La forte impennata dei rendimenti ha riacceso le opportunità di guadagno sul reddito fisso. Oggi basta scegliere una modesta durata per assicurarsi un discreto ritorno a scadenza. Siamo passati dal 2,5-3% a medio termine di inizio anno al 3,5-4% a parità di tempo d’attesa, ma con rischio implicito maggiore. In questo caso, il rischio tassi.
Analizziamo ora un BTP quasi alla pari con cedola al 4,75% fino al 2044 prima del rimborso del capitale.
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Rendimento e rischio di mercato sull’obbligazionario
In verità il vero dilemma di molti operatori, addetti ai mercati inclusi, è un altro. Ci troviamo ai massimi yield di periodo o il peggio (per chi emette) o il meglio (per chi investe) deve ancora arrivare?
La differenza è basilare, perché la tempistica “giusta” significa maggiore/minore guadagno totale a parità di tempo. Sul reddito fisso, acquistare un titolo al 4% per X anni vuol dire bloccare quel ritorno per tutto quel tempo. In verità si può rivendere il bond a mercato e rientrare o spostare il capitale altrove, ma non sempre l’operazione è indolore. Il più delle volte l’uscita anticipata presuppone una perdita in conto capitale, per cui è da valutare se l’operazione è conveniente.
Il discorso si amplifica notevolmente per i titoli lunghi, per indole più esposti alle fluttuazioni dei corsi. Oggi hanno ritorni interessanti, ma cosa succederebbe se le cose dovessero peggiorare? Semplice: avremmo anticipato l’ingresso sullo strumento i cui prezzi, nel frattempo, sono scivolati sul mercato secondario. A voler fare un nome e un esempio per tutti, pensiamo al BTP Tf 4,75% St44 Eur. Conosciamolo meglio.
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Lo storico dei prezzi del BTP con matricola IT0004923998
Questa obbligazione MEF ha matricola ISIN IT0004923998, data emissione 1° marzo 2013 e scadenza al 1° settembre 2044. L’investimento presuppone quindi una elevata propensione al rischio, data la durata residua tra 17,95 anni, l’elevata duration 11,72% e la volatilità annua all’8,07%.
Tradotto, l’acquirente del bond deve mettere in preventivo che da qui ai prossimi 10 anni i prezzi saranno sull’ottovolante. In passato il bond ha formato due minimi a ridosso dei 92 centesimi, una prima volta nel giugno 2013 e la seconda a ottobre 2023, 10 anni dopo. Certo, va anche detto che nel marzo 2015 e nel febbraio 2021 i rispettivi massimi sono stati a 168,03 e a 173,20.
Ora, tornassero anche solo a 130-140 centesimi sarebbe già un risultato eccellente date le attuali quotazioni quasi alla pari. Il problema è che da circa un lustro l’inflazione è tornata più viva che mai per cui oggi certe quotazioni sopra la pari sono quasi impensabili. Magari saranno possibili tra 3, 6 o 9 anni, ma oggi il mercato dice no. E quando il trend è chiaro e definito, guai a farsi aspettative differenti.
Sulla distanza YTD, cioè da gennaio ad oggi, i prezzi min-max sono stati, nell’ordine, 99,55 e 112,18. I rispettivi valori da settembre 2022 a settembre ’26, invece, a 92,75 e a 116,42 (dicembre ’24).
Cedola lorda del 4,75% per un netto annuo del 4,156%
Sul MOT il titolo vanta elevati volumi di scambio sia in termini di contratti che di controvalori. Per chi cerca bond da tradare, l’obbligazione rispetta alla grande i tre parametri chiave che ogni trader cerca, ossia durata, duration e liquidità.
La cedola annua lorda è del 4,75% (2,375% semestrale), che scende al 4,156% al netto della trattenuta sugli interessi. Una volta decurtate l’imposta di bollo e le spese di gestione, siamo intorno al 4% netto annuo pieno per i prossimi (quasi) 18.
Questo payout nominale, infine, si approssima molto all’effettivo attuale a scadenza del 4,73% (dati: Borsa Italiana). A poche ore di chiusura dell’ottava in corso, il titolo passa di mano a 100,39 centesimi (credito d’imposta: 0.05%). A inizio settimana, tuttavia, lo si acquistava anche esattamente alla pari o a leggerissimo sconto sul prezzo di rimborso finale.
Un BTP quasi alla pari con cedola al 4,75% fino al 2044 prima del rimborso del capitale
Le potenziali spendibilità di portafoglio del titolo non mancano, tutto dipende dai propri obiettivi di fondo, e non solo. Altre variabili che entrano in gioco sono l’attuale composizione della ricchezza investita, il grado di rischio già assunto, l’orizzonte temporale e i propri, effettivi tempi a disposizione. Settembre 2044 non è proprio dietro l’angolo. Visto in quest’ottica il bond potrebbe interessare chi cerca soluzioni per effettuare un efficiente passaggio generazionale, visto che è esente dalle imposte di successione.
Inoltre da qui al termine il prodotto assicura un 73-75% di rendimento totale netto (di sola ritenuta), ottimizzabile nella misura in cui lo si acquista a maggiore sconto.
Non male, infine, per gli investitori relativamente aggressivi, cioè che intanto puntano alla cedola e poi negli anni studiano il da farsi. Al netto di eventi alquanto estremi, è innegabile che tra tot mesi/anni le quotazioni prenderanno quota. Il problema è capire quando e di quanto, fermo restando un altro aspetto decisamente cruciale. La ripresa dei corsi potrebbe arrivare anche nel 2038, per esempio, e insabbiarsi ulteriormente da qui ad allora. A giudicare dal trend passato questa circostanza sarebbe debole, ma non impossibile.
Morale, prima ancora di guardare allo yield è importante avere chiari i possibili scenari futuri. A quel punto occorre pianificare tutte le possibili opzioni e/o soluzioni e solo in ultimo passare all’azione, se del caso.