Per il debito pubblico italiano, i piccoli risparmiatori non bastano più. Ecco perché

Redazione Money Premium

07/03/2025

Commerzbank prevede che nel 2025 l’Italia difficilmente raggiungerà i quasi 30 miliardi di euro raccolti l’anno scorso, già in calo rispetto ai 44 miliardi del 2023.

Per il debito pubblico italiano, i piccoli risparmiatori non bastano più. Ecco perché

L’Italia ha da tempo intrapreso una strategia per aumentare la quota del proprio debito pubblico detenuta dai piccoli risparmiatori domestici, ma il successo di questa politica potrebbe essere messo alla prova nei prossimi anni.

Dal 2012, in seguito alla crisi del debito dell’Eurozona, il Tesoro ha puntato a rafforzare la partecipazione degli investitori retail, considerati più stabili rispetto agli investitori esteri in periodi di stress di mercato.

Questo approccio ha dato i suoi frutti, con circa 245 miliardi di euro raccolti attraverso una serie di emissioni obbligazionarie mirate.

Secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, la quota del debito italiano detenuta dai piccoli risparmiatori è salita al 15% a novembre, rispetto al 13,5% dell’anno precedente, mentre il 31% è nelle mani di investitori stranieri. Il recente collocamento del BTP Plus a febbraio ha generato 14,9 miliardi di euro, ma gli analisti avvertono che la capacità di attrarre risparmio domestico potrebbe calare. L’inflazione del biennio 2022-23 ha eroso i depositi delle famiglie, e con i tassi d’interesse della BCE in calo, l’appetito per questi strumenti potrebbe ridursi.

Commerzbank prevede che nel 2025 l’Italia difficilmente raggiungerà i quasi 30 miliardi di euro raccolti l’anno scorso, già in calo rispetto ai 44 miliardi del 2023. Gli strategist di UniCredit stimano che il contributo netto delle famiglie al finanziamento del debito si attesterà intorno ai 50 miliardi di euro, lontano dai 130 miliardi del 2023. Questo calo si inserisce in un contesto di progressiva riduzione dei depositi bancari, scesi a 2,3 trilioni di euro a dicembre, ai minimi dal 2017 e ben sotto il picco di 2,86 trilioni di aprile 2022.

Con necessità di finanziamento fino a 350 miliardi di euro e la fine del programma PEPP della BCE, l’Italia dovrà cercare fonti alternative per coprire il proprio fabbisogno. Gli investitori esteri potrebbero rappresentare la risposta, attratti da rendimenti relativamente elevati, stabilità politica e miglioramento delle finanze pubbliche. I dati mostrano già una crescita della loro presenza: a novembre, le loro detenzioni di titoli italiani hanno toccato i 771,4 miliardi di euro, il livello più alto dall’introduzione dell’euro.

La stabilità politica garantita dal governo di Giorgia Meloni, che gode di un forte consenso dopo oltre due anni al potere, sta rafforzando la fiducia nei mercati. Inoltre, il deficit pubblico italiano è sceso al 3,4% del PIL nel 2024, ben al di sotto del target del 3,8% e vicino all’obiettivo del 3,3% per il 2025. Questo trend potrebbe spingere le agenzie di rating a un miglioramento del giudizio sul debito italiano, aumentando ulteriormente l’interesse degli investitori istituzionali.

Tuttavia, i rischi non mancano. I rendimenti dei BTP restano i più alti dell’Eurozona a causa del premio per il rischio richiesto dagli investitori, e il ricordo della crisi del 2011, quando lo spread con i Bund tedeschi superò i 500 punti base, è ancora vivo. Nonostante ciò, per ora Roma accoglie con favore la crescente domanda estera, interpretandola come un segnale di fiducia nella gestione economica del Paese. Se questa tendenza continuerà, gli investitori stranieri potrebbero colmare il vuoto lasciato dal calo della partecipazione dei piccoli risparmiatori, garantendo la sostenibilità del debito pubblico italiano nel medio termine.