Secondo il nuovo rapporto World Energy Investment 2026 dell’IEA, gli investimenti globali nell’energia saliranno quest’anno a 3.400 miliardi di dollari, con una crescita del 5% rispetto al 2025. È un dato importante perché arriva in un contesto segnato dalla crisi in Medio Oriente, dall’incertezza sullo Stretto di Hormuz e da una nuova percezione del rischio geopolitico nelle forniture energetiche. Circa 2.200 miliardi di dollari andranno a rinnovabili, nucleare, reti, accumuli, combustibili a basse emissioni, efficienza ed elettrificazione, mentre circa 1.200 miliardi resteranno destinati a petrolio, gas naturale e carbone.
Il messaggio centrale del rapporto è che la sicurezza energetica torna a essere il criterio dominante nelle decisioni di investimento. La crisi mediorientale ha mostrato quanto il sistema globale resti vulnerabile quando una parte rilevante dei flussi di petrolio e gas dipende da passaggi obbligati, nel caso specifico dallo Stretto di Hormuz. Per questo l’IEA prevede una maggiore attenzione a diversificazione delle rotte, infrastrutture alternative, scorte, ridondanza delle reti e sviluppo di risorse domestiche. Il punto è che tutto questo può rendere il sistema più sicuro, ma anche più costoso.
In campo petrolifero, secondo l’IEA gli investimenti resteranno prudenti nonostante i prezzi più alti. La spesa nella fornitura petrolifera dovrebbe diminuire per il terzo anno consecutivo, scendendo sotto i 500 miliardi di dollari. Le compagnie continuano a privilegiare disciplina finanziaria, dividendi e buyback, mentre pesano i lunghi tempi dei progetti, i colli di bottiglia infrastrutturali e un portafoglio esplorativo meno ricco rispetto al passato. Il gas naturale, invece, resta in crescita. Gli investimenti nella fornitura gas dovrebbero arrivare a 330 miliardi di dollari, il livello più alto in dieci anni, sostenuti soprattutto dal GNL, con Stati Uniti e Qatar al centro della nuova capacità di esportazione.
La crisi, però, ha anche riaperto dubbi sull’affidabilità e sulla convenienza del gas per gli importatori più sensibili al prezzo, soprattutto in Asia. Per molti paesi importatori, la risposta non è solo cercare nuovi fornitori, ma ridurre la dipendenza dai combustibili acquistati all’estero. Questo favorisce rinnovabili, nucleare ed elettrificazione, ma in alcuni mercati asiatici sostiene anche il carbone. Gli investimenti nelle rinnovabili elettriche restano molto elevati, intorno a 665 miliardi di dollari l’anno, con il solare che da solo vale circa 365 miliardi. Il nucleare è in ripresa, con 78 GW di nuova capacità in costruzione in 15 paesi e oltre 80 miliardi di dollari di investimenti annui.
Il vero baricentro del rapporto IEA è però l’elettricità. La spesa collegata al sistema elettrico rappresenta ormai quasi il 60% di tutti gli investimenti energetici mondiali. Nel 2026 gli investimenti in offerta e infrastrutture elettriche dovrebbero raggiungere 1.600 miliardi di dollari, che diventano 2.000 miliardi includendo l’elettrificazione degli usi finali. Crescono soprattutto reti e accumuli. La spesa per le reti elettriche è stimata intorno a 550 miliardi di dollari, in aumento di quasi il 20% su base annua, mentre le batterie per il settore elettrico superano i 100 miliardi. Un elemento nuovo è il peso dell’intelligenza artificiale e dei data center. La domanda di elettricità del settore tecnologico sta già orientando gli investimenti, soprattutto negli Stati Uniti. Gli ordini di nuove centrali a gas hanno raggiunto nel 2025 il massimo da 25 anni, anche per alimentare i data center. Secondo l’IEA, la spesa energetica collegata alla costruzione di infrastrutture relative ha superato nel 2025 i 100 miliardi di dollari, più dell’intero investimento energetico dell’Africa nello stesso anno.
La conclusione del rapporto è che il sistema energetico globale entra in una fase nuova, in cui non si guarda semplicemente al costo dell’energia o agli obiettivi climatici. Contano sempre di più sicurezza, affidabilità dei fornitori, controllo delle filiere, accesso alla finanza e capacità di costruire infrastrutture. L’energia del futuro sarà probabilmente più elettrica, più diversificata e più tecnologica. Ma sarà anche più esposta alla competizione geopolitica e industriale, con la finanza a ricoprire un ruolo sempre più importante.