattutto: dove si colloca l’Italia? Ecco la classifica completa delle prime 50 posizioni, con l’analisi dei fattori che spingono in alto alcuni Stati e ne schiacciano altri in fondo alla graduatoria.
Global Peace Index 2026: come funziona la classifica dei Paesi più sicuri
Il GPI non misura soltanto la criminalità. L’indice si basa su 23 indicatori qualitativi e quantitativi raccolti da fonti indipendenti e organizzati in tre domini:
- sicurezza e protezione sociale (omicidi, criminalità violenta, percezione di insicurezza, instabilità politica, manifestazioni violente, rifugiati e sfollati);
- conflitti interni e internazionali in corso (numero di conflitti combattuti, morti da conflitto interno ed esterno, relazioni con i Paesi confinanti);
- grado di militarizzazione (spesa militare in rapporto al Pil, importazioni ed esportazioni di armi, personale delle forze armate, armamenti nucleari e pesanti, contributi al peacekeeping ONU).
Il punteggio va da 1 a 5: più il valore è basso, più il Paese è pacifico. Un dettaglio metodologico decisivo per leggere l’edizione 2026: la maggior parte degli indicatori si chiude a dicembre 2025, mentre solo alcuni, come le relazioni con i Paesi confinanti, arrivano a marzo 2026. L’impatto della guerra in Iran, iniziata alla fine di febbraio 2026, è quindi solo parzialmente riflesso in questa classifica.
I 50 Paesi più sicuri al mondo nel 2026: la classifica completa
Di seguito le prime 50 posizioni del Global Peace Index 2026, con il punteggio complessivo e la regione di appartenenza secondo la ripartizione IEP.
| Posizione | Paese | Punteggio GPI 2026 | Regione GPI |
|---|---|---|---|
| 1 | Islanda | 1,161 | Europa occidentale e centrale |
| 2 | Nuova Zelanda | 1,343 | Asia-Pacifico |
| 3 | Svizzera | 1,363 | Europa occidentale e centrale |
| 4 | Slovenia | 1,369 | Europa occidentale e centrale |
| 5 | Irlanda | 1,371 | Europa occidentale e centrale |
| 6 | Austria | 1,421 | Europa occidentale e centrale |
| 7 | Portogallo | 1,427 | Europa occidentale e centrale |
| 8 | Singapore | 1,435 | Asia-Pacifico |
| 9 | Finlandia | 1,478 | Europa occidentale e centrale |
| 10 | Giappone | 1,489 | Asia-Pacifico |
| 11 | Danimarca | 1,504 | Europa occidentale e centrale |
| 12 | Malesia | 1,513 | Asia-Pacifico |
| 13 | Repubblica Ceca | 1,517 | Europa occidentale e centrale |
| 14 | Canada | 1,525 | Nord e Centro America |
| 15 | Ungheria | 1,538 | Europa occidentale e centrale |
| 16 | Bhutan | 1,546 | Asia meridionale |
| 17 | Paesi Bassi | 1,566 | Europa occidentale e centrale |
| 18 | Mauritius | 1,586 | Africa subsahariana |
| 19 | Lettonia | 1,589 | Europa occidentale e centrale |
| 20 | Australia | 1,602 | Asia-Pacifico |
| 21 | Belgio | 1,608 | Europa occidentale e centrale |
| 22 | Polonia | 1,615 | Europa occidentale e centrale |
| 23 | Croazia | 1,619 | Europa occidentale e centrale |
| 24 | Lituania | 1,620 | Europa occidentale e centrale |
| 25 | Estonia | 1,623 | Europa occidentale e centrale |
| 26 | Bulgaria | 1,628 | Europa orientale e Asia centrale |
| 27 | Spagna | 1,654 | Europa occidentale e centrale |
| 28 | Germania | 1,657 | Europa occidentale e centrale |
| 29 | Slovacchia | 1,661 | Europa occidentale e centrale |
| 30 | Montenegro | 1,672 | Europa occidentale e centrale |
| 31 | Qatar | 1,676 | Medio Oriente e Nord Africa |
| 32 | Timor Est | 1,681 | Asia-Pacifico |
| 33 | Norvegia | 1,688 | Europa occidentale e centrale |
| 34 | Mongolia | 1,692 | Asia-Pacifico |
| 35 | Italia | 1,712 | Europa occidentale e centrale |
| 36 | Albania | 1,725 | Europa occidentale e centrale |
| 37 | Uzbekistan | 1,726 | Europa orientale e Asia centrale |
| 38 | Guinea Equatoriale | 1,729 | Africa subsahariana |
| 39 | Regno Unito | 1,730 | Europa occidentale e centrale |
| 40 | Svezia | 1,732 | Europa occidentale e centrale |
| 41 | Vietnam | 1,738 | Asia-Pacifico |
| 42 | Taiwan | 1,751 | Asia-Pacifico |
| 43 | Uruguay | 1,754 | Sud America |
| 44 | Kazakhstan | 1,771 | Europa orientale e Asia centrale |
| 45 | Romania | 1,788 | Europa orientale e Asia centrale |
| 46 | Macedonia del Nord | 1,792 | Europa occidentale e centrale |
| 47 | Tagikistan | 1,799 | Europa orientale e Asia centrale |
| 48 | Bosnia ed Erzegovina | 1,810 | Europa occidentale e centrale |
| 49 | Kuwait | 1,813 | Medio Oriente e Nord Africa |
| 50 | Botswana | 1,823 | Africa subsahariana |
Cosa dice davvero la top 50: geografia, neutralità e tenuta politica
La prima evidenza è di natura geografica. 28 delle 50 posizioni sono occupate da Paesi dell’Europa occidentale e centrale, che con un punteggio medio di 1,632 resta la regione più pacifica del pianeta e piazza 28 dei suoi 33 Stati nella metà alta assoluta della classifica. Seguono l’Asia-Pacifico con 9 presenze e l’Europa orientale e Asia centrale con 5. Solo tre Paesi africani (Mauritius, Guinea Equatoriale e Botswana), due mediorientali (Qatar e Kuwait) e un singolo rappresentante per Asia meridionale (Bhutan), Nord America (Canada) e Sud America (Uruguay) riescono a entrare tra i Paesi più sicuri al mondo.
La seconda variabile è la scarsa militarizzazione. L’Islanda, prima per il diciannovesimo anno consecutivo con 1,161 e con un distacco ampio sul resto della classifica, non dispone di un esercito permanente: il rapporto attribuisce la sua posizione all’assenza di forze armate, a tassi di criminalità bassissimi e a una forte coesione sociale. Nell’ultimo anno è migliorata del 2%, con un progresso del 42,9% sull’indicatore delle manifestazioni violente. Lo stesso principio vale per la Svizzera (terza), per l’Austria (sesta) e per l’Irlanda (quinta), Stati la cui neutralità o non appartenenza alle alleanze militari abbassa strutturalmente il punteggio sul dominio della militarizzazione.
La terza variabile è l’isolamento geografico. La Nuova Zelanda, seconda con 1,343 e prima dell’intera area Asia-Pacifico, registra il punteggio più basso della sua regione sul dominio dei conflitti in corso e migliora del 3,3% sulla militarizzazione grazie alla riduzione delle importazioni di armi. Discorso analogo per Giappone (decimo, in miglioramento dell’1,5%) e Australia (ventesima).
La quarta variabile, la più volatile, è la tenuta politica interna. Lo dimostra il caso della Polonia, che firma il più grande miglioramento mondiale dell’edizione 2026: punteggio migliorato del 9,1% e balzo di 23 posizioni, dal 45° al 22° posto, il migliore della sua storia nell’indice. A trainarla è il dominio dei conflitti in corso, migliorato del 17,5%, con un progresso del 33,3% sulle relazioni con i Paesi confinanti dopo il Trattato di cooperazione rafforzata firmato con la Francia nel maggio 2025. Sul fronte opposto, Varsavia peggiora del 3,6% sulla militarizzazione, con le importazioni di armi in crescita del 31,8%: è oggi il principale importatore di armamenti della NATO, con una spesa per la difesa stimata al 4,5% del Pil nel 2025.
Pace vs corsa al riarmo: l’evoluzione possibile
Ed è proprio la corsa al riarmo il grande fattore di rischio per il vertice della classifica. Nell’ultimo anno 97 Paesi hanno aumentato la spesa militare in rapporto al Pil e oltre un terzo del peggioramento globale su questo indicatore è concentrato in Europa occidentale e centrale, dove i Paesi NATO hanno alzato la spesa di circa il 20% in termini reali nel 2025, impegnandosi al vertice dell’Aia a raggiungere il 5% del Pil entro il 2035.
Non a caso, tra le maggiori flessioni della regione figurano Belgio (ventunesimo, punteggio peggiorato del 4,8% per effetto di una militarizzazione in calo del 10,9%) e Germania (ventottesima, con la sicurezza sociale peggiorata dell’8,3%).
Dov’è l’Italia nella classifica dei Paesi più sicuri al mondo
L’Italia si colloca al 35° posto del Global Peace Index 2026 con un punteggio di 1,712, ventitreesima tra i 33 Paesi dell’Europa occidentale e centrale. Davanti a noi restano Spagna (27ª) e Germania (28ª), mentre alle nostre spalle si trovano Regno Unito (39°), Svezia (40ª) e soprattutto la Francia, ultima della regione al 99° posto e penalizzata da criminalità interna e percezione di insicurezza.
Il vero campanello d’allarme, però, è di natura economica e riguarda il peso specifico del Paese. Tra il 1995 e il 2023 la quota italiana sul Pil globale è scesa del 42%, passando dal 3,8% al 2,2%: un arretramento che il rapporto inserisce nella cornice della cosiddetta Great Fragmentation, cioè il declino dell’influenza delle grandi potenze europee a vantaggio delle medie potenze emergenti.
Chi rimane fuori? I Paesi meno sicuri al mondo
In fondo alla graduatoria la Russia resta il Paese meno pacifico al mondo con 3,367, nonostante un miglioramento dello 0,7% dovuto al calo delle morti da conflitto interno. A pesare è la militarizzazione, peggiorata del 5,8%: la spesa militare 2025 è stimata in 15.500 miliardi di rubli, poco più di 190 miliardi di dollari, pari al 7,2% del Pil.
Chiudono la classifica insieme a Mosca il Sudan (162°), la Repubblica Democratica del Congo (161°), l’Ucraina (160°) e Israele (159°). Kiev registra il miglioramento più ampio della sua regione, con il punteggio in progresso del 3,6%, ma resta terzultima: la spesa militare ucraina ha raggiunto il 40% del Pil, il carico più alto dell’intero indice.
Sul fronte mediorientale, la Palestina si colloca al 148° posto con 2,877, in peggioramento. Israele migliora del 2,6% grazie al calo delle manifestazioni violente e dell’instabilità politica, dopo la tregua del gennaio 2025, rotta a marzo, e il secondo cessate il fuoco dell’ottobre 2025 mediato dagli Stati Uniti: un accordo che il rapporto definisce fragile, con oltre 2.000 violazioni documentate fino a marzo 2026.
Il dato “più politico” riguarda però gli Stati Uniti, precipitati al 134° posto con 2,535 e un punteggio peggiorato del 4%. L’indicatore dell’instabilità politica crolla del 38,5%, la peggiore variazione annuale mai registrata dall’indice per Washington, mentre le manifestazioni violente peggiorano del 37,5% e l’impatto del terrorismo del 16,2%. La violenza politica negli Stati Uniti ha raggiunto il livello più alto dagli anni Settanta e l’85% degli americani ritiene che stia aumentando.