Il dibattito politico sul tema dell’energia è paralizzato su due fronti principali.
Da un lato, non si riesce a trovare un’alternativa valida al Prezzo Unico Nazionale (PUN), che continua a essere eccessivamente elevato a causa del meccanismo dell’asta marginale. Questo sistema assegna il prezzo dell’intera fornitura richiesta dall’Acquirente Unico sulla base dell’offerta economicamente più alta tra quelle presentate dai produttori. Paradossalmente, il PUN si applica solo alle forniture per le fasce sociali più deboli che ancora rientrano nel regime del Sistema di Maggior Tutela. Si tratta di una questione regolatoria da cui derivano forti rendite di posizione, e proprio per questo non si registrano progressi significativi.
Dall’altro lato, anche nel mercato libero i prezzi dell’energia elettrica e del gas rappresentano un grave fardello per le imprese italiane, che si trovano a fronteggiare costi troppo alti, analoghi a quelli del credito. Si continua a combattere una guerra tra poveri, cercando di sostenere solo alcune imprese energivore, mentre il costo viene redistribuito su tutti i consumatori sotto forma di Oneri di Sistema. È come cercare di coprire tutto con una coperta troppo corta.
Serve invece un nuovo passo verso una reale liberalizzazione, aggirando il cartello degli importatori di energia, che mantiene i prezzi interni artificialmente elevati. Visitare i siti dei vari fornitori di “Luce e Gas” per confrontare le offerte è ormai inutile: le differenze sono minime. A fronte dei costi insostenibili per chi utilizza energia per produrre, ci sono margini altissimi per chi importa energia all’ingrosso dall’estero e la rivende in Italia a prezzi esorbitanti.
La soluzione è incentivare le imprese, preferibilmente organizzate in Gruppi di Acquisto, a dotarsi di una propria ESCO (Energy Service Company) e acquistare direttamente energia dall’estero. Questo modello è simile al sostegno pubblico per le esportazioni, già operativo da anni tramite enti come ICE e SACE, con servizi di finanziamento e assicurazione.
Come in passato, quando le imprese energivore potevano produrre energia autonomamente a costi inferiori rispetto a quelli applicati dall’Enel, oggi bisogna permettere alle aziende di accedere direttamente ai mercati internazionali dell’energia elettrica e del gas. Attraverso una rete di broker specializzati, le imprese potranno acquistare energia all’estero e immetterla nella rete nazionale come “merce di loro proprietà”, pagando semplicemente i costi di trasporto ai gestori delle reti di trasmissione e distribuzione.
La questione non può più essere risolta solo all’interno dell’Unione Europea: occorre superare i limiti della liberalizzazione nazionale, che ha finito per imprigionare le imprese in un sistema rigido e penalizzante, a vantaggio esclusivo di chi importa energia. È tempo di restituire alle imprese italiane libertà di azione e accesso a energia a prezzi sostenibili.