Un BTP quasi alla pari con cedola al 4,75% fino al 2044 prima del rimborso del capitale

Stefano Vozza

19 Settembre 2026 - 13:12

Analizziamo un titolo di Stato che prevede un ricco payout annuo per 18 anni con rischi e opportunità di ampliare i guadagni fino al termine

Un BTP quasi alla pari con cedola al 4,75% fino al 2044 prima del rimborso del capitale

La forte impennata dei rendimenti ha riacceso le opportunità di guadagno sul reddito fisso. Oggi basta scegliere una modesta durata per assicurarsi un discreto ritorno a scadenza. Siamo passati dal 2,5-3% a medio termine di inizio anno al 3,5-4% a parità di tempo d’attesa, ma con rischio implicito maggiore. In questo caso, il rischio tassi.
Analizziamo ora un BTP quasi alla pari con cedola al 4,75% fino al 2044 prima del rimborso del capitale.

Rendimento e rischio di mercato sull’obbligazionario

In verità il vero dilemma di molti operatori, addetti ai mercati inclusi, è un altro. Ci troviamo ai massimi yield di periodo o il peggio (per chi emette) o il meglio (per chi investe) deve ancora arrivare?

La differenza è basilare, perché la tempistica “giusta” significa maggiore/minore guadagno totale a parità di tempo. Sul reddito fisso, acquistare un titolo al 4% per X anni vuol dire bloccare quel ritorno per tutto quel tempo. In verità si può rivendere il bond a mercato e rientrare o spostare il capitale altrove, ma non sempre l’operazione è indolore. Il più delle volte l’uscita anticipata presuppone una perdita in conto capitale, per cui è da valutare se l’operazione è conveniente.

Il discorso si amplifica notevolmente per i titoli lunghi, per indole più esposti alle fluttuazioni dei corsi. Oggi hanno ritorni interessanti, ma cosa succederebbe se le cose dovessero peggiorare? Semplice: avremmo anticipato l’ingresso sullo strumento i cui prezzi, nel frattempo, sono scivolati sul mercato secondario. A voler fare un nome e un esempio per tutti, pensiamo al BTP Tf 4,75% St44 Eur. Conosciamolo meglio.

Lo storico dei prezzi del BTP con matricola IT0004923998

Questa obbligazione MEF ha matricola ISIN IT0004923998, data emissione 1° marzo 2013 e scadenza al 1° settembre 2044. L’investimento presuppone quindi una elevata propensione al rischio, data la durata residua tra 17,95 anni, l’elevata duration 11,72% e la volatilità annua all’8,07%.
Tradotto, l’acquirente del bond deve mettere in preventivo che da qui ai prossimi 10 anni i prezzi saranno sull’ottovolante. In passato il bond ha formato due minimi a ridosso dei 92 centesimi, una prima volta nel giugno 2013 e la seconda a ottobre 2023, 10 anni dopo. Certo, va anche detto che nel marzo 2015 e nel febbraio 2021 i rispettivi massimi sono stati a 168,03 e a 173,20.
Ora, tornassero anche solo a 130-140 centesimi sarebbe già un risultato eccellente date le attuali quotazioni quasi alla pari. Il problema è che da circa un lustro l’inflazione è tornata più viva che mai per cui oggi certe quotazioni sopra la pari sono quasi impensabili. Magari saranno possibili tra 3, 6 o 9 anni, ma oggi il mercato dice no. E quando il trend è chiaro e definito, guai a farsi aspettative differenti.
Sulla distanza YTD, cioè da gennaio ad oggi, i prezzi min-max sono stati, nell’ordine, 99,55 e 112,18. I rispettivi valori da settembre 2022 a settembre ’26, invece, a 92,75 e a 116,42 (dicembre ’24).

Cedola lorda del 4,75% per un netto annuo del 4,156%

Sul MOT il titolo vanta elevati volumi di scambio sia in termini di contratti che di controvalori. Per chi cerca bond da tradare, l’obbligazione rispetta alla grande i tre parametri chiave che ogni trader cerca, ossia durata, duration e liquidità.
La cedola annua lorda è del 4,75% (2,375% semestrale), che scende al 4,156% al netto della trattenuta sugli interessi. Una volta decurtate l’imposta di bollo e le spese di gestione, siamo intorno al 4% netto annuo pieno per i prossimi (quasi) 18.
Questo payout nominale, infine, si approssima molto all’effettivo attuale a scadenza del 4,73% (dati: Borsa Italiana). A poche ore di chiusura dell’ottava in corso, il titolo passa di mano a 100,39 centesimi (credito d’imposta: 0.05%). A inizio settimana, tuttavia, lo si acquistava anche esattamente alla pari o a leggerissimo sconto sul prezzo di rimborso finale.

Un BTP quasi alla pari con cedola al 4,75% fino al 2044 prima del rimborso del capitale

Le potenziali spendibilità di portafoglio del titolo non mancano, tutto dipende dai propri obiettivi di fondo, e non solo. Altre variabili che entrano in gioco sono l’attuale composizione della ricchezza investita, il grado di rischio già assunto, l’orizzonte temporale e i propri, effettivi tempi a disposizione. Settembre 2044 non è proprio dietro l’angolo. Visto in quest’ottica il bond potrebbe interessare chi cerca soluzioni per effettuare un efficiente passaggio generazionale, visto che è esente dalle imposte di successione.

Inoltre da qui al termine il prodotto assicura un 73-75% di rendimento totale netto (di sola ritenuta), ottimizzabile nella misura in cui lo si acquista a maggiore sconto.

Non male, infine, per gli investitori relativamente aggressivi, cioè che intanto puntano alla cedola e poi negli anni studiano il da farsi. Al netto di eventi alquanto estremi, è innegabile che tra tot mesi/anni le quotazioni prenderanno quota. Il problema è capire quando e di quanto, fermo restando un altro aspetto decisamente cruciale. La ripresa dei corsi potrebbe arrivare anche nel 2038, per esempio, e insabbiarsi ulteriormente da qui ad allora. A giudicare dal trend passato questa circostanza sarebbe debole, ma non impossibile.
Morale, prima ancora di guardare allo yield è importante avere chiari i possibili scenari futuri. A quel punto occorre pianificare tutte le possibili opzioni e/o soluzioni e solo in ultimo passare all’azione, se del caso.